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Atti Seminari e Convegni

Laboratorio: percezione di sé e percezione dell’altro

L’obbiettivo del nostro laboratorio era fare uno “zoom” su ciò che spesso succede quando un insegnante decide con onesta intenzione di capire meglio come lo studente si trova in un certo momento del suo percorso di apprendimento e quanto le sue aspettative siano più o meno soddisfatte dal corso, dal metodo che l’insegnante propone convinto della sua migliore efficacia. Il materiale di cui ci siamo avvalse è stato:

  1. brani di un colloquio, video ripreso in candid camera e registrato, avuto dall’insegnante del corso ad una studentessa della sua classe, arrivata da due settimane. La classe era alla 3° settimana del terzo livello (circa 220 ore dall’inizio del primo livello).
  2. brani dell’intervista registrata immediatamente dopo fatta all’insegnante da chi scrive. L’insegnante era invitata a raccontare ciò che aveva capito durante l’intervista con la studentessa. Noi, conduttrici del laboratorio, avevamo seguito la prima intervista e scelto domande che ci sembravano illuminare alcuni momenti significativi di ciò che era l’oggetto della nostra mini-ricerca.
  3. brani dell’intervista fatta da Vittoria, la mia collega, alla studentessa subito dopo il suo colloquio con la propria insegnante.

Il nostro laboratorio

1 I partecipanti al laboratorio vedono un brano video del colloquio tra insegnante e studentessa. Eccone il testo:

St: Sì. Il corso…Questo è subjectivo, molto subjectivo perché io ho un po’ di differenza con la corso ma questo è…. io sono una persona molto accademico e la corso è no accademico, è diverso e per me, solo per me,….non… sì…per me…
Ins: Sì. Sì.
St: Io ho bisogno di adaptare a questa metoda di insegnare Italiano.
Ins: ho capito.
St: E dopo scuola ho bisogno di studiare in la mia maniera di capire e questo è molto perché alla mattina io sta a scuola con altro sistema e dopo io ho bisogno di studiare alla mia sistema. Questo è un po’ difficile.
Ins: Sì. Sì.
St: Ma adesso dopo 2 settimane ho oltrepassato il primo montagno è meglio per me.
Ins: Ho capito.

2 I partecipanti ascoltano il seguente brano dell’intervista fatta all’insegnante. Il testo:

I: E, senti un po’, ma quando lei ha parlato di… come ha detto? Metodo accademico…
R: Sì
I: Tradizionale
R: Accademico. Lei ha usato accademico.
I: E che vuol dire per lei accademico?
R: Forse io ho interpretato e non l’ho fatta…non le ho detto di precisare meglio. Io ho inteso con “accademico“  tradizionale. Può essere che forse intendesse qualche altra cosa. Per me…
I: Quindi tu non le hai mai fatto delle domande particolari su “accademico”, in che modo, in che senso, in quale attività…
R: No. No. Perché io pensavo di aver capito… pensavo… forse ho presupposto male. Può essere che per “accademico” lei intendesse qualche altra cosa. Io l’ho interpretato così e non mi sono dilungata.
I: Tu l’hai interpretato così perché poi la vedi in classe e quindi vedi che lei su certe cose è meno permeabile che su altre? Vedi che a lei piacciono più delle attività piuttosto che altre?
R: Una cosa molto strana. Secondo me in classe l’attività, e questo ho dimenticato di dirglielo, purtroppo è una domanda che mi è sfuggita, volevo chiederle: “ quali sono le attività che ti piacciono di più ? “ e invece non  gliel’ho fatta la domanda. Secondo me a vederla è la Produzione Libera Orale.

3 Abbiamo spiegato che cosa è l’attività di cui si parla che chiamiamo Ricostruzione di Conversazione. Abbiamo proiettato poi un secondo brano video relativo all’intervista tra Vittoria e la studentessa dopo il colloquio con l’insegnante. Eccone il testo:

Vitt:…quali sono le attività in questo corso per te che sono facili; facili nel senso di positive per te e quali attività sono invece attività ……….difficili. Quali sono?
St: Grammatica, eh? Con le frase e la frase dopo è una…
Vitt: Ripetizione.
St: Sì. E’ no possibile per me.
Vitt: Tu stai parlando di ricostruire la conversazione?
St: Sì. Sì.
Vitt: Allora questa per te è difficile.
St: Ah! Molto difficile!

4 Abbiamo poi fatto ascoltare ciò che l’insegnante affermava di aver capito dal colloquio.

R: Lei praticamente durante i primi giorni eri molto stressata, molto stressata da una attività in particolare che era la ricostruzione di conversazione. Cioè non riusciva a memorizzare le varie battute e forse probabilmente non si rendeva neppure conto del perché facessimo questo tipo di attività….

