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Amarcord

Ogni insegnante che va in classe è stato prima di tutto uno studente. Ha avuto modo di entrare in contatto con tanti insegnanti. Alcuni di essi avranno suscitato in lui simpatia, altri antipatia, a causa di comportamenti non sempre consci, a prescindere dalla loro competenza didattica. Queste esperienze variano e si collocano su una linea immaginaria che va dal molto positivo al completamente negativo. Per quanto riguarda i vissuti negativi alcuni possono aver talvolta delle ripercussioni durevoli nel tempo.

C’è una possibilità di fuga reale per lo studente rispetto all’impatto negativo che l’insegnante può suscitare in lui, anche se talora in modo del tutto involontario?

Io credo che lo studente, con una percezione giusta di sé e dei limiti dell’insegnante, possa essere in grado di superare questo tipo di disagi. Insomma, lo studente dovrebbe dire a se stesso: “Il mio insegnante mi è antipatico ma devo farcela ugualmente. Devo imparare.” Dovrebbe, cioè, avere gli strumenti che gli consentano di non farsi condizionare da tutto ciò che lo può disturbare.

Noi insegnanti possiamo aiutare facendogli capire che è importante:

  1. individuare quali sono i difetti dell’insegnante;
  2. rendersene autonomo per quanto possibile.

Voglio sottolineare che qui non parlerò di metodo: ogni insegnante naturalmente usa il miglior metodo di cui ha conoscenza. Qui, invece, tratterò di ciò che l’insegnante fa inconsciamente, suscitando talora qualche disagio nello studente. Ogni insegnante ha i propri difetti e li porta in classe.

Per illustrare il mio ragionamento vorrei riportare un’attività svolta da me nell’ambito del Seminario. Per effettuare questa attività mi sono prefissata un atteggiamento freddo e non comunicativo. Ho invitato i partecipanti a sedersi su sedie disposte distanti l’una dall’altra. Poi, senza dare alcuna confidenza, ho distribuito ad ogni partecipante un “cloze” (vedi foglio n° 1). Poi il più freddamente possibile ho detto che dovevano riempire gli spazi vuoti e che ad ogni spazio corrispondeva una sola parola. Ho scritto “7 minuti” alla lavagna e ho detto che avevano 7 minuti per fare l’esercizio. Scaduto il tempo mi sono alzata e ho interrotto il lavoro. In piedi davanti ai partecipanti ho detto che avremmo fatto la verifica dell’esercizio. Ho chiamato per nome uno dei partecipanti e gli ho detto di leggere il proprio foglio. Arrivato alla parola da trovare, non corrispondendo a quella del testo originale, ho detto: “No! La parola esatta è …”. Via via ho chiamato gli altri partecipanti e ogni volta che la parola proposta non corrispondeva a quella del testo interrompevo dicendo: “No! La parola esatta è …”. Quando, invece, la parola era esatta dicevo: “Sì! Bene!” oppure “Bravo!”. Mi sono imposta di interrompere di tanto in tanto chi parlava per passare bruscamente la parola a un altro.

Normalmente non insegno così. Normalmente dopo l’esercizio passo ad una fase di consultazione fra pari, che consente agli studenti di misurarsi tra loro e riflettere insieme.

Per lo scopo del laboratorio, invece, ho fatto appunto, come descritto sopra, una verifica frontale accompagnata da risposta secca: sì o no. Lo scopo era, appunto, calare il partecipante-insegnante nel ruolo di studente e fargli rivivere alcune emozioni negative. Ho realizzato una lezione senza possibilità di dialogo con l’insegnante per far sì che il partecipante si sentisse dall’altra parte della cattedra e cioè ricordasse le gioie e le frustrazioni di quando era sui banchi di scuola. Di fronte a un insegnante non comunicativo e autoritario il partecipante dovrebbe sentirsi a disagio.

Fare ricordare e rivivere le emozioni che si sentono da studente (vedi anche foglio n°2), scrollare le proprie sicurezze, mettere da parte il ruolo d’insegnante: questo, secondo me, è molto importante per sensibilizzare ogni insegnante al proprio ruolo.

Vediamo adesso l’esperimento dall’altro punto di vista, quello di me insegnante. Io ho provato una sensazione di onnipotenza. Il mio comportamento non era motivato dalla volontà di creare una comunicazione, di dare spazio allo studente, di capire se era o meno il momento di ascoltare o di passare la parola a un altro studente. Era invece dettato esclusivamente dai miei capricci del momento. Mi sono sentita libera dall’obbligo di rispettare qualsiasi comportamento regolare.

