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Atti Seminari e Convegni

Alcune riflessioni sulla centralità dello studente

La casa della Carelia (tradizionale fattoria della Finlandia orientale)
può essere paragonata alla formazione biologica della cellula:
è sempre aperta la possibilità di una costruzione più vasta
e complessa. (Alvar Aalto, architetto finlandese 1898-1967)

In questi ultimi tempi si sente molto parlare negli ambienti istituzionali di grandi cambiamenti nel sistema educativo, di curricoli flessibili, con importanti modifiche negli esami istituzionali. Autonomia, centralità, contratto pedagogico, sono alcuni dei termini che si sentono di spesso come fossero delle indirizzi recenti della ricerca nel campo delle metodologie per la didattica. Mentre si apprezza che forse finalmente il sistema sembra sta  prendendo una giusta direzione, ci vuole molto di più che la buona volontà da parte sia degli insegnanti, sia degli studenti per tradurre questi concetti in pratica. Anche nel campo che è più vicino a me, l’apprendimento di una lingua straniera in contesti non-statali, la situazione non è molto più rosea. La pretesa che è l’insegnante che sa, che decide, che risolve, da una parte e lo studente visto come un passivo recipiente d’informazione dall’altra, è ancora dominante.

C’è un detto nel mondo accademico che afferma che gli insegnanti insegnano come i loro insegnanti hanno insegnato e non come gli si dice che devono insegnare. Se noi vogliamo dare valore al concetto dello studente come il centro del processo d’apprendimento, perché di processo si parla e non di un cambiamento repentino dall’oggi al domani, allora dobbiamo sviluppare dei modelli d’apprendimento che mettono in pratica questo concetto. Questo significa prima di tutto che non dobbiamo vedere e considerare l’apprendimento come qualcosa che si riferisce soltanto agli studenti ma piuttosto a tutti gli apprendenti, e cioè studenti e insegnanti. Un’altra fondamentale considerazione è che questo concetto d’apprendimento deve essere visto come un processo a lungo termine che necessita di pratica e di tempo per riflettere sulla pratica.

Quelli più “intellettuali” di noi si saranno accorti che sto parlando di una scuola di pensiero chiamata “costruttivismo”. Il costruttivismo ha le sue radici nella filosofia, nella sociologia, nella psicologia e nell’educazione. L’idea centrale del costruttivismo è che l’apprendimento e “costruito”; gli apprendenti costruiscono nuovo sapere sulle fondamenta di apprendimento precedenti. Alcuni studiosi considerano Jean Piaget (1896-1980) come uno dei progenitori di questa scuola di pensiero:

The essential functions of the mind consist in undertanding and in inventing, in other words, in building up structures by structuring reality. (Piaget, 1971)

Altri studiosi fanno riferimento al filosofo napoletano Giambattista Vico (1668-1744):

It is a property of the human mind that whenever men can form no idea of distant and unknown things, they judge them by what is familiar and at hand. (Vico, 1744)

Questa visione contrasta fortemente con la visione che l’apprendimento sia la trasmissione passiva di informazioni da un individuo ad un altro, una visione dove l’enfasi è sulla ricezione e non sulla costruzione. Questo concetto di “apprendimento costruito” si basa su due importanti nozioni. La prima è che gli apprendenti costruiscono nuovo sapere usando quello che già sanno. Il nuovo sapere non va a sedimentarsi su una tabula rasa.  Al contrario gli apprendenti affrontano l’apprendimento con la conoscenza frutto di precedenti esperienze e questa stessa conoscenza influisce e modifica il nuovo sapere che essi sono capaci di costruire da nuovi esperienze d’apprendimento. La seconda nozione è che l’apprendimento è attivo piuttosto che passivo. Gli apprendenti confrontano la loro comprensione della materia in questione alla luce di quello che essi incontrano nella nuova esperienza d’apprendimento. Se questo è incoerente con il loro stato di comprensione, essi notano elementi rilevanti nelle nuove esperienze d’apprendimento, giudicano la valenza della precedente ed emergente conoscenza e come conseguenza possono modificare o cambiare la loro comprensione  per fare spazio alle nuove conoscenze.

I princìpi del costruttivismo offrono molte riflessioni interessanti anche nel campo dell’insegnamento. L’insegnamento non può essere visto come una trasmissione di sapere da chi “sa” a chi “non sa”, ma piuttosto l’insegnante deve agire come “guide on the side” che fornisce agli studenti le opportunità per verificare, modificare e possibilmente migliorare e aumentare il loro stato di conoscenza. Per fare questo, considerando che l’apprendimento si regge sulla conoscenza precedente, l’insegnante deve conoscere i vari stati di conoscenza degli studenti e offrire esperienze d’apprendimento che sfruttano le incoerenze tra la conoscenza degli apprendenti e le nuove esperienze. Tali esperienze devono incorporare problematiche che sono importanti per gli studenti, problematiche che sono autentiche e che favoriscono il lavoro di gruppo, dove l’interazione tra i partecipanti aiuti i singoli studenti a confrontarsi con i loro pari.

Tutto questo processo, perché sempre di un processo stiamo parlando, richiede del tempo, tempo per avere la possibilità per tutti gli apprendenti, insegnanti e studenti in uguale misura, di riflettere sull’impatto e l’efficacia di queste nuove esperienze e per trovare quegli aggiustamenti che potrebbero ottimizzare al massimo questo processo.

Per concludere, questo è quello che pensa il matematico Seymour Papert, uno dei pionieri dell’intelligenza artificiale. Egli è riconosciuto in campo internazionale come grande pensatore sui modi di cambiare l’apprendimento grazie ai computer. Nato e formatosi in Sudafrica, dove ha partecipato attivamente al movimento anti-apartheid, Papert ha svolto ricerca matematica all’Università di Cambridge dal 1954 al ’58. Ha collaborato in seguito con Jean Piaget all’Università di Ginevra dal 1958 al ’63.

I would like for us to recover the image of learning we see in very young children – learning by exploring the world. I think scientists and creative people learn like children do. Learning should be about becoming more skilled at exploration, detached from the right and wrong and the given propositions like the Battle of Waterlo took place in 1815. This is a proposition. Some knowledge goes into propositions, but it’s the knowledge that’s least important because it’s easily accessible in encyclopedias or databases.

Ideally, propositional knowledge would be devalued and fluency would be more valued.People give lip service to learning to learn, but if you look at curriculum in schools, most of it is about dates, fractions and science facts; very little about learning.I like to think of learning as an expertise that every one of us can acquire.” (Papert, Multimedia Today December 1996)

Biblografia

Piaget, J. (1971) Science of Education and the Psychology of the Child, New York, Viking Press

Vico Giambattista (1744) The New Science tradotto da T.G.Bergen e M.H.Fisch, New York, Anchor Books 1961

“The Pratical Implications of Costructivism” in SEDL Vol.IX August 1996

“Learning Through Building and Exploring” in Multimedia Today del dicembre 1995.