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Atti Seminari e Convegni

Lettura autentica: la soggettività della comprensione e l’utilità della parentesi lessicale

Impressioni generali

Il grande interesse mostrato dai partecipanti al Seminario è stato confermato durante il dibattito finale. I partecipanti hanno avuto modo di osservare, sperimentare e discutere nuove metodologie d’insegnamento di una lingua che molto spesso sono in contrasto con quelle tradizionali. Penso che il miglior modo per convincere qualsiasi insegnante sulla validità o meno di un metodo sia quello di sperimentarlo personalmente nella veste di studente. Sono assolutamente convinto di ciò, specialmente dopo aver partecipato come studente (I livello) alle attività di lettura in lingua tedesca. Mi sento di poter tranquillamente sostenere che alla fine della lezione mi sono sentito soddisfatto.
Impressioni sull’attività di gruppo in merito alla “soggettività della comprensione e utilità della parentesi lessicale (con consultazione a coppie)”

Se uno degli scopi dell’attività sulla soggettività della comprensione era quello di far discutere animatamente i partecipanti al seminario, allora tale scopo è stato raggiunto. Già fin dalla prima consultazione, i colleghi hanno cominciato a verificare le differenze nella scelta delle parole chiave (vedere allegato all’articolo di Ernesto Rostagno in questo volume). Durante lo scambio le battute più ricorrenti erano del tipo: “io invece ho scelto…”, “no, no, … io l’ho interpretato dal punto di vista della ragazza e non dei genitori …”, “per me è più importante gesto ipocrita che intrusione …”.

È emerso molto chiaramente dalla discussione un dato di fatto e cioè che tutte le parole chiave selezionate erano molto diverse e che la scelta delle stesse era stata soggettiva, senza ombra di dubbio.
In seguito, il dibattito dei gruppi di lavoro, dove si trattava di trovare almeno tre consigli da dare ad un insegnante che si accinge a proporre in classe una Lettura autentica, è divenuto più vivace. In questa fase sono emerse le contraddizioni e sono venuti allo scoperto i condizionamenti che ognuno di noi ha subìto dalla famiglia, dalla società e soprattutto dalla scuola (tradizionale). Ad esempio un’insegnante di nazionalità turca aveva interpretato il testo in un modo molto diverso dagli altri tre colleghi italiani che formavano il gruppo con lei. Comunque differenze c’erano ugualmente anche tra le persone della stessa nazionalità.

Nel dibattito finale di questa attività tutti concordavano su alcuni punti fondamentali.

  1. non si devono fornire parole chiave agli studenti;
  2. cercare di far leggere il testo per intero assegnando un tempo di pochi minuti;
  3. far confrontare in coppia gli studenti;
  4. non verificare il livello di comprensione degli studenti al termine della lettura.

Invece, pareri discordanti sono stati espressi in risposta a domande del tipo: “Che cosa significa comprendere un testo?”, “È importante o irrelevante che lo studente capisca tutto il testo?”, “Il testo da leggere deve essere difficile o facile?”, “Lo studente deve rimanere soddisfatto al termine dell’attività di lettura del brano?”, “Cosa significa essere soddisfatto?”. La discussione è stata ampia e complessa ma senza dubbio ha fatto cadere molte barriere dovute al background di ognuno di noi. Al termine del dibattito credo che la maggior parte dei colleghi fosse appagata anche senza aver avuto le risposte a tutti i dubbi emersi.

Conclusioni

Tra le molte cose interessanti discusse nel dibattito, si è parlato molto del significato della cosiddetta “parola chiave” per lo studente, in altre parole è una parola difficile però necessaria per la comprensione del testo oppure una parola che già conosce ma fondamentale per capire il brano? Oppure, perché no, semplicemente una parola importante da ricordare nel suo vocabolario. Perciò, quando un insegnante parla con gli studenti di parola chiave e comprensione del testo, potrebbe portare gli studenti fuori strada. I messaggi allo studente dovrebbero essere molto precisi: “Puoi chiedermi chiarimenti su alcune parole di cui desideri conoscere il significato. Non voglio che tu comprenda tutto il brano da leggere, non è un esame, ma soltanto un esercizio per allenarti a capire sempre di più un testo”.

Ci possono essere delle resistenze da parte di alcuni studenti ma è proprio qui che deve intervenire l’insegnante cercando di convincere gli studenti che lo scopo vero non è quello di capire il testo, ma semplicemente quello di cercare di capirlo. Spesso è difficile ma sempre possibile. Agli studenti andrebbe detto che tutti gli atleti si allenano senza dover ogni volta fare un record. Non sempre le parole sono così importanti per comprendere il significato, come ad esempio nei modi di dire. Inoltre, non sempre ci sono corrispondenze tra le varie lingue, infatti nella lingua spagnola esiste un nome per la peluria che si trova tra le due sopracciglia sopra il naso che non esiste in altre lingue. Anche nella lingua eschimese (inuit) non esiste la parola generica “neve” ma alcune parole indicanti la neve fresca, la neve ghiacciata, il nevischio, ….

Molti sono gli studenti che ai primi approcci con l’insegnante si aspettano alla fine di un’attività di Lettura autentica le famose tradizionali domande di verifica. In definitiva uno dei compiti dell’insegnante è anche quello di educare lo studente a leggere. Lo studente dovrebbe cercare di leggere come farebbe nella propria lingua. E per ottenere questo è necessario, dopo aver spiegato che è importante leggere tutto fino alla fine saltando parole e frasi che non riescono a capire, dare agli studenti un tempo breve per la lettura del testo.

Bisogna tener presente che i ritmi della lettura sono differenti da quelli dell’ascolto, infatti nel primo caso è possibile fermarsi e addirittura tornare indietro. Certamente l’insegnante deve proporre per la lettura un testo che non sia facile ma neanche troppo difficile e soprattutto che stimoli l’interesse alla lettura. Più gli argomenti sono interessanti più alto diventa il rendimento degli studenti.

Molto utile, se non addirittura indispensabile, è il confronto a coppie dove, in uno scambio alla pari o quasi, gli studenti possono aumentare il loro vocabolario e soprattutto verificare le loro interpretazioni del testo.

In conclusione, mi è sembrato che tutti abbiano apprezzato il lavoro scaturito dall’attività di Lettura autentica così come è stata a loro presentata. Comunque i risultati ottenuti non devono farci sentire arrivati al traguardo (meglio essere un ricercatore metodologico politeista piuttosto che monoteista – Moscovici 1994): bisogna continuare la ricerca.