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Atti Seminari e Convegni

Parole e musica

Preludio (imitando Leonardo)

La scuola tradizionale (almeno in base alla mia esperienza) ha una tragica mania, quella di separare le aree delle nostre capacità, di dividere la nostra vita in settori, di sviluppare la “logica”, di limitare la nostra fantasia e creatività. Quindi la tendenza è quella di relegarci a ruoli che ci stanno spingendo sempre più verso la annichilimento, la dissociazione, la discriminazione e l’isolamento. Tutto ciò in cambio di una “grande cultura”, quella dell’ignoranza, e in cambio di una “grande organizzazione” della disorganizzazione.

Ma perché non imitiamo Leonardo? Lui, l’artista, l’inventore, il genio.
Lui il grande maestro ma, anche, l’eterno studente modello, dove la curiosità, e quindi lo spirito di ricerca, la fantasia con tutti i suoi “complici”, cioè i sensi, e l’analisi galoppano insieme simultaneamente.
Perché lui?
Perché è l’esempio di una persona che ha saputo utilizzare il proprio cervello nella sua complessità, usando entrambe le sfere cerebrali delle proprie capacità. È perciò l’esempio di quello che una persona sarebbe in grado di fare se le due parti del cervello fossero sviluppate contemporaneamente. La parte sinistra, dove risiedono le funzioni del linguaggio nelle sue forme semantiche e sintattiche, la logica e il calcolo matematico, e la parte destra, dove sono di casa la fantasia, la percezione degli spazi e dei colori, la musica e perfino la capacità di comprendere gli stati emotivi altrui attraverso le semplici espressioni mimiche del volto.

In Leonardo esisteva un felice connubio tra queste due parti, beato lui, che giocavano e si sviluppavano insieme in perfetta armonia .
Vedo nella “Gioconda” Leonardo stesso, o meglio, l’immagine “destra” che lui aveva di se stesso, dove è possibile leggere le ambiguità d’espressione, di sentimento, di sesso e dove sono mescolati insieme la logica lineare con l’intuizione e i numeri con le dimensioni.

Tutto ciò che cade sotto i nostri sensi, le immagini, i colori, i suoni, gli odori, rievoca in noi, attraverso l’area celebrale destra, sentimenti, emozioni, ricordi di luoghi, fatti e persone, che l’area di sinistra ci permette di descrivere.
In questa ottica, nella ricerca di varie attività che interessassero entrambi gli emisferi della testa sono venuto a conoscenza di una attività musicale di una nostra collega di Londra, che mi ha entusiasmato, anche se conoscevo già altre attività musicali molto belle, e ho cominciato subito a lavorarci sopra.

Nella musica c’è qualcosa di magico che ti coinvolge “oltre”.
Sembra che la musica faccia produrre più latte alle mucche, più fiori alle piante , più uova alle galline ed allora suppongo anche più parole agli studenti.

Ma che cosa fa la musica? E come agisce su di noi? Le risposte sono molto complesse, ed io non sono competente , ma ormai una cosa sembra sicura, e cioè che bisogna tornare molto indietro fino ad arrivare alla vita intrauterina. L’utero è il primo luogo in cui abbiamo vissuto, nei millenni, un “altro mondo” prima di venire in questo.

Il ritmo del tamburo, il ritmo dell’Eros, il ritmo della poppata sono tutti riconducibili al ritmo cardiaco materno, sorgente di vita e di emozioni, che ci ha accompagnato per alcuni mesi nella nostra condizione prenatale. E noi, prima ancora di conoscere il significato delle parole, conoscevamo già, nel grembo materno, il ritmo e l’intonazione che non solo accomunano il linguaggio alla musica ma danno a questi ultimi la loro connotazione affettiva. Quando veniamo al mondo abbiamo già una certa sensibilità primaria per il ritmo e l’intonazione (anche se qualche collega che mi ha sentito “cantare” non condividerà tale affermazione ma le eccezioni ci sono sempre).

