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Atti Seminari e Convegni

La Ricostruzione di conversazione difficile

L’argomento del laboratorio (ovvero la presentazione di una attività didattica colla partecipazione attiva degli insegnanti presenti) realizzato da Rita Luzi e da me al 10° Seminario Internazionale è stato: “La ricostruzione di una conversazione difficile”.

La scelta di questo argomento non è stata casuale, perché sia Rita sia io crediamo profondamente in questa attività, la cui efficacia e serietà abbiamo sperimentato sia come insegnanti sia come studenti di altre lingue.

La ricostruzione di una conversazione avviene attraverso indicazioni verbali, cinesiche, mimiche, teatrali ecc. dell’insegnante grazie alle quali gli studenti devono giungere a ricostruire fedelmente una o più battute di una conversazione autentica, realmente avvenuta e casuale (ovvero tratta da un rapporto “autentico” e non da situazioni fittizie).

Finalità dell’attività è presentare la lingua orale sotto tutti i suoi aspetti: morfologici, sintattici, semantici, fonologici ecc.

La Ricostruzione di conversazione è sicuramente il modo più efficace e profondo per ottenere l’attenzione e il pieno coinvolgimento degli studenti.

Il laboratorio si è svolto nel modo che segue:

  • è stata fatta una breve introduzione volta a spiegare l’attività
  • è stato illustrato l’argomento della conversazione da ricostruire
  • ho distribuito il foglio allegato (foglio n° 1), nel quale sono riportati l’enunciato bersaglio (cioè la parte di conversazione da ricostruire ed alla quale giungere), e la frase che, nella conversazione stessa, lo precedono
  • è stato chiesto agli insegnanti presenti da che cosa avrebbero iniziato il lavoro di ricostruzione
  • sono stati formati gruppi di lavoro ognuno dei quali ha avuto a disposizione otto minuti per formulare la risposta al quesito posto
  • sono stati mostrati i primi due minuti del video della Ricostruzione di conversazione di Rita Luzi, ed è stato domandato ai partecipanti di trascrivere, su un foglio da me distribuito, il primo enunciato ricostruito da Rita. Questo ha costituito uno dei passaggi necessari per giungere all’enunciato bersaglio (tale passaggio è la “versione trasparente”)
  • è stato detto agli insegnanti di scrivere (se volevano) attraverso quali elementi (input) forniti da Rita i suoi studenti erano giunti a formulare il primo enunciato (enunciato non definitivo)
  • ogni gruppo ha avuto a disposizione cinque minuti per confrontare il proprio lavoro d’avvio con quello di Rita, mostrato nel video e domandarsi: “Che cosa è la “versione trasparente” e “a che cosa serve?”

La versione trasparente è il passaggio obbligato per poter portare gli studenti all’enunciato bersaglio.

Perché passaggio obbligato?

Perché la Ricostruzione di conversazione è un’attività nella quale il primo lavoro da fare è concettuale, ossia bisogna dare agli studenti delle indicazioni per mezzo delle quali essi possano farsi “l’idea” dell’enunciato.

La versione trasparente è quindi una “possibile” versione “semplificata” del enunciato originale.

Lo scopo del laboratorio è stato quello di offrire agli insegnanti un modo d’approccio ad una Ricostruzione di conversazione difficile, la quale cioè oltre ad essere più complessa sintatticamente, morfologicamente e fonologicamente è soprattutto più complessa concettualmente, cosa questa che rende, quindi, più difficile il lavoro che deve fare l’insegnante di enucleazione prima e di ricostruzione poi.

La versione trasparente è per noi un valido strumento per poter affrontare una Ricostruzione di conversazione con un livello principiante ed a maggior ragione con un livello avanzato.

Allego, di seguito, la trascrizione della registrazione delle parti dell’attività da noi scelte, perché più significative al fine dell’utilizzo nel laboratorio.

Può essere utile sapere che gli studenti erano di un sesto livello, equivalente a 480 ore di studio della lingua, e che erano rispettivamente A) brasiliana, B) …, C) svedese, D) danese.

 

 

 

Allegati

Foglio lavoro 1

Due donne : Bonita e Luisa  parlano di Roma.

