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Una strada in discesa

C’erano una volta dei giovani studenti di francese che non conoscevano Yves Montand. Mi prefissai di fare in modo di colmare questa lacuna. Facendo un elenco del materiale con questo attore/cantante, grande interprete della cultura francese, che ho a disposizione, mi sono resa conto che potevo abbinare il dittico Jean de Florette e Manon des Sources (2 film di Claude Berry) con gli omonimi tomi scritti da Marcel Pagnol.

Rileggendo Pagnol e rivedendo i film mi colpì il fatto che i dialoghi contenuti nel romanzo erano stati ripresi fedelmente. Volevo sfruttare questa singolarità. L’obbiettivo che mi si profilò era di far conoscere attraverso Yves Montand un film e un romanzo francesi, cioè di invogliare lo studente a leggere un romanzo e a guardarsi un film in lingua.

Il materiale autentico in commercio e i rispettivi gradi di difficoltà:

  1. Il romanzo: 2 tomi.

Seppure il testo scritto non presenta molte difficoltà, deve intervenire la voglia di leggere, che manca spesso nei giovani

  1. Il film: un dittico.

Molte scene sono state registrate dal vivo perciò l’audio è molto difficile da seguire tuttavia gli studenti sono spesso disponibili a guardarsi un film.

Ho scelto una scena all’inizio che mi sembra interessante per i seguenti motivi:

  1. per la presenza di Yves Montand (ovviamente);
  2. per la similitudine romanzo/film;
  3. per le componenti contenutistiche del frammento.

Il materiale ricavato da utilizzare in classe:

  1. un brano da leggere: la fotocopia della scena, tratta dal romanzo (vedere l’Allegato);
  2. una cassetta video: il frammento del film corrispondente a questa scena di 2 minuti;
  3. una cassetta audio: la registrazione audio del video.

Se il mio obiettivo è suscitare il “volere leggere” un romanzo e il “volere guardare” un film in L2 devo portare lo studente in una condizione tale che gli venga spontanea la voglia di proseguire da solo a leggere o a guardarsi il film. Dunque devo creare un’attività che propone allo studente di affrontare delle difficoltà in un ordine decrescente: una strada in discesa, in modo che alla fine della lezione lo studente senta una spinta che gli dia voglia di proseguire da solo o con altri, ma autonomamente rispetto all’insegnante.

Fra il brano da leggere, il video e la cassetta audio è senz’altro la cassetta audio che è la più difficile da capire, dopo il video e infine il brano da leggere.

Schema della lezione:

  1. Fare ascoltare la registrazione una volta;
  2. Fare socializzare: devono comunicare in piccoli gruppi, di 2 o 3 studenti, quello che hanno capito, che credono di aver capito, i loro dubbi ecc.;
  3. Fare ascoltare la registrazione una volta;
  4. Fare socializzare;
  5. Fare vedere il video (con audio) una volta;
  6. Fare socializzare;
  7. Fare socializzare cambiando i componenti dei gruppi (se è possibile);
  8. Fare vedere il video (con audio) una volta;
  9. Fare socializzare;
  10. Fare leggere il testo una volta;
  11. Fare socializzare;
  12. Fare leggere il testo una volta;
  13. Fare socializzare.

All’inizio della lezione dico che il frammento registrato in cassetta audio è molto difficile e che quindi non capiranno quasi niente. Tuttavia spiego che la lezione è costruita in modo che si sentiranno in una strada in discesa. Quando passano dalla cassetta audio al video capiscono esattamente il senso dell’espressione “la strada in discesa”. Successivamente quando consegno la fotocopia del testo sono completamente presi, si tuffano letteralmente nella lettura. Le domande che avevano sollevato durante le varie socializzazioni o si sono risolte o si complicano ulteriormente.