5 Ed ecco cosa riusciamo a sapere con un’indagine un pochino più approfondita: abbiamo proiettato un altro brano video selezionato dall’intervista con la studentessa.

Vitt: Per te è difficile e inutile?
St: No. E’ no inutile.
Vitt: Difficile e utile?
St: E’ utile ma è molto difficile e per questo molto, molto utile. Adesso io capisco: è molto utile.
Vitt: Allora:attività grammaticali che si fanno in classe. Ricostruire una conversazione è una attività grammaticale. Tu, dopo, che cosa vorresti?
St: Mi piace la fogli con…. della una… giornale ma quando io parlo con la mia… con le altre studenti noi non sono… I don’t know now…non sono…non ho la possibilità di correctere, è no possibile perché se è uno sbaglio ma io non conosce come…
Vitt: Quando parli liberamente?
St: Sì.
Vitt: OK. Io sto parlando delle attività grammaticali. Quella che tu dici, cioè: “Raccontate una storia”, non è per noi un’attività grammaticale.
St: Sì. Sì.
Vitt: Attività grammaticale è per esempio quando l’insegnante dice: “Dobbiamo arrivare esattamente alle parole di questa persona.”. Un’altra attività grammaticale è per esempio un testo. “Sottolineate tutti i verbi al congiuntivo.”.
St: Sì. Mi piace questo.
Vitt: Va bene. Ma questo tipo di attività è quello che tu chiami accademico?
St: Sì…Accademico???
Vitt: Ni.
St: No. No. Sì. Perché è un possibilità: io visto, io capire, con tempo capire e dopo io fare una cosa e dopo penso cosa io fatto e dopo un conversazione con tutti  “Ah! No. Questo è sbaglio perché….” etc… E molto tempo le altro studenti fare lo stesso sbaglio come me o io fa lo stesso sbaglio come loro e per me è “Ah!!” .  E quando l’insegnante dice: “Sì, questo è la preposizione con o la preposizione per, ci sono molti momenti di  “Ah!”.
Ins: Quindi quello che tu chiami lavoro non accademico è il parlare libero senza controllo dell’insegnante.
St: Sì.
Ins:  L’ascoltare è per te non accademico?
St: No. E’ normale.
Ins: Ascoltare la cassetta è accademico o no?
St: Sì.
Ins: Quindi la cosa che per te qui non è accademica è la richiesta dell’insegnante agli studenti di parlare tra di loro. Questo per te non è accademico.
St: Un modo è no… dipende…io penso è un po’ diversamente adesso…le modi di capire è diversamente perché è no inductivo, è deductivo. Deductivo… io ho bisogno un’altra parte della mia… (indica la testa)
Ins: Sì. Di attivare un’altra parte del cervello.
St: Sì. E’ un altro modo…
Ins: Sì, però non mi hai detto se per te parlare tra gli studenti è accademico o non accademico.
St: Sì. E’ no accademico
Ins: Quali sono le attività in classe che non sono accademiche? Parlare con gli altri studenti, poi?
St: La modo,eh? Solo la modo.
Ins: Sì. Sì.
St: Il grammatico, la grammatica.
Ins: L’assenza di schemi?
St: Sì.
Ins: Lo schema per te è accademico.
St: Sì.
Ins: Basta?
St: Sì.

6 Abbiamo poi fatto ascoltare un altro, breve brano dell’intervista con l’insegnante dopo il colloquio.

R: e poi mi ha detto un’altra cosa: lei è insegnante universitaria e dice: “io so che quando si usa l’umorismo in classe, poi diventa più facile per lo studente apprendere”.

7 E con l’ultimo brano video dell’intervista con la studentessa abbiamo l’ultima sorpresa.

Ins: Che lavoro fai tu?
St: Io sono …una… uhmm…normalmente io conosce la parola…produzione… io sono una produttora.
Ins: Di cinema?
St: Di cinema. Sì.

Dopo aver visionato tutto questo materiale abbiamo chiesto ai partecipanti di discutere e scambiarsi opinioni e considerazioni  alla luce del titolo del laboratorio da noi proposto.

Lascio all’articolo di Vittoria, che con me ha preparato e condotto il laboratorio, le considerazioni e le motivazioni che ci hanno guidato nella scelta dell’argomento di questa piccola ma illuminante ricerca. Voglio solo aggiungere che oggi, con un’esperienza di insegnamento ormai consistente, questi aspetti di relazione e di tentativo di vera comprensione di chi ho di fronte mi sembrano essere il terreno veramente di qualità su cui migliorare come insegnante.