Premessa:

Bonita, che ha viaggiato spesso, dice :” … in confronto alle altre città europee, Roma, secondo me, è un posto più accogliente …”.

 

Enunciato bersaglio:

“… perché, non so, io mi ricordo che una volta ero andata a Parigi e, con tutto che parlavo la lingua, quindi non è che potessi dire: “Non parlano con me perché non riescono ad esprimersi”, ho trovato un’indifferenza profonda”.

 

Da dove comincio?

 

 

 

 

 

 

Trascrizione della registrazione

Premessa (scritta alla lavagna):

” in confronto alle altre città europee, Roma, secondo me, è un posto più accogliente…”

R.)-… Ci sono due donne che stanno parlando, una in modo particolare ha viaggiato abbastanza e ha detto questa cosa (vedi premessa).  Partiamo da questa e andiamo avanti per spiegarla. La spiega dando un esempio, in questo caso l’esempio è dato da Parigi. Allora: lei è italiana e parla del suo viaggio a Parigi. Che cosa dice (parlando del passato in modo indefinito)?

A)- Una volta che sono andata a Parigi …

R)- Scusa, ti fermo. Ripeti ancora.

A)- Una volta che sono andata a Parigi.

R)- Togli una parola da questa frase.

A)- ‘Una volta’ senza ‘che’.

R)- Bene!

A)- Una volta sono andata a Parigi e la città non mi è… non mi è piaciuta molto.

R)- Bene! Lei non parla della città, parla in generale, ma in modo particolare delle persone.

B)- La gente…

R)- Come si chiama la gente che abita a Parigi?

A)- Parigini.

R)- Più in generale?

A)- Francesi.

B)- I Francesi…

A)- … non mi erano piaciuto molto.

R)- Perché?

B)- Erano più…

A)- Perché non sono simpatici.

C)- Erano più distanti… sono più distanti ;

R)- Come si traduce questo essere distanti?

C)- Lontano…

R)- Che cosa non hanno fatto per lei?

C)- Non sono accoglienti.

R)- E perché? Come, scusa?

C)- Amicabili.

R)- E qual è l’aggettivo?

C)- Amicevole…

R)- La ‘c’ Rimane dura.

C)- Amichevoli.

R)- Quando una persona è amichevole che cosa fa?

C)- Parla con  te.

R)- Benissimo! Questo è quello che lei ha detto. Riprendiamo la frase.

A)- Una volta sono andata a Parigi e i Francesi non mi hanno piaciuto molto.

R)- Vai subito a quello che lei ha detto.

A)- … non mi hanno piaciuto molto, perché non sono molto  amichevoli.

C)- … e non parlavano con me.

R)- Mi interessa l’inizio e la fine.

C)- Una volta che sono andata a Parigi…

R)- C’è qualcosa che abbiamo tolto dalla sua frase.

A)- Una volta sono andata a Parigi e…

C)- Una volta sono andata a Parigi e non mi è piaciuto perché i Francesi…

R)- No. Abbiamo detto l’inizio e la fine.

A)- Una volta sono andata a Parigi e i Francesi non mi hanno piaciuto molto.

R)- No, questo non è necessario.

C)- Non mi hanno parlato.

A)- I Francesi non erano molto amicabili.

R)- No, questo non mi interessa. Mi interessa l’inizio e la fine…

C)- Una volta ero andata a Parigi e i Francesi non parlavano con me.

R)- Puoi ripetere la frase.

B)- Una volta sono andata a Parigi e i Francesi non mi parlavano… non parlavano con me.

R)- Bene.

D)- Una volta sono andata a Parigi e i Francesi non parlavano con me.

…………………………….

R)- Dopo questa volta ci sono state altre volte, in relazione alle altre volte questa volta è precedente…quindi si cambia il tempo del verbo.

A)- Una volta ero andata a Parigi e i Francesi non parlavano con me.

R)- Perché?

A)- Perché non parlava francese.

R)- Bene, questa è una giustificazione. Lei contempla questa giustificazione, ma non funziona come giustificazione, perché non è vero. Lei parlava la lingua e loro lo sapevano.

…………………………….

A)- Ma invece io parlava, parlavo il francese.

R)- Conclusione?

C)- E quindi non era per ciò, non era per… che non mi hanno parlato.

R)- Benissimo! Ancora.

