Enter your keyword

Atti Seminari e Convegni

Riflessioni sulla centralità del discente

Questo mio intervento vuole porre alcune riflessioni sul tema di questo seminario. Queste riflessioni saranno più sui processi di apprendimento in generale che sull’apprendimento linguistico nello specifico. Spero comunque che esse vi possano sembrare pertinenti all’insegnante di lingua. Inoltre, vi proporrò una serie di riflessioni da cui mi auguro possa emergere un filo conduttore sia apparente che reale.

1. Il film di Pedro Almodovar, Tutto su mia madre, contiene l’affermazione che “una persona è più autentica quanto più assomiglia all’idea che sogna di se stessa”. Mi sembra un ottimo punto di partenza per riflessioni sulla centralità del discente, cioè sui ruoli di insegnanti e studenti nei processi di apprendimento. Nell’idea che una persona sogna di se stessa vedo la necessità di mantenere atteggiamenti riflessivi e di raggiungere progressivi stadi di consapevolezza su presupposti, validità ed efficacia nel proprio agire – nelle sfere sia professionali che personali – e nell’autenticità del proprio essere vedo il costante tentativo di rendere il proprio operato coerente con le proprie idee e i propri valori.

2. Nel loro vero essere, sia l’insegnante che lo studente sono entrambi apprendenti, ovvero co-apprendenti. L’insegnante di lingua agisce allo scopo di facilitare l’apprendimento linguistico. Una prassi riflessiva comporta un impegno di osservazione e riflessione per migliorare la propria abilità di realizzare tale scopo. Si accresce il proprio impegno per aiutare i propri studenti a imparare, e allo stesso tempo di imparare dall’esperienza stessa. Così, il vero esito dell’insegnamento non è tanto un apprendimento da parte dei singoli studenti quanto un proprio apprendimento professionale volto a raggiungere una maggiore consapevolezza di come aiutare i propri studenti. Per l’insegnante una vera crescita della propria consapevolezza si ha come prodotto della prassi, come conseguenza della riflessione sull’agire e nell’agire. Ciò che gli insegnanti acquisiscono come insieme di competenze riguardo all’insegnamento e all’apprendimento deve essere sempre riferito al contesto in cui operano, perché i loro bisogni sorgono ed eventualmente sono soddisfatti all’interno di situazioni specifiche. Allo stesso tempo i bisogni dell’insegnante sono strettamente intersecati con quelli degli studenti, in quanto entrambi si alimentano a vicenda.

3. Mettere il discente al centro vuole dire (fra altre cose) renderlo consapevole riguardo ai processi e ai prodotti del proprio apprendimento e di conseguenza capace di sviluppare competenze utili sia ai fini dell’apprendimento stesso che come esiti concreti raggiunti. Ormai interi sistemi scolastici hanno cominciato a ragionare in termini di competenze come le vere finalità di percorsi di apprendimento. Nella didattica delle lingue ci si basa da decenni sull’idea di competenze non solo linguistiche ma anche comunicative. Ma a un livello più profondo che cosa sono le competenze? Mi piace la definizione proposta da Devoto e Oli che considera la competenza come “la capacità di orientarsi”. In altre parole, le competenze sono capacità di comprendere determinate situazioni e di agire in maniera consapevole allo scopo di raggiungere certi obiettivi.

4. Se sia l’insegnante che lo studente sono entrambi impegnati a imparare, cioè acquisire consapevolezze e competenze sull’apprendimento e nell’apprendimento, allora possiamo dire che entrambi operano – possibilmente in concerto – in un’ottica di cicli di pianificazione, azione, osservazione e riflessione. La pianificazione riguarda le decisioni su come agire. L’azione è il momento della messa in pratica di quanto deciso. L’osservazione è il tentativo di cogliere ciò che accade mentre si agisce. E la riflessione è lo sforzo di capire quanto è accaduto e di trarne conclusioni utili alla pianificazione successiva. Ciò che si verifica è un rapporto di stretta interdipendenza fra fasi di osservazione, o di raccolta di dati, e fasi di riflessione, in cui le due fasi si alimentano a vicenda e forniscono la base per cicli successivi che formano la spirale dell’agire e dell’apprendere. Quello che si può definire il successo formativo sperimentato dall’insegnante e dallo studente dipende in buona parte dalla loro capacità di monitorare ciò che accade durante la lezione: che cosa fanno, che cosa fanno gli altri attori presenti, che cosa pensano e che cosa provano, quali sono gli esiti della loro azione.