In seguito a questa lezione e sfruttando la somiglianza tra il testo scritto (del libro) e il testo orale (del video) ho programmato un’attività analitica. Ho consegnato la fotocopia del testo della scena e ho dato il compito seguente: sottolineare le parole che sentono. Ho acceso il registratore, hanno sentito il brano registrato (del film). Ho ripetuto l’ascolto più volte, inframmezzando con la socializzazione. Così hanno ritrovato il testo parlato, con le varie intonazioni, accenti.

A turno alcuni mi hanno chiesto di prestargli i libri, altri i video. Per me è stato raggiunto lo scopo che era quello di invogliare a leggere un libro e a vedere un film in francese e hanno anche avuto la possibilità di conoscere Yves Montand!

Queste due attività associate non sono state presentate durante il seminario. Sono in alternativa a quello che abbiamo presentato. Tutte e due si adattano bene alle lezioni private e alle piccole classi da 3 a 5 studenti. Siccome per fare l’attività presentata nel seminario c’è bisogno di creare 3 gruppi separati in partenza non è possibile realizzarla in questi tipi di classi.

Allegato

C’EST par un beau matin de juin qu’Ugolin et le Papet (habillés “de propre”, avec des chapeaux) allèrent rendre visite au solitaire: ils le trouvèrent perché dans un olivier et le Papet fut blen surpris de le voir tailler un arbre: en réalité, il coupait de petites branches bien droites pour en falre des gluaux.
lls s’avancèrent jusqu’au pied du tronc sans que I’autre eût paru remarquer leur présence. Le Papet, la tête levée, s’écria:
« Alors, Marius, ça va bien?
– Qu’est‑ce que ça peut te foutre? » répliqua Pique‑Bouffigue et il continua de faire claquer le sécateur.
Le Papet ne fut nullement déconcerté.
« Marius, pourquoi tu me reponds mal? Tu es fâché?
‑ Ni faché ni ami, répondit le braconnier, je me fous de toi, pas plus. Et toi aussi, tu te fous de moi.
‑ Peut‑être tu te fous de moi, dit le Papet, mais moi je ne me fous pas de toi, puisque je viens te voir.
‑ Si tu es monté jusqu’ici, c’est que tu veux me demander quelque chose.
‑ Tout juste, dit le Papet. Te demander quelque chose, et te donner quelque chose!
‑ J’ai besoin de RIEN, dit Pique‑Bouffigue, et ça me fatigue qu’on me parle,et ça me fatigue encore plus de parler. »
Ugolin, déjà inquiet, parpelégeait sans mot dire. Le Papet fit un pas en arrière, pour mieux voir le visage du sauvage qui venait de monter sur la branché supérieure, et il dit avec calme, et sur le ton d’un homme d’affaires.
« Ecoute, Marius, je te le dis en deux mots. Si tu veux me vendre ton bien ‑ pas la maison, rien que ce champ et le coteau d’en face ‑, je t’en donne le prix que tu voudras. Regarde! »
Il avait tiré de sa poche cinq billets de mille francs, qu’iI disposa en éventail, et les brandit au‑dessus de sa tête, en disant:
« C’est des billets de mille francs! »
Car il pensait que l’autre n’en avait jamais vu.
Pique‑Bouffigue ne répondit pas tout de suite, mais ils l’entendirent remuer dans l’arbre, et son visage émergea soudain du feuillage: il était rouge de fureur.
« Qu’est‑ce que ça veut dire? cria‑t‑il. Qui est‑ce qui peut s’imaginer ça? Que moi je vais vendre mon bien? Ecoutez‑moi le camp, bande de cochons! Tas de Soubeyran!
‑ Marius, dit le Papet, ne crie pas comme ça, que tu vas t’étouffer. Et puis moi je te parle poliment: n’insulte pas les Soubeyran, parce qu’alors ça pour­rait mal finir! »
Il avait parlé calmement, mais il avait pâli, et ses yeux brillaient d’un feu noir.
Ugolin voulut arranger les choses.