C)- Ehm. Adesso non mi ricordo più.

R)- C’è un ‘ma’ che tu hai usato.

C)- Ma io parlavo il francese, quindi…

A)- Quindi non era questo il motivo.

C)- Quindi non era questo il motivo.

…………………………………

R)- Allora. Perché lei sta cercando una giustificazione? Vuole cercare una giustificazione al fatto che i Francesi non parlavano con lei. Allora uno dice: “Eh, certo non parlavano con me perché io non parlavo la lingua”. Lei può dire questo?

A)- No.

R)- OK.  Quindi…

A)- Non lo so, io non so.

R)- Lei può dire questo?

………………………………..

R)- Ripeto la domanda: lei può dire questo?

B)- Ah! Io non può dire…

C)- Non posso dire…

B)- Io non posso dire che questo è il motivo.

R)- Bene. Invece di “questo è il motivo” facciamo la frase lunga.

B)- Non parlare francese non era il motivo.

R)- Riprendi la frase dopo “quindi”.

B)- Quindi non posso dire che non…

C)- Non posso dire.

B)- Quindi non posso dire che non parlare il francese era il motivo.

R )- Il problema era: i Francesi  non parlavano con me.

B)- Io non parlavo…

R)- No. Non “io”, i Francesi.

 

B)- Ma lei sta pensando: “Loro non parlano con me perché io non parlo francese”.

R)- Quindi…

B)- Quindi io non poso dire che loro non parlavano con me perché io non parlavo francese.

……………………….

B)- … quindi non posso dire loro non parlavano con me perché io non parlavo la lingua.

R)- OK. Nella parte finale c’è un discorso indiretto: lei non fa un discorso indiretto, fa un discorso diretto dopo “quindi”.

…………………………

D)- Quindi non posso dire: “Loro non parlava con me perché io non parlo la lingua”.

R)- Benissimo!

…………………………

R)- …Dopo “quindi” che cosa c’è?

C)- Non posso.

R)- C’è una negazione. La negazione che lei usa è più forte di “non”.

…………………………

B)- “Non c’è che non”?

R)- C’è una parola di troppo.

B)- Non c’è che non.

R)- Sì, ancora.

B)- Quindi non è che non posso dire…

R)- Ma il “non” c’è in questo caso? O cambia il significato se mettiamo “non”?

A)- Non è che posso dire…

R)- O.K. Allora…

A)- Quindi non è che posso dire…

R)- C’è un problema: “non è che” è un’espressione…

C)- Congiuntivo? “Possa”?

R)- … che richiede il congiuntivo, però io sto parlando di quella volta.

D)- Potessi.

R)- O.K.! Allora?

D)- Non è che potessi dire: “Non parlano con me perché non parlo la lingua”.

R)- Bene! Le ultime parole… il soggetto non è “io”.

B)- Loro non mi capiscono.

R)- Bene. Questo è il senso. Una persona che non capisce è anche una persona che non può parlare con l’altra persona, è una che non può…?

B)- “Comunicare”?

R)- Oppure? Un verbo riflessivo?

……………..

dire quello che penso, quello che voglio…

…………….

D)- Esprimersi.

R)- Sì?

D)- Esprimersi.

R)- Benissimo! Inseriamo questo nell’ultima frase.

D)- Quindi non è che potessi dire: “Non parlano con me perché non mi posso esprimere”.

R)- Il soggetto è “loro”.

D)- Ah! “Non possono esprimersi”.

R)- Benissimo! Puoi ripetere?

……………………….

B)- Quindi non è che potessi dire: “Loro non parlano con me perché non possono esprimersi”.

R)- Maria puoi ripetere?

C)- Quindi non è che potessi dire: “Non parlano con me perché non possono esprimersi”.

R)- Qual è l’affermazione che ci porta a questa conclusione?

B)- Io parlavo francese.

R)- Lei non dice francese.

C)- La lingua.

B)- … la sua lingua.

R)- Puoi ripetere?

C)- Io parlavo la lingua.

R)- Bene. Allora queste due informazioni: la prima, questa e la conclusione sono nella prima frase, non vengono dopo la prima frase… Qual è la prima frase?

………………………………

B)- Una volta ero andata a Parigi e i Francesi non parlavano con me.