5. Essenziale a qualsiasi processo di cambiamento basato sulla crescita della consapevolezza e delle competenze è la capacità di ideare alternative. Secondo Antonio Gramsci, siamo veramente capaci di comprendere una situazione nella misura in cui siamo capaci di concepire alternative a essa. Questa capacità dipende dall’osservazione della situazione e dalla riflessione su quanto osservato in modo da poter elaborare prassi diverse. La scheda che segue è presa da una serie di materiali sull’autovalutazione da parte dell’insegnante pubblicati dalla Open University in Inghilterra. La sua semplicissima struttura non dovrebbe nascondere l’importanza delle domande che pone. Esse sono quesiti che possono essere applicati a ogni tipo di lezione. Inoltre, potrebbero essere utilmente proposte da qualunque apprendente:

  • Che cosa hanno realmente fatto gli studenti?
  • Che cosa hanno imparato?
  • Che cosa ho fatto io?
  • Che cosa ho imparato?
  • Che cosa ho intenzione di fare adesso?

6. Alla base delle reciproche consapevolezze nutrite dall’interazione fra insegnante e studente ci sono tre parole chiave che dovrebbero caratterizzare il loro rapporto: consultare, informare, coinvolgere. Tutte e tre le caratteristiche richiedono lo sviluppo di notevoli capacità nell’ascoltare e nel parlare in modo che ognuno sia pienamente protagonista e responsabile dell’evoluzione di un tale ambiente. L’insegnante dovrebbe sistematicamente interrogarsi su come agisce per condividere con gli studenti i principi, le ragioni e le metodologie del proprio operato, su come agisce per aiutarli a comprendere il perché delle attività proposte. Può chiedersi che cosa sa dei loro principi, delle loro ragioni e delle loro metodologie, che cosa sa delle loro aspirazioni, delle loro preoccupazioni e delle loro difficoltà, e che cosa può fare per saperne di più. Può riflettere sulle opportunità che crea affinché gli studenti possano meditare sui propri processi di apprendimento, esprimere il loro punto di vista sulle attività sperimentate, prendere decisioni sulla gestione dei percorsi seguiti.

7. Forse l’aspetto chiave del rapporto di co-apprendimento fra insegnante e studente è quello del nesso fra feedback e riflessione. Il feedback – concepito come un “nutrire di ritorno” e inteso come un’esigenza reciproca – deve essere una conferma di successi (di che cosa e di come), deve essere un aiuto a superare problemi, deve permettere a entrambi di comprendere il legame fra l’azione e l’esito. Nel suo dare feedback, l’insegnante dovrebbe essere consapevole della differenza fra lodare e incoraggiare. Il primo parte dall’idea che l’insegnante sogna dello studente e si basa su criteri di controllo, di giudizio, di approvazione, di conformità, di dipendenza e di standard a cui adeguarsi. Il secondo parte dall’idea che lo studente sogna di se stesso e si basa su criteri di stimolazione, di motivazione, di apprezzamento, di sperimentazione, di indipendenza e di aspirazioni personali.

8. L’insegnante deve costantemente ricercare modalità con cui valorizzare al massimo i processi e i prodotti di chi apprende e allo stesso tempo incoraggiare la riflessione sugli stessi processi e prodotti in modo da stimolare l’ideazione di alternative e la realizzazione di cambiamenti che portino avanti l’apprendimento. In tal modo, percorsi e attività possono permettere a ciascuna partecipante quella percezione fondamentale di esperienze dotate di pertinenza e di significativa per la propria vita, facilitare la costruzione di un’identità personale, per acquisire un potere di controllo su se stesso e sull’ambiente in cui vive. Di conseguenza, si può raggiungere quella dignità dell’essere umano che dovrebbe essere il vero obiettivo di qualsiasi percorso formativo e che l’esperienza dell’apprendimento dovrebbe permettere a tutti di sperimentare. La dignità dipende dall’acquisizione di competenze tali da permettere all’individuo di partecipare e contribuire alla vita e alle attività dei luoghi e dei gruppi a cui appartiene, di ricevere stima e nutrire fiducia in sé, ciò che alimenta più di qualsiasi altra cosa la capacità di ognuno di assomigliare all’idea che sogna di se stesso.