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Atti Seminari e Convegni

Manifesto pubblicitario & Attenti al lupo

Margot scartò un cioccolatino e lo fece sparire tra le labbra con
gesti compiti, per mostrargli come si deve fare.

“Visto? Anche tu devi imparare a mangiare a bocca chiusa.”
“A me non mi riuscirà mai” Totò scosse la testa, rassegnato.
“A parte il fatto che ci riuscirai benissimo, ‘a me mi’ non si dice.”
da La siepe dei fichidindia, Gina Basso, Edizioni Salani 1975

Le due attività che ho presentato al Seminario sono una Produzione libera scritta (creazione di un manifesto pubblicitario) e un gioco (Attenti al lupo): due occasioni per permettere agli studenti principianti di esercitare la lingua scritta e orale, di promuovere lo spirito di collaborazione, di apprezzare i progressi compiuti e infine di favorire la creazione di un ambiente sereno e disteso.

Prima attività: manifesto pubblicitario

Ho proposto questa attività a una classe di principianti alla fine della quarta settimana di corso. Una classe di studenti affiatati, soddisfatti sin dai primi giorni di lavorare insieme e uniti dal comune intendimento di rendere lo studio della lingua italiana un’occasione per conoscere e per conoscersi meglio. Gli studenti sono riusciti a superare e a ignorare le barriere, gli inconvenienti che in genere sono causati dalle differenze di cultura e di esperienze. Mai una volta lo studente “più forte” ha mostrato irritazione nei confronti del compagno in difficoltà; al contrario, è stato pronto a correggerlo con serenità e naturalezza, ad aiutarlo a esprimersi, a farsi capire e a capire. In questo modo le differenze, le debolezze, gli ostacoli sono stati vissuti da entrambi come opportunità di crescita linguistica.

Coinvolta da questo clima di collaborazione, allo scadere della quarta settimana ho sentito il desiderio di proporre loro un’attività che li divertisse e che al tempo stesso si presentasse come momento di riflessione e di valorizzazione di ciò che avevano fatto, di ciò che avevano sperimentato, di ciò che sarebbero stati in grado di fare in futuro.

Tra le tante proposte contenute nei libri di testo e nei manuali per insegnanti, quella di promuovere una campagna pubblicitaria e di creare un manifesto pubblicitario mi sembrava la più adatta perché meglio di ogni altra andava incontro ai miei desideri e all’obiettivo che mi ero prefissato.

Nella fase di elaborazione dell’attività il primo interrogativo che mi sono posta è stato: «Che prodotto dovrebbero pubblicizzare?». Per sentito dire sapevo bene che la riuscita dell’attività dipendeva dalla scelta del prodotto da pubblicizzare.

Dopo un’ulteriore fase di riflessione, sono giunta alla conclusione che dovevo proporre loro di pubblicizzare un prodotto che conoscevano bene, una realtà a tutti nota e da tutti condivisa. Lo studio dell’italiano, la loro permanenza in Italia era la realtà che stavo cercando, che racchiudeva in sé tutte le caratteristiche che avrebbero garantito il buon esito dell’attività. La lingua italiana costituiva per il gruppo un’esperienza fondamentale, condivisa da tutti i singoli componenti che pure la vivevano in modo esclusivo e personale: era, insomma, un importante patrimonio comune. Inoltre la scelta che avevo operato mi dava la speranza che nel corso dell’attività ognuno avrebbe avuto la possibilità di portare il proprio contributo.

Il progetto stava prendendo forma: a mano a mano che le idee mi si chiarivano, si presentavano riflessioni nuove e inattese. Sentivo che le mie istruzioni e la loro buona volontà non sarebbero state sufficienti. Serviva qualcosa in grado di mettere in moto l’ingranaggio e di rintuzzare l’ispirazione nell’eventualità che gli studenti fossero stati a corto d’idee. Riviste, giornali, opuscoli, dépliants e materiale illustrativo su Roma era quanto occorreva.

Era un venerdì di fine corso. Dopo la pausa, mi presento in classe armata di pennarelli, riviste, colla e forbici e dico che il Sindaco di Roma vuole promuovere all’estero lo studio della lingua italiana in questa città. Ha pensato di affidare il delicato compito di organizzare una campagna pubblicitaria a un gruppo di studenti stranieri perché conoscono bene gli aspetti più o meno piacevoli dello studio di una lingua straniera sul posto. Chi meglio di loro, allora, sarà in grado di convincere i destinatari del messaggio pubblicitario?

Divido, quindi, la classe in due gruppi, distribuisco il materiale e gli strumenti del mestiere e, con mia grande sorpresa, mi trovo di fronte a due gruppi di studenti che si mettono immediatamente al lavoro senza sbuffare o protestare.

Dopo pochi mesi ho proposto l’attività a un’altra classe (principianti alla seconda settimana di corso). Stesse modalità, stesso materiale. Questa seconda esperienza mi ha dato l’opportunità di osservare che alcuni aspetti potevano essere curati con più attenzione allo scopo di rendere l’attività più coinvolgente e formativa per tutti.

Nel corso del primo esperimento avevo notato che alcuni studenti tendevano a non partecipare attivamente, a delegare. Pensavo che questo fosse dovuto al carattere delle persone. Mi ero data una risposta ovvia e scontata, ma non avevo pensato che si potesse aggirare l’ostacolo mettendo gli studenti in condizione di stare meglio e quindi di lavorare meglio.

Nella prima esperienza avevo diviso la classe (composta da nove studenti ) in due gruppi da quattro più un consulente; nella seconda esperienza avevo diviso la classe (composta da undici studenti) in due gruppi da quattro e uno da tre. Nel corso della seconda esperienza, osservando i diversi gruppi ho capito che il nodo della questione stava nel numero dei partecipanti a ciascun gruppo: se si lavora in quattro, qualcuno tende a delegare; in tre, se questo succede, gli altri due richiamano il compagno che si mostra più abulico.

Sono dunque arrivata alla conclusione che un’attività di questo tipo può essere proposta già alla fine della seconda settimana e in qualunque classe, purché si impongano gruppi costituiti di al massimo tre persone.

Ho anche capito che vale la pena di coinvolgere gli studenti in questa attività perché facilita, favorisce promuove l’identità di classe, di gruppo e consente di superare i momenti di difficoltà e di scoraggiamento dei singoli individui.

Gli studenti, inoltre, scoprono che gli strumenti linguistici che sono a loro disposizione, seppure limitati, li hanno messi in grado di creare un prodotto concreto: un vero manifesto pubblicitario dotato di una reale efficacia comunicativa riconosciuta anche dall’insegnante e dagli altri gruppi.

Seconda attività: un gioco attenti al lupo

La seconda attività che ho presentato è un gioco: Attenti al lupo. Si tratta di una sorta di gioco dell’oca che si ispira alla favola di Cappuccetto Rosso: bisogna ripercorrere le tappe salienti del cammino che conduce Cappuccetto Rosso da casa sua alla casa della nonna, rappresentate su un tabellone suddiviso in caselle (allegato). Casella dopo casella gli studenti si trovano ad affrontare le stesse insidie e gli stessi pericoli che di volta in volta si presentano alla bambina.

Nel proporre l’attività mi sono accertata che gli studenti fossero a conoscenza delle regole del gioco dell’oca e che avessero almeno sentito parlare della favola. Dopo questa prima fase, li ho invitati a leggere le frasi, i messaggi che erano contenuti nelle caselle che compongono il tabellone, precisando che sarei stata a loro disposizione per domande e chiarimenti. Li ho lasciati lavorare in coppia per circa quindici minuti dopodiché li ho informati che avrebbero iniziato a giocare. Ho diviso la classe (composta da undici studenti) in due gruppi da cinque e da sei, ho consegnato dadi e segnalini e ho precisato che dopo ogni tiro avrebbero dovuto pronunciare ad alta voce il numero ottenuto sia che procedessero, sia che retrocedessero. Gli studenti hanno iniziato a giocare seguendo le mie istruzioni fino a quando uno di loro ha raggiunto il traguardo. Mi hanno chiesto quindi se potevano giocare di nuovo: alcuni dei perdenti volevano la rivincita, altri non avevano trovato soddisfacente il primo tentativo e desideravano riprovare. Non mi sono opposta e ho permesso loro di continuare finché uno dei due gruppi non ha proclamato il proprio vincitore.

Nel corso dell’attività ho notato che la parte dedicata alla lettura, che in altri momenti era stata accolta senza troppo entusiasmo, in questo caso era stata vissuta serenamente, senza resistenze; inoltre ho potuto apprezzare le possibilità che il gioco offre nel creare un’atmosfera distesa e rilassata che facilita lo spirito di collaborazione tra gli studenti. L’altro aspetto positivo di questo gioco risiede nel fatto che, pur essendoci competizione tra i partecipanti, non c’è il pericolo che lo studente dominante tenda a sottomettere gli altri compagni. Infatti non si richiede ai concorrenti di sfoggiare le loro conoscenze grammaticali, ma piuttosto di essere loro stessi e giocare con gli altri sostenendosi, incitandosi a vicenda, pronti a congratularsi con chi avrà avuto la fortuna di raggiungere il traguardo per primo.