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Quale intelligenza?

Preludio

In un precedente articolo ho già parlato di Leonardo da Vinci poiché lui rappresenta per me un punto di riferimento molto importante. Lui che ha avuto il grande merito di non essere un idolo del calcio, lui che non ha vinto il festival di Sanremo, lui che non ha vinto l’Oscar come migliore attore e, pensate, lui che non ha avuto nemmeno la possibilità di vincere un Nobel nelle varie discipline studiate, lui è però riuscito a conquistare il mondo con un “sorriso”. La popolarità di Madonna finirà, ma “Madonna Lisa” continuerà a sorridere per il grande genio di Leonardo.

Perciò quando parlo d’intelligenza non posso fare a meno di pensare al grande Leonardo: il massimo esempio di poliedricità. Lui abbracciava insieme arte e scienza, pittura, scultura, architettura, meccanica, fisica, chimica, biologia, anatomia e invenzione.

Mi sarebbe piaciuto poterlo sottoporre alle prove che “misurano“ il quoziente-intelligenza, non per vedere quanto fosse intelligente lui (questo lo sappiamo già), ma per controllare la validità di tali prove e l’intelligenza dei loro creatori.

Che cos’è l’intelligenza?

È presunzione quella di voler misurare l’intelligenza di un individuo senza aver ben definito cosa s’intende per intelligenza e senza tener minimamente conto della personalità dell’individuo sottoposto alle relative prove. Come trovo che sia presunzione pretendere che uno studente impari una determinata materia solo con specifici procedimenti senza prendere in considerazione il tipo di approccio che lui ha con la stessa. In entrambi i casi si presuppone erroneamente che tutte le persone abbiano lo stesso tipo d’intelligenza che, come la definisce lo Zingarelli, è la “capacità generale che consente di adattarsi all’ambiente e che nell’essere umano si manifesta nei comportamenti e nel grado di elaborazione dei processi mentali”.

Ora se noi correliamo tale “capacità generale” di un essere umano ai caratteri genetici ereditati, alla cultura del proprio paese, alla sua condizione sociale, al tipo di educazione scolastica ricevuta (se fortunato), al suo lavoro, agli amici che frequenta, e, perché no, al cibo che mangia, ecc…, non è difficile immaginare quanto sia complessa la definizione d’intelligenza.

E allora? Allora bisogna rimettere tutto in discussione, a partire da noi stessi, ed assumersi ognuno le proprie responsabilità. Insomma andare sempre avanti.

Una volta le persone erano classificate in due categorie: intelligenti e non intelligenti. Successivamente:

Gardener (1983) affermava che non esiste un tipo monolitico d’intelligenza fondamentale per avere successo nella vita, ma un’ampia gamma, della quale individuava sette varietà fondamentali: due tipi di intelligenza scolastica, ossia quella verbale e quella logico-matematica,… fino a includere la capacità spaziale di un bravo architetto; il genio cinestetico che emerge dalla fluidità dei movimenti e dalla grazia di Martha Graham o di Magic Johnson; il talento musicale di Mozart o di Yoyo Ma. Ci sono poi due facce della “intelligenza personale”: le capacità interpersonali, come quelle del grande terapeuta Carl Rogers o di un leader di portata mondiale come Martin Luther King, e la capacità “intrapsichica” di Sigmund Freud.

La parola chiave in questa nuova concezione dell’intelligenza è “multipla”.

Poi Gardener e colleghi hanno allungato questa lista fino ad individuare venti diverse intelligenze… Il pensiero di Gardener è in continua evoluzione: L’intelligenza interpersonale è la capacità di comprendere gli altri, le loro motivazioni e il loro modo di lavorare, scoprendo nel contempo in che modo sia possibile interagire con essi in maniera cooperativa. I venditori di successo, i politici, gli insegnanti, i clinici e i leader religiosi sono probabilmente individui con un elevato grado d’intelligenza interpersonale …

(da Goleman, Daniel, 1999 Intelligenza Emotiva, Milano, Rizzoli).