R)- Quello che abbiamo detto dopo va inserito nella prima frase. Come lo inseriamo?

D)- Una volta ero andata a Parigi (non si sente).

R)- È una possibilità.

D)- Ma non va bene.

R)- No, è una possibilità, dipende da come tu procedi poi.

D)- Ma i francesi non parlavano con me.

R)- Manca una parte.

B)- Non è che potessi dire.

R)- Manca la conclusione.

……………………………….

D)- Nonostante che io parlassi la lingua, i Francesi non parlavano con me.

B)- No, nonostante che io parlassi la lingua, quindi, non è che potessi dire: “non parlavano con me perché non potevano esprimersi”.

……………………………….

B)- Non è che potessi dire: “non parlano con me, perché non possono esprimersi”… che i francesi non parlavano con me.

R)- Perché hai messo “che”?

B)- Perché è come posso legare questa cosa?

R)- Non hai bisogno di legarla con il “che”.

B)- Quindi non è la ragione.

R)- Se tu vuoi mettere una congiunzione, dove la metti? (però non è “che”). Ritorniamo alla frase iniziale da sola senza la seconda. Com’è?

B)- Una volta ero andata a Parigi e i Francesi non parlavano con me.

R)- Dove mettiamo la congiunzione?

B)- Dopo “esprimersi”.

R)- Io non credo.

D)- Prima di “nonostante”.

R)- E com’è la frase?

D)- Una volta ero andata a Parigi e nonostante che parlassi la lingua, quindi, non è che potessi dire: “Non parlano con me perché non possono esprimersi”, i Francesi non parlavano con me.

R)- Bene. La frase come è costruita è perfetta, però dobbiamo un po’ riflettere sulle parole, diciamo che dobbiamo un po’ cambiare la seconda parte della prima frase perché è ripetitiva. Quando una persona non parla con te… per esempio, tu sei lì, però questa persona passa e… (mima indifferenza).

B)- Erano indifferenti.

R)- Benissimo. Allora, qual è l’ultima frase?

B)- I Francesi non parlavano con me.

R)- Come la cambi?

B)- I Francesi erano indifferenti a me.

R)- Il soggetto non è “i Francesi”, il soggetto è “io”. Come possiamo cambiare senza cambiare il senso?

……………………………………

C)- Io gli ero indifferente.

R)- È una possibilità. Se noi usiamo il sostantivo invece dell’aggettivo?

…………………………………….

C)- “Indifferenza”.

R)- Bene. Il soggetto è “io” e si usa il sostantivo.

…………………………………….

C)- Io incontravo…

A)- … indifferenza.

R)- Il tempo però…

A)- Ho incontrato.

R)- Bene. Invece di incontrare?

A)- Ho trovato.

R)- Bene. Questo è il verbo che lei usa.

A)- Ho trovato molta indifferenza.

……………………………………

R)- Oppure?

B)- Forte.

R)- (mima “profondo”).

A)- Profondo.

R)- Concordato con “indifferenza”.

C)- Profonda.

R)- Prima o dopo?

C)- Indifferenza profonda.

A)- Indifferenza profonda.

B)- Una indifferenza profonda o una profonda indifferenza?

R)- Che differenza c’è se mettiamo l’aggettivo prima o dopo?

B)- Sottolinea che è profonda.

R)- Sì, è più forte l’aggettivo se lo mettiamo alla fine, è questo che lei usa. Bravissimo. Torniamo alla frase.

……………………………………

C)- Una volta ero andata a Parigi e nonostante parlassi la lingua, quindi non potessi dire …

A)- … non è che.

C)- Ah! Non è che potessi dire: “Non parlano con me perché non possono esprimersi”, ho trovato un’indifferenza profonda.

R)- Bene. Dovreste provare ad organizzare fonologicamente la frase.

……………………………………

R)- Se tu provi a dare un colore a quello che dici… organizzala come per te è meglio.

B)- Una volta ero andata a Parigi e nonostante che parlassi la lingua, quindi, non è che potessi dire: “Non parlano con me perché non possono esprimersi”, ho trovato un’indifferenza profonda.