Il potere dell’insegnante è innegabile

Se l’insegnante fa come ho fatto io, cioè non dà o non rispetta regole chiare di comportamento, una lezione può trasformarsi in una partita dove solo una persona (l’insegnante) decide per tutti gli altri (gli studenti), e tutti gli altri sono tesi a stare il meno peggio possibile. Come se si trattasse di una partita di calcio dove l’insegnante modifica la posizione e le misure delle porte durante la partita stessa.

L’insegnante dovrebbe, dunque, essere sempre conscio del fatto che non appena varca la soglia della porta dell’aula ha in mano la gestione della lezione e che non vanno modificate unilateralmente le regole del gioco. Lo studente, non dovendo occuparsi delle proprie emozioni negative, troverà energie per agire più attivamente al suo apprendimento. Avrà lo spazio di agire sentendosi spontaneamente curioso e desideroso di fare progressi.

“Amarcord”

Occorre che l’insegnante si ricordi delle proprie esperienze scolastiche, di tutte quelle sensazioni di impotenza provate durante una lezione a senso unico. Proviamo a darci come prima regola quella di far sentire lo studente al centro delle nostre lezioni, misurando il livello di partecipazione, il livello di comunicazione. Aiutiamo lo studente in classe a cercare di trovare il proprio equilibrio per aver una percezione sempre più precisa di dove sta. Sarà meno deluso se manterremo l’intento di creare una lezione che tiene conto della sua partecipazione. Solo allora i nostri difetti saranno considerati difetti superabili. E forse si ricorderà di noi come degli insegnanti che per un po’ sono stati degli educatori attenti, seppure con tanti difetti!

Facciamoli sorridere di noi e dei nostri difettucci.

Foglio n. 1

Completa il testo (ogni spazio corrisponde ad una parola):

Nel trattare il tema assegnatomi mi ………………………. al modello psicoanalitico, in particolare alla ………………………. inglese che attraverso Melanie Klein e ………………………. opera di Bion, Money Kyrle, Meltzer ………………………. venuta approfondendo e innovando alcuni presupposti ………………………. .
Su questo sfondo va precisato che ………………………. viviamo una nuova esperienza, iniziamo un ………………………. lavoro, intraprendiamo un nuovo ciclo di ………………………., una nuova relazione, diventiamo genitori, cambiamo ………………………., città ecc., l’incontro con la ………………………. realtà è mediato dal nostro mondo ………………………. . In altri termini, come in ogni ………………………. di apprendimento, quando entriamo in contatto ………………………. gli oggetti che popolano la nuova ………………………. (persone, cose, luoghi e contesti) non ………………………. chiamate in causa solo funzioni intellettive, ………………………. e scelte strategiche consapevoli. Il modo ………………………. cui percepiamo il nuovo e lo ………………………. dentro di noi è influenzato dal ………………………. mondo interno ovvero da emozioni, affetti, ………………………., immagini anche molto concrete, paure e ………………………. di inadeguatezza, speranze spesso onnipotenti, teorie ………………………. noi e sul mondo anche molto ………………………. e confuse.
È necessario dunque tenere ………………………. che soprattutto gli allievi principianti, sia ………………………. con differenze soggettive, sperimentano il nuovo ………………………. di studi attraverso emozioni e vissuti ………………………. intensi da influenzare le possibilità di ………………………., concentrazione e memoria.

[da: Bartolomea Granieri, Sentimenti e vissuti nelle nuove esperienze” in Principianti e la gioia dell’apprendimento linguistico: Atti dell’8° seminario internazionale per insegnanti di lingua, Edizioni Dilit, Roma 3-5 maggio 1996.]

 Foglio n. 2

Durante la lezione dimostrativa hai provato qualcuna di queste emozioni? Specifica qual è la situazione che le ha provocate:

  • VERGOGNA
  • ANSIA
  • FRUSTRAZIONE
  • “MENOMALE CHE NON TOCCA A ME RISPONDERE” (SOLLIEVO)
  • SODDISFAZIONE
  • SENSO DI INGIUSTIZIA
  • NOIA
  • SERENITA’
  • CURIOSITA’

 E durante la tua esperienza scolastica quali emozioni hai sperimentato?