Metodi d’insegnamento

Queste “nuove” conoscenze confermano che non esiste un metodo ideale d’insegnamento efficace per tutti e che non ci sono attività capaci di coinvolgere tutti.
Qualcuno dirà: “Ma questo già lo sapevamo! E allora?”.
Allora perché continuare ad affermare che quel metodo è meglio dell’altro o quell’attività è più interessante dell’altra, senza chiarire bene: Per chi? Con quale criterio? Quali sono le basi di partenza di certe teorie?
Non vi nascondo di essere terribilmente confuso. Sento il bisogno di fermarmi un momento e di riconsiderare tutto. Non ho paura di rimettermi in discussione, temo invece le persone che hanno solo “certezze” e che difendono a spada tratta i “loro” principi teorici, perché sono proprio quelle che inibiscono i processi di crescita.
Bisognerà ripartire dalla diversa capacità intellettuale d’ogni individuo e quindi riflettere su come impostare l’insegnamento tenendo conto, appunto, dell’esistenza delle varie forme d’intelligenza.

Quanto conta lo studente?

Spesso ho l’impressione che vengano soddisfatte più le esigenze dell’insegnante che quelle dello studente: “A me piace fare la lezione così! Gli studenti si devono adattare” “L’insegnante sono io e quindi decido io” “Questo non lo faccio, richiede troppo tempo per la preparazione” “Io faccio le canzoni che piacciono a me!” “Io non vedo proprio l’utilità didattica di fare una canzone in classe!” “Spesso utilizzo argomenti sentimentali, perché essendo per la maggior parte studenti giovani, credo che sia molto interesse per questi” “A me, invece, piacciono gli argomenti comici, almeno ci si diverte” ecc.

Ebbene, a me, che piace fare spesso dei sondaggi tra gli studenti, risulta che molti di loro trovano le canzoni piuttosto monotematiche, gran parte degli argomenti di cuore noiosi e la comicità italiana in genere (con le dovute eccezioni naturalmente) banale e infantile se non addirittura stupida.

Indubbiamente i giudizi espressi risentono negativamente delle differenze culturali e della non perfetta comprensione della lingua , ma questa rimane, per me, una riprova delle diversità e difficoltà di cui bisogna tener conto se si vuole veramente coinvolgere le persone nelle varie attività. Certo è che nessuno ha la bacchetta magica e che nessuno può accontentare tutti in tutto, ma essere consapevoli delle difficoltà che abbiamo di fronte è già per me un gran passo in avanti.

Secondo me i giudizi e le esigenze degli studenti non vengono presi sufficientemente in considerazione dalla maggior parte degli insegnanti e, comunque, non hanno voce in capitolo. “A ciascuno la sua professione, e siccome io sono quello che insegna, io decido metodo e attività ”. Tutto ciò è vero, ma gli studenti non sono stupidi e hanno un diverso modo di esprimere la loro intelligenza, quindi un differente stile d’apprendimento. Qualche volta abbiamo studenti particolarmente bravi e preparati nel campo dell’insegnamento. C’è stato addirittura un periodo che quando entravo in classe (ottavo livello), dove c’erano un traduttore e due insegnanti di altra madrelingua, c’erano anche problemi di visibilità nella stanza per le emissioni fumogene dalle meningi di questi ultimi.

Ma, a parte le battute, io credo che sia necessario prestare più attenzione, oltre alle motivazioni che li hanno spinti a studiare l’italiano, alle “richieste” degli studenti e al loro eventuale senso d’insoddisfazione. Non intendo dire, però, che dobbiamo accontentare e dare sempre ragione agli studenti, anche perché si presuppone che l’insegnante conosca il proprio mestiere. Anzi, in talune situazioni è necessario pretendere che vengano rispettate le regole del “gioco”, facendo tutti i tentativi possibili per convincerli.

Questionari sull’intelligenza multipla

Voglio spendere due parole in merito ai questionari sull’intelligenza multipla (cfr. Allegati) che ho chiesto di compilare ai partecipanti al seminario e che avevano il solo scopo di stuzzicare una riflessione sulle potenziali ed effettive, ma soprattutto diverse capacità della mente.

Da qui arrivare ai differenti modi d’apprendimento delle persone, e quindi riflettere sui metodi e sulle attività in una nuova dimensione, e di conseguenza rivedere anche livelli, gruppi di studio, programmi e apparecchiature di laboratorio.

Ma, nell’osservare i questionari compilati, non ho potuto fare a meno di esprimere alcune considerazioni.

L’indagine effettuata il primo giorno del seminario, che riguardava i profili attitudinali e gli stili di apprendimento delle persone, ha dimostrato, come d’altronde era prevedibile, che i tipi d’intelligenza predominanti della stragrande maggioranza degli insegnanti sono quello linguistico seguìto da quello interpersonale e musicale, in molti casi anche quello intrapersonale, ma lasciano a desiderare il tipo cinestetico e naturalistico.