Comunque sia, la musica da sempre è sentita come qualcosa di “magico” e da sempre, non a caso, è legata a riti più o meno religiosi. Ascoltando la musica i neuroni cominciano a “ballare” creando immagini più o meno reali, più o meno colorate, dove però la fantasia è più libera e liberatoria, dove la sequenza si mescola con il ritmo e le parole si confondono con la musica.

Svolgimento dell’attività in classe

Fase preliminare (ampliamento del vocabolario)

Fin dall’inizio, mentre cerco di tirar fuori dagli studenti alcuni vocaboli necessari per l’attività che segue, metto sempre musica di sottofondo. Nelle varie esperienze che si sono succedute con gli studenti (dalla fine del primo livello in poi) ho potuto verificare che la presenza di un sottofondo musicale crea sempre un’atmosfera diversa quasi festosa. Quando chiedo: “Ditemi, per favore, alcune parole necessarie per descrivere una persona.” e qualcuno timidamente risponde: “Bella” ed un altro: “Alta” e un altro ancora: “Anche il carattere?” ed io: “Si! Certo!” e lui: “Simpatica” e così via, la musica è come se lubrificasse gli ingranaggi del linguaggio e le parole “girassero” più facilmente. Dopo aver scritto quelle parole sulla lavagna e aver invitato gli studenti a lavorare in coppia , esco di scena ed alla musica si unisce il mormorio degli studenti. Il mormorio aumenta dopo il cambio delle coppie.

“Grazie! Mi dite tutte le parole che conoscete, per favore?”. Scrivo all’impazzata tutto ciò che mi dicono.

Fase di preparazione all’ascolto dei brani musicali o “rilassamento”

Terminata la ricerca dei vocaboli c’è una fase preparatoria, che chiamo “rilassamento”, che deve essere prima spiegato e mostrato, specie per i livelli più bassi. “Tra pochissimo faremo un’attività particolare, ma prima è necessario fare un piccolo esercizio di rilassamento e dovremo cercare di collegare la nostra mente al nostro corpo. Prima, però, vi mostrerò quello che dovremo fare. Inizieremo con tre respiri profondi e con le mani andremo a toccare la testa, la fronte, gli occhi, il naso, la bocca, la gola, il petto, lo stomaco, la pancia, le ginocchia poi un altro respiro profondo ed infine congiungeremo le mani”.
Cambio rapidamente la cassetta, ora il sottofondo musicale orientale per la meditazione è più adatto, e cominciando a chiudere le finestre, chiedo: “Qualcuno ha problemi con il buio o con i luoghi chiusi ?” “Sì, io! Non sopporto i luoghi chiusi.” ” Bene allora chiudiamo le persiane ma lasciamo uno spiraglio d’aria tenendo socchiuse le finestre.”

Gli studenti sono seduti a cerchio e anch’io vado con loro e chiudo il cerchio. “Ora cercate la posizione più comoda possibile nella sedia che vi faciliti il rilassamento di tutti i muscoli volontari, sgombrate l’anticamera del vostro cervello da tutti i problemi e, se non potete, accatastateli tutti in un angolo. Ora facciamo tre profonde respirazioni come vi ho fatto vedere prima. Prendete tutta l’aria dal naso, fermi un momento e poi, soffiando fortemente dalla bocca, buttate fuori tutta l’aria fino all’ultima molecola. Di nuovo un’altra inspirazione, pausa, espirazione. Ancora una volta, via, inspirando profondamente, piccola sosta e via tutta l’aria. Bene! Ora portiamo tutti le nostre mani sulla fronte, poi scendiamo lentamente sui nostri occhi, una piccola sosta e poi più giù, sul naso. Dopo aver palpato il naso andiamo a toccare la porta attraverso la quale il mondo esterno comunica con il nostro interno, da cui entra il cibo e l’aria , e che ci consente pure di “comunicare” con gli altri, cioè la bocca. Lasciamo cadere lentamente le nostre mani sul nostro petto e, una volta qui, approfittiamo per ascoltare i battiti del nostro cuore, la spinta vitale instancabile. Andiamo poi a “coccolare” il nostro stomaco che spesso digerisce anche le nostre emozioni. Passiamo ora sulla nostra pancia e, dopo averla accarezzata dolcemente, allunghiamo dolcemente le braccia fino a raggiungere con le mani le nostre ginocchia. A questo punto facciamo il gesto, vecchio di migliaia di anni, congiungiamo le mani. Un altro bel respiro e poi un attimo di silenzio cercando di sentire il passaggio dell’energia da una mano all’altra”.

