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Atti Seminari e Convegni

Leggere sullo schermo del computer

Riceviamo e pubblichiamo volentieri il seguente contributo

1. Premessa tra parentesi
(Per favore, non incrementate un già ben nutrito stupidario con frasi del tipo: “Io preferisco leggere un libro”, “L’odore della carta è irrinunciabile”, “Il computer non è creativo”, ecc.
Sembra impossibile che, semplicemente per il fatto che si è messi di fronte ad una nuova possibilità, si debba avere tanta paura. Ci sono persone che vivono anche la prospettiva di una serata al ristorante cinese come una minaccia oscura nei confronti della rassicurante, abituale successione di lasagne e saltimbocca.
Per non parlare del cybersex: ho visto coppie preoccupatissime, convinte di dover cedere il loro lettone matrimoniale a due bei computer e di dover indossare per forza piccanti cybertutine.
E di fronte alla realtà virtuale che cosa sta succedendo?
Un coro lamentoso di: “Però la realtà realtà è meglio…”.
Ma dov’è finita (forse non c’è mai stata) la leggerezza, l’ironia, l’intelligente curiosità per il nuovo?
Forse sarebbe il caso di fare uno sforzo per capire che queste nuove proposte NON sono SOSTITUTIVE di quello che già c’è. Sono una cosa IN PIU.)

2. Ringraziamenti
Grazie, Antonio di Pietro, per tante cose, ma anche per aver fatto vedere a tutti in che modo una mente lucida può avvalersi oggi di un sistema multimediale; grazie George P. Landow, perché nella tua università americana hai studiato e realizzato la possibilità per il lettore di “entrare” nel tuo ipertesto e modificarlo; grazie, connessionisti, per le vostre ipotesi sul funzionamento del cervello, che rivoluzionano le scienze cognitive; grazie Mandelbrot, per averci spiegato la dimensione frattale mostrandoci un cavolfiore; grazie Arthur Rimbaud, per essere sprofondato con audacia Auiond de l’Inconnu pour trouver da nouvenu