A)- Non si può mettere questo “Ho trovato un’indifferenza profonda” dopo…

R)- No. Perché lei non ce lo mette, quindi, significa che lei organizza la sua frase esattamente in questo modo. Ma il problema che lei (B) si pone giustamente è un problema di fonologia. Secondo me c’è una parte di questa frase che deve avere un’intonazione …

B)- diversa.

R)- diversa. Quale?

D)- La parte dopo “quindi”.

R)- Come?

D)- La parte dopo “quindi”. Esattamente.

…………………………………….

A)- Nonostante che parlassi la lingua, “quindi” non …

B)- Non è una continuazione …

R)- Allora qual è la continuazione naturale dopo “nonostante che parlassi la lingua”? Tu dove andresti, subito?

A)- Nonostante che parlassi la lingua io facevo.

R)- No. Qui, rimaniamo nella nostra frase.

A)- Ho trovato un’indifferenza profonda.

R)- Allora, se tu puoi vedere questo come continuazione, vuol dire che la parte che tu escludi è una parte che deve avere una intonazione diversa. Più alta o più bassa?

A)- Bassa.

R)- O.K. Perfetto. Esattamente questo.

…………………………………….

R)- Allora organizziamoci per dire questo con un tono più basso, e vedrete che la frase acquisterà subito un senso. Per (D), vuoi provarci se non hai troppo mal di gola?

D)- Una volta ero andato a Parigi e, nonostante parlassi la lingua, quindi non è che posso dire: “Non parlano con me perché non possono esprimersi”, ho trovato un’indifferenza profonda.

A)B)C) Applaudono.

…………………………………

R)- Adesso ci sono alcune piccole cose un po’ diverse che dobbiamo …

C)- Questo “perché”, per esempio?

R)- No. Lei usa un’altra espressione invece di “nonostante” o “nonostante che”.

D)- Benché.

R)- È una possibilità. Oppure?

B)- Sebbene.

R)- Sebbene. Oppure?

………………………………….

R)- “Con tutto che” sono tre parole. Con tutto che… quindi? Com’è la frase adesso?

………………………………….

B)- Una volta ero andata a Parigi e con tutto che io parlavo la lingua.

R)- Bene. Però c’è una parola che non è necessaria.

B)- Ah. Che parlavo la lingua.

…………………………………

R)- Sì. Abbiamo detto che è andata altre volte a Parigi, però questa era una volta particolare, appunto, aveva trovato questa indifferenza profonda. È passato tanto tempo. Come inizia la frase? Non inizia con “Una volta”. Questo fa parte del suo passato.

A)B)C) Dicono qualcosa che non si capisce.

R)- “Una volta” va bene, ma c’è qualcosa prima: un verbo. (mima “mi ricordo”).

B)- Ah! Ricordo.

R)- O.K.

  1. C) Mi ricordo una volta…

R)-Benissimo. Allacciamo la frase a questo (indica la premessa scritta alla lavagna). Allora, lei fa questa premessa e poi la spiega. Allora, qual è la parola per collegare questa (la premessa) alla nostra frase?

C)- Per esempio.

R)- Oppure? Come spiegazione?

A)- Insomma.

R)- Qual è la parola per spiegare, per dare una spiegazione?

A)- Cioè.

R)- Oppure?

C)- Guarda, senti.

B)- No, no.

R)- (legge la premessa alla lavagna interpretandola e coll’idea di continuare).

D)- Perché.

R)- Come?

D)- Perché.

R)- O.K.

C)- Come?

D)- Perché.

B)- Perché?

R)- Sì. Fra “perché” e “mi ricordo” c’è un’altra piccola espressione, c’è un altro verbo. Lei, in realtà, avrebbe molti esempi da dare, sta cercando un esempio, il primo che…

…………………………………….

R)- “Non so”, “non so”.

C)- Ah! Non so.

R)- Allora. Continuiamo.

A)- Perché, non so, mi ricordo una volta ero andata a Parigi…

R)- Bene! Vai avanti (rivolta a Per (D)).

D)- E, con tutto che parlavo la lingua, quindi non potessi… non è che potessi dire: “Non parlano con me perché non possono esprimersi” ho trovato un’indifferenza profonda.

R)- Bravissimi (applaude). Bravi. La scriviamo, eh?

C)- Sì.

R)- (Scrive alla lavagna l’enunciato bersaglio).