Gli studenti ora sono pronti ed anche se qualcuno non si è rilassato non è un problema, perché nella stanza si è creata comunque l’atmosfera giusta per ascoltare i due motivi musicali.
“Rimanete pure tranquilli mentre io vado a riaprire la finestra.”

L’attività “Due musiche due persone”

“Adesso vi farò ascoltare due brani musicali e ascoltandoli dovrete immaginare due persone e descriverle. Durante l’ascolto potrete scrivere qualche appunto sul foglio che vi sto consegnando, ed al termine del brano avrete ancora un minutino di tempo per finire di scrivere.” Il procedimento si ripete anche per il secondo pezzo musicale.
“Avete finito? Bene! Allora, a chi avete pensato durante l’ascolto della prima musica?” “Ad una donna!” “Si, anch’io!” “Si! Era una donna anche per me.” “Ma io, più che ad una donna, ho pensato ad una bambina” “No! Io, invece, ho immaginato una vecchietta” “No, no! Per me è un vecchietto!”. A questo punto chiedo di alzare la mano a tutti quelli che suppongono che sia un uomo (mediamente il 20%) e li faccio mettere insieme. Per il secondo brano si ripete la stessa “antifona”, dove però circa il 90% visualizza nella propria mente l’immagine di un uomo.

Produzione orale (sui personaggi inventati)

Il gioco è fatto! “Insieme voi due , voi due, voi due, .., parlate dei vostri personaggi, mentre vi faccio riascoltare in sottofondo le due musiche.” Quando le descrizioni dei personaggi immaginari cominciano ad esaurirsi vado alla lavagna e scrivo: “Si conoscono le persone tra loro? Sì? Allora che rapporto esiste tra loro? Oppure, no? E allora facciamo in modo che si conoscano! E poi inventate una storia con tutti i personaggi usciti dalla vostra fantasia. Buon divertimento!”
Successivamente può diventare una produzione libera scritta fino a giungere ad una drammatizzazione.
L’effetto che si ottiene con questa attività è sorprendente, sia per quanto riguarda la capacità di produrre che per l’entusiasmo con il quale gli studenti “lavorano”.

Altre attività possibili

“Dialogo tra due strumenti”

In questo tipo di attività è consigliabile avare un contesto sonoro di sottofondo ( registrazione in una stazione, in un bar, in un mercato,…) e quindi la registrazione di due strumenti differenti tra loro e con tonalità diverse, che si scambino note musicali. ” Ora ascolterete, due volte, due strumenti che suonano tra di loro, ma per voi sono due persone che parlano. Immaginate le due persone, il tipo di dialogo che tra loro si svolge, quindi il rapporto esistente tra i due e le parole che si dicono”.

“Disegnando con la musica”

Da queste si può tirar fuori un’altra attività ancora più semplice, che è quella, ad esempio, di far ascoltare quattro musiche diverse agli studenti, facendoli disegnare quattro disegni , uno per ogni musica. Fornendo a loro un foglio diviso in quattro parti, prima di far ascoltare le quattro musiche. E quindi chiedendo a loro di parlare dei disegni , cercando di dare una spiegazione di un possibile significato o descrivendo le sensazioni provate nel farli.