Diversi, invece, sono stati i risultati ottenuti con gli studenti, oggetto dello stesso tipo d’indagine, dove non ci sono tipi d’intelligenza predominanti, ma c’è una più equa ed omogenea distribuzione degli studenti tra i vari tipi. Questa differenza dovrebbe metterci in allarme e farci riflettere prima di usare metodi e proporre attività. Il risultato del compito successivo, che era quello di suddividere una serie di attività per tipo (predominante) d’intelligenza, ha rilevato un grande disaccordo sulla suddivisione stessa. Ad esempio, alla voce: “Creare uno spot pubblicitario per la TV”, gli insegnanti hanno deciso che è un’attività indicata per l’intelligenza linguistica (33%), è buona per quella musicale (18%), va bene per la cinestetica (16%), è consigliata per quella interpersonale (12%), ecc.

A questo punto ognuno tragga le proprie conclusioni.

In fondo questa attività coinvolge un po’ tutti i tipi d’intelligenza citati, e quindi nessuno ha veramente torto, ma la cosa interessante e piacevole è proprio la diversità d’opinioni, sulla quale bisognerà riflettere.

Conclusioni

Scusatemi se “propino” un’altra citazione, ma mi sembra che riassuma tutto in poche ma coincise parole:

“È di grandissima importanza riconoscere, alimentare e curare tutte le varie forme di intelligenza e tutte le possibili combinazioni delle varie intelligenze.
Noi siamo così tanto differenti gli uni dagli altri perché abbiamo diverse combinazioni delle intelligenze.
Penso che se noi riconoscessimo questo, avremmo maggiori possibilità di superare in maniera appropriata i diversi problemi che dobbiamo affrontare nel mondo. Se noi potessimo mobilitare tutta la gamma delle abilità umane, non solo la gente si sentirebbe meglio e più competente ma addirittura si sentirebbe anche più coinvolta e più abile nel lavorare con gli altri, in gruppo, per il bene di tutti. Forse se noi potessimo mobilitare l’intera gamma delle intelligenze umane, e metterle insieme nel reciproco rispetto etico noi potremmo aumentare la possibilità di sopravvivenza su questo pianeta e forse contribuire meglio al nostro prosperare.”
(da Gardner, Howard, 1993 Multiple Intelligences: The theory in Practice, New York, Basic Books)

Non pretendo di dimostrare niente e non voglio trarre conclusioni affrettate, spero soltanto che quanto fatto e scritto serva soltanto ad aprire una serena discussione su chi e cosa sono gli insegnanti, su chi e cosa sono gli studenti, quali sono i rapporti tra loro e soprattutto quali le intelligenze coinvolte.

Utopia?

Allegato
Indagine su i profili attitudinali e sugli stili di apprendimento delle persone

