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Radiogiornale

In preparazione al decimo seminario 1998 della Dilit International House ho voluto sperimentare con una mia classe un’attività ricca ed interessante, cioè la produzione di un giornale radio. Con grande entusiasmo, a dispetto delle mie non poche primavere, mi sono gettato nell’avventura. Avevo studenti con circa 250 ore di corso già fatte, duttili, versatili, adatti quindi alla proposta. Ma veniamo al sodo. Sono andato alla lavagna e ho schematicamente descritto la disposizione della redazione, scrivendo in tre spazi diversi le parole “interno”, “estero”, “tempo e sport “. Le persone erano 9 e liberamente si sono disposte in tre gruppi secondo lo schema descritto alla lavagna. A questo punto c’è stato da parte mia il seguente intervento verbale di introduzione al lavoro: “Ogni gruppo inventerà delle notizie secondo il settore prescelto, cioè interno, estero, tempo e sport; poi ne discuterà, le scriverà, le correggerà e alla fine si andrà in onda”. In quel momento erano esattamente le 11e a mezzogiorno ci sarebbe stata la trasmissione del notiziario. Un’ora di lavoro, perciò. Gli studenti si sono messi all’opera seguendo la procedura più naturale: produzione libera orale, produzione scritta e “editing”. Verso le 12 meno dieci una studentessa che fungeva da titolista ha raccolto appunto i titoli di testa del GR e con qualche minuto di ritardo tre capigruppo, scelti da ogni gruppo, sono “andati in onda”, registrando, in pratica, su un nastro audio le loro notizie. Fine della trasmissione, tutti soddisfatti. Anche quel pizzico di esibizionismo che ognuno si ritrova era stato esaltato dalla ripresa video di tutta l’attività. Proprio riguardando con calma il video dopo il seminario, però, mi si è affacciata alla mente una ridda di dubbi, riflessioni, considerazioni e vorrei approfittare di quest’occasione per esprimerli. Ma andiamo con ordine. Prima vorrei parlare del seminario.

Ai colleghi che hanno partecipato al decimo seminario ho presentato questa esperienza sotto forma di laboratorio. In pratica sono partito presentando la coda dell’attività svolta in classe, il prodotto finale di tutto il lavoro di redazione: il radiogiornale preventivamente registrato su cassetta audio. A questo punto li ho invitati ad immaginare come potevano essersi svolte le cose in classe durante la vera attività didattica. Questo momento di immaginazioni a confronto si è svolto in più gruppi. Devo dire che le ipotesi formulate dai colleghi, dopo circa un quarto d’ora, erano molto interessanti e fantasiose, alcune molto vicine alla realtà, altre un po’ più distanti. Ma soprattutto una collega mi ha impressionato con una sua riflessione. In buona sostanza mi ha fatto notare che non stavo facendo un’attività, bensì tre: la Produzione libera orale, la Produzione libera scritta e l’Editing. Era in verità una pura fotografia dell’attività, senza nessuna vis critica. Comunque mi ha dato da pensare, anche perché, preso com’ero nel vortice preparatorio del seminario, non avevo mai posto mente a questa triplice valenza del mio laboratorio. Poi ho mostrato il video e qui è avvenuto il confronto fra le ipotesi espresse ascoltando solo il prodotto finale del lavoro redazionale e la realtà oggettiva dell’attività completa filmata in classe. Tutti i partecipanti ai vari laboratori hanno mostrato molto interesse per questa attività, apprezzando soprattutto l’abilità con la quale si muovevano studenti di fine terzo livello, pur essendo il lavoro proposto di una certa complessità.

Dal canto mio devo confessare, invece, che avevo tanta voglia di rivedere da solo e con calma il video completo, sia per individuare eventuali margini di miglioramento dell’attività in generale, sia per risolvere o smaltire i dubbi a cui accennavo prima. Ho infatti misurato il tempo dedicato ai tre momenti del lavoro preparatorio prima di andare in onda e mi sono accorto, per esempio, che, mentre la scrittura delle notizie e il relativo editing avevano uno spazio decente, non altrettanto era avvenuto nella prima parte dell’operazione, cioè la Produzione libera orale delle notizie e la discussione sulla loro qualità: il tutto da fare senza scrivere. Ecco: il tempo speso in questa fase l’ho trovato non così abbondante come avrei voluto. Basterebbe, quindi, allungare un po’ l’oralità per avere un buon equilibrio fra le tre fasi; anzi io tenderei a privilegiare proprio questa fase dandole un tempo superiore alle altre due, perché è qui che avvengono le interazioni più interessanti fra gli studenti, è qui che ognuno può mettere in funzione e far valere la propria interlingua. Voglio dire che la cosa più importante per me non è il prodotto finale, il radiogiornale, ma tutto ciò che gli studenti si dicono per arrivarci.

L’altra cosa che mi ha dato un bel po’ da pensare posso concentrarla nel seguente quesito: è lecito concentrare tre attività in una? È giusto, cioè, fare la Produzione libera orale, quella scritta e poi l‘Editing in una volta sola? Non è facile rispondere. Considerando le cose in modo strettamente ortodosso, potrei suggerire di fare in tre giorni diversi le tre attività, così ognuna di esse avrebbe un tempo di esecuzione più comodo. D‘altro canto, però, mi sembra che vivisezionare, sfilacciandolo oltremodo, un lavoro così unico e unitario qual è quello della messa in onda di notizie, vada a mortificare tutta una serie di positività che si possono sviluppare solo in quest‘ambito. Sto parlando di ritmi di lavoro, di movimento fisico nello spazio, di forti pressioni generanti attimi di operosità quasi gioiosa, che ho notato in classe durante la confezione completa del radiogiornale, di quelle forme di febbrilità stillante adrenalina, che un’attività complessa eseguita in tempi stretti può produrre.

Concludendo, vorrei dire che in classe, ordinariamente, le cose vanno fatte come si deve, cioè svolgendo le attività singolarmente. Però, se capita sporadicamente qualcosa di particolarmente interessante e difficile da dividere, un’eccezione si può fare, credo. L’importante è che non diventi la norma. Personalmente, quando intuisco che un’iniziativa didattica provoca una serie di stimoli e sensazioni che, in sintesi, si possono dire “gioia dell’apprendimento“, ho una voglia irresistibile di sperimentarla.