Riflessioni finali

Problemi? E’ una attività abbastanza semplice e non presenta particolari difficoltà.
E per quanto riguarda la fase di “rilassamento”, non ci sono problemi perchè si può fare con la luce accesa, con la finestra aperta e, ancche se sconsigliabile, può essere anche evitata.
Durante la discussione che seguiva la proposta di questa attività nel seminario, una collega mi ha fatto notare che per lei il “rilassamento” non aveva avuto alcun effetto. Bene! Ma questo non è un problema.
Lo scopo di questo esercizio è quello di cercare di allentare le eventuali tensioni mascellari ed ascellari, quello di prendere per un momento maggiore coscienza del nostro corpo “riallacciando i contatti”, ma soprattutto quello di convogliare, nei limiti del possibile, la nostra attenzione sui brani musicali da ascoltare successivamente. E ho constatato di persona che, facendo questo esercizio prima, si ascolta poi con maggiore concentrazione e piacere la musica che segue e non solo quella, liberando, a chi più e a chi meno, la propria creatività.

Una possibile difficoltà per me si trova nella scelta delle musiche da utilizzare durante tutte le attività. Ma anche questo non è un problema insormontabile! E, comunque sia, queste sono delle proposte di attività modificabili e adattabili a diverse situazioni, sulle quali si può lavorare ulteriormente e migliorarle.
Moltissimi di coloro che hanno partecipato a questo gioco musicale, sono restati visibilmente contenti e soddisfatti. Durante il seminario alcuni hanno detto di essere rimasti coinvolti più di quanto pensassero, altri sostenevano di aver provato un senso di libertà e che era stata per loro una esperienza veramente “liberatoria”. Potrei riportare qui di seguito tanti pareri interessanti di coloro che hanno giocato con la musica durante il seminario , ma preferisco lasciare le conclusioni riportando quanto scritto in merito dalla nostra collega Paola di Firenze, che mi sembra riassumere (meglio di quanto avrei potuto fare io) l’essenza di questa attività.
… Rimane la memoria della parte destra; un ricordo chiaro, allegro e positivo.
Non ricordo le parole che hai detto, come hai cominciato, come hai finito, come ti sei rivolto a noi verbalmente. Mi ricordo però esattamente l’attività che abbiamo svolto e tutte le sensazioni che ho provato. E poi le mani e gli occhi che parlavano. Mi sentivo a mio agio tranquilla, lucida e intuivo che qualche muro dentro di me a poco poco cadeva.
Durante il breve rilassamento ho sentito che tutto si muoveva dentro anche se i muscoli erano quasi del tutto abbandonati e quando ho congiunto le mani ho sentito anche che passavano da una parte all’altra e una grande libertà. Con queste premesse l’attività doveva andare bene. Infatti la signora con cui ho parlato di musica era altrettanto bendisposta nei miei confronti quanto io lo ero nei suoi. L’atmosfera era davvero rilassata. …
Non so quanti abbiano provato una simile sensazione, ma credo che un po’ tutti siano rimasti coinvolti in questo gioco, anche io proponendolo. E non mi sento di aggiungere altro.

Proverbio

Qualcuno, forse, dirà: Sì! Va bene! Tutto bello! Ma gli studenti imparano qualcosa?
Chiedo scusa se rispondo con un vecchio proverbio cinese che dice, più o meno, così: – Parlami e dimenticherò, mostrami e capirò, coinvolgimi e imparerò.-

Bibliografia

“Usiamo la testa” di Tony Buzan – Frassinelli
“Psicoanalisi della musica” di Franco Funari – Longanesi

Musiche utilizzate al Seminario
Personaggi: Presents e The tango da “One from the heart” di Tom Waits ( Sony Columbia);
Sottofondo musicale: Enya, Chopin, Litz, Grieg, Handel, musiche per meditazione;
Dialogo musicale: brano da “The song is you” con Gerry Mulligan al sassofono-baritono e Chet Baker alla tromba.