  • Io posso sentire il suono delle parole prima di leggerle, dirle o scriverle.
  • Io imparo più dall’ascolto della radio o di una registrazione che dalla televisione o dai film.
  • Mi piacciono molto i giochi con le parole (scarabeo, parole crociate, …).
  • Mi piace divertirmi insieme con altri o da solo/a con gli scioglilingua e rime.
  • Alcune persone mi chiedono spesso il significato delle parole che io uso nel parlare e nello scrivere.
  • Le lingue e gli studi sociali erano, a scuola, più facili della matematica e delle scienze.
  • Le mie conversazioni includono molti riferimenti alle cose che ho letto o ascoltato.
  • I libri sono molto importanti per me.
  • Quando cammino per la città presto molta attenzione alle parole scritte delle pubblicità e avvisi vari.
  • Ho scritto una cosa recentemente e sono orgoglioso/a che alcuni ne abbiano parlato bene.
  • Io posso facilmente fare calcoli numerici nella mia testa senza scrivere.
  • La matematica e le scienze erano, a scuola, le mie materie preferite.
  • A me piacciono tanto i giochi di strategia che richiedono ragionamenti logici.
  • Cerco sempre il processo logico in ciò che succede.
  • Sono continuamente interessato/a alle scoperte ed agli sviluppi scientifici.
  • Sono sempre curioso/a di come funzionano certe cose.
  • Io credo che dietro ad ogni cosa c’è sempre una spiegazione logica.
  • Molto spesso mi trovo a pensare in concetti chiari ma senza parole e senza immagini.
  • Mi piace cercare le sequenze logiche in ciò che la gente dice o fa.
  • Mi sento più a mio agio quando qualcosa è stato analizzato e catalogato in qualche modo.
  • Io spesso vedo immagini chiare quando chiudo gli occhi.
  • Mi piace ricordare gli eventi fotografandoli o riprendendoli con una videocamera.
  • Mi piace risolvere puzzle, labirinti, ecc..
  • Faccio sogni molto vicini alla realtà.
  • Trovo facilmente la mia strada anche su un territorio non familiare.
  • A scuola, la geometria era più facile dell’algebra.
  • Riesco a riconoscere immediatamente gli oggetti da qualsiasi prospettiva li osservi.
  • Sono molto sensibile ai colori.
  • Mi piace molto disegnare o semplicemente scarabocchiare.
  • Io preferisco guardare materiale da leggere dove ci siano molte illustrazioni.
  • Io mi accorgo subito quando stona un cantante o uno strumento musicale.
  • Mi piace ascoltare musica (radio, dischi, cassette, …)
  • So suonare uno strumento musicale.
  • Molto spesso quando cammino per la strada mi vengono in mente motivi musicali.
  • Conosco molte melodie di canzoni o pezzi musicali.
  • Se io sento una o due volte una musica posso riprodurla abbastanza bene .
  • Spesso batto le dita o i piedi a ritmo o canto piccole melodie, anche quando studio o lavoro.
  • Credo di avere una voce piuttosto piacevole quando canto.
  • La mia vita sarebbe triste se non ci fosse la musica.
  • Riesco a mantenere il ritmo di una musica utilizzando un semplice strumento a percussione.
  • Spesso mi piace trascorrere il mio tempo libero all’aria aperta.
  • Ho bisogno di toccare le cose per conoscerle bene.
  • Mi sento molto coordinato/a nei movimenti.
  • Pratico sport o un’attività fisica abbastanza regolarmente.
  • Io trovo difficile stare seduto/a per molto tempo.
  • Mi piace fare lavori manuali.
  • Le migliori idee mi vengono quando cammino o faccio un’attività fisica.
  • Spesso uso gesti o un linguaggio corporeo quando parlo.
  • Mi piace molto andare alle giostre o fare esperienze elettrizzanti tipo le montagne russe.
  • Ho bisogno di praticare un’abilità per impararla, piuttosto che leggerla o vederla in un filmato.
  • Sono considerato/a una persona che fornisce buoni consigli.
  • Preferisco gli sport di squadra a quelli individuali
  • Quando ho un problema è molto più probabile che io cerchi una persona che mi aiuti, piuttosto che cercare di risolverlo da solo/a.
  • Preferisco un passatempo sociale a quello individuale (tipo “videogiochi”).
  • Mi piace l’idea di insegnare ad una persona o ad un gruppo quello che io so fare.
  • Mi considero e mi considerano un “leader”.
  • Mi sento a mio agio in mezzo ad una folla.
  • Ho almeno tre veri amici.
  • Mi piace essere coinvolto/a in attività sociali.
  • Preferisco passare una serata insieme agli amici piuttosto che restare solo/a.
  • Trascorro molto tempo a meditare alle questioni della vita.
  • Mi piacerebbe frequentare corsi o seminari per conoscermi meglio.
  • Credo di avere una forte volontà.
  • Penso di essere molto indipendente.
  • Coltivo molti interessi solo per me.
  • Ho alcuni obiettivi importanti da raggiungere nella mia vita a cui penso regolarmente.
  • Appunto spesso su un quaderno per registrare eventi della mia vita interiore.
  • Riesco a reagire positivamente anche ai fallimenti.
  • Sono perfettamente consapevole dei miei punti forti e delle mie debolezze.
  • Preferisco trascorrere il fine settimana nei boschi da solo/a piuttosto che in un posto turistico pieno di gente.
  • Soffro quando sono circondato/a per troppo tempo da computer, televisore, radio, telefono, ecc.
  • Mi piace moltissimo stare in mezzo al verde.
  • Mi piace stare in mezzo ai fiori.
  • Conosco molte specie botaniche.
  • Mi riesce di coltivare molto bene le piante ed i fiori.
  • A casa mia sono sempre presenti piante o fiori.
  • Mi piace mangiare tutto ciò che è di provenienza biologica.
  • Mi piace fare agriturismo.
  • Conosco molte specie d’animali.
  • Gli animali non mi fanno paura.
  • Non mi piacciono gli zoo.

Testo tratto da : Girotti, Renner, Riguzzi e Selleri Issues for the 2000, Torino, Loescher (adattato da Armstrong, 1987Multiple Intelligences in the Classroom, Los Angeles, J.P. Tarcher). Rielaborato da Luigi Corona per questo seminario.