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Cinema amore mio

Questo articolo è la continuazione logica di quello scritto da Ernesto Rostagno. Il mio collega si è occupato di descrivere alcune attività didattiche basate sull’uso dei dialoghi o delle immagini di un film. A me resta il compito di illustrare l’uso di dialoghi e immagini contemporaneamente. Per questo cercherò di descrivere l’attività proposta al seminario, che naturalmente era già stata provata e collaudata in alcune classi, a partire dal terzo livello. Parlando dell’insegnante userò la prima persona plurale, in quanto Ernesto ed io abbiamo pensato ed elaborato questa attività in stretta collaborazione.

Abbiamo lavorato sulla scena iniziale di “Piccoli equivoci”, un film di Ricky Tognazzi del 1988.

Per iniziare abbiamo detto ai partecipanti che avrebbero visto una scena di un film, invitandoli a prestare molta attenzione. Pronti? … Play!

La scena, della durata di pochi minuti, l’abbiamo fatta scorrere senza sonoro e al termine abbiamo invitato i partecipanti a discutere in coppie le loro impressioni sull’ambiente, sul personaggio, Paolo, sul suo abbigliamento, sullo stato d’animo, insomma su tutto quello che aveva colpito la loro attenzione. Dopo la consultazione abbiamo riproposto la scena, sempre senza sonoro, e ripetuto la consultazione, prima con la stessa persona e poi, cambiando le coppie, con un’altra persona.

Durante la terza visione abbiamo inserito una novità: il sonoro, e, al termine, abbiamo invitato i partecipanti a scambiarsi ancora una volta le proprie impressioni.

Quarta visione. Ancora una novità! Infatti questa volta, rispetto alle precedenti, abbiamo lasciato avanzare un po’ di più il nastro, fino all’ingresso in campo del secondo personaggio, Enrico, e alle prime battute del dialogo fra i due. Il resto del dialogo, trascritto, l’abbiamo distribuito ai partecipanti, ma in forma scomposta, dando loro il compito, sempre in coppie, di rimettere in ordine le varie battute.

Al termine di questa fase abbiamo rimescolato il gruppo, mettendo i partecipanti a 3 a 3, in modo che ognuno potesse confrontare il proprio lavoro con quello di altre due persone con cui non aveva ancora lavorato. Dopo questa consultazione abbiamo distribuito il dialogo reale, lasciando un po’ di tempo per confrontare e discutere le differenze.

A questo punto, i partecipanti erano ancora in gruppi di tre, abbiamo distribuito delle carte, dicendo che in ogni gruppo la carta più alta era il regista e le altre due gli attori. Abbiamo poi invitato gli attori ad andare in un’altra aula, dicendo loro che avrebbero poi dovuto fare un provino per interpretare il film e che quindi dovevano provare i dialoghi, soprattutto la pronuncia e l’intonazione, per essere credibili nella loro parte.

Ai registi abbiamo dato, invece, il compito di studiare bene le immagini della scena, che poi avrebbero dovuto far interpretare ai loro attori, dicendo che per loro, dopo gli insuccessi delle opere precedenti, questo film era l’occasione della loro vita che non dovevano assolutamente lasciarsi scappare di mano. Durante il lavoro di preparazione della scena, i registi potevano rivedere la scena quante volte volevano, ma solo tre volte con l’audio. Le altre volte dovevano concentrarsi sui corpi dei personaggi: sui loro gesti, sugli sguardi, sui movimenti nella scena, per cogliere ogni minimo dettaglio, che potesse aiutarli a dare veridicità alla loro scena. Naturalmente potevano prendere appunti.

Al termine della preparazione gli attori sono rientrati e ogni coppia sotto la direzione, peraltro molto esigente, del proprio regista ha messo in scena il proprio film.

Al termine tutti insieme hanno visto la scena originale e si sono divertiti a commentare le loro prestazioni.

Anche questa attività, così come l’ho descritta, può sembrare macchinosa. Nell’Appendice 1 è però riassunta in modo schematico e, forse, più comprensibile. Le Appendici 2, 3 e 4 contengono invece il dialogo della scena così come l’hanno ricevuto i partecipanti.

Appendice 1

Appendice 2

Appendice 3

Appendice 4