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Dal banco alla cinepresa

Il laboratorio “Dal banco alla cinepresa”, di cui farò la cronaca, è stato ideato e preparato da Hedi Jobst, Enrico Rostagno e Dodger Scicluna, nasce dall’esigenza di uscire un po’ dalla routine delle solite lezioni, dal desiderio di fare qualcosa di diverso per stimolare la creatività degli studenti e per accrescere la loro voglia di migliorarsi e migliorare il proprio lavoro.

Durante il laboratorio a cui ho assistito, Hedi, che ne era la conduttrice, ha mostrato tre filmati frutto dell’impegno di tre diverse classi: una formata da studenti di tedesco (secondo livello), una da studenti d’italiano (terzo livello) ed una da studenti d’inglese (terzo livello).

Il laboratorio era, perciò, diviso in tre fasi.

Nella prima fase è stato mostrato il filmato prodotto da un gruppo di studenti di tedesco, che avevano lavorato, attraverso attività descritte da Hedi in una scaletta fornita ai partecipanti al laboratorio, alla ideazione, realizzazione e ripresa video di un bollettino meteorologico rivolto ad ipotetici turisti tedeschi in Italia durante il periodo pasquale.

Nel filmato erano presenti i diversi tentativi fatti dagli studenti che, non soddisfatti inizialmente dei propri risultati, avevano voluto ripetere varie volte il loro bollettino per migliorarlo in tutti i suoi aspetti.

Nella seconda fase del laboratorio è stata proposta la visione di un filmato realizzato da una classe di studenti d’italiano. Gli studenti avevano letto a casa un libro ambientato in Svezia. Ognuno di loro aveva scritto a casa un adattamento della favola ambientandola a Roma. Successivamente, in classe, tra tutte le produzioni, era stata scelta la migliore dalla quale era stato tratto il copione di un film girato, in seguito, sempre dagli studenti, all’interno della scuola e nei luoghi più suggestivi di Roma.

Per far rivivere ai partecipanti al laboratorio alcune tappe di questo complesso lavoro, la visione del secondo filmato è stata preceduta da una “fase attiva”. In questa “fase attiva” sono stati formati quattro gruppi e ad ogni componente dei gruppi sono state date pagine diverse del libro su cui avevano lavorato gli studenti d’italiano. Dopo la lettura e la socializzazione è stato dato ai partecipanti  il compito d’immaginare un possibile adattamento della favola a Roma. Ogni gruppo ha, quindi, raccontato come aveva immaginato potesse svolgersi la favola nella sua nuova ambientazione.

Nell’ultima fase del laboratorio è stato mostrato il terzo filmato realizzato dagli studenti di una classe d’inglese, che si era ispirato al film “Psycho” di Alfred Hitchcock.

La visione di questi tre lavori, frutto di grande creatività, impegno, studio e passione di tutti gli studenti, ha suscitato nei partecipanti al laboratorio ammirazione ed interesse, ed anche qualche interrogativo. Il più importante è stato: come hanno vissuto gli studenti l’aver speso tante energie e tempo per arrivare alla realizzazione di un lavoro soddisfacente?

Per rispondere a tale quesito, del tutto naturale, era stata predisposta la visione di un video in cui era possibile assistere alle interviste fatte agli studenti d’italiano che erano stati impegnati nella realizzazione del film. Gli studenti hanno tutti risposto positivamente, manifestando grande soddisfazione per l’approccio adottato e per il lavoro svolto. Unica eccezione, una ragazza coreana che, nonostante dicesse di essere soddisfatta, manifestava, attraverso l’espressione del viso, la sua sostanziale insoddisfazione. Si è poi appreso che la stessa ragazza si era lamentata presso il Direttore della scuola per il tempo, a suo giudizio eccessivo, dedicato all’attività.

In conclusione, si può affermare che il lavoro svolto è stato non solo interessante dal punto di vista metodologico, avendo coinvolto in modo assai impegnativo l’insieme degli studenti di ogni classe che si è applicata alla realizzazione dell’esperimento, ma ha concretamente sortito l’effetto di determinare le condizioni per una più spinta socializzazione tra gli studenti. Questi, avendo dovuto sviluppare tutto il lavoro, nelle sue diverse fasi, nella lingua da apprendere, sono stati obbligati ad un impegno ulteriore per poter comunicare in modo da farsi reciprocamente intendere.

La considerazione finale, che ha concluso il laboratorio è stata che la sperimentazione ha dato risultati tali da potersi considerare come ben riuscita e, di conseguenza, il percorso seguito nelle tre classi, assai coinvolgente, può essere ripetuto in altre come un ulteriore strumento a disposizione degli insegnanti al fine di introdurre elementi di novità negli ordinari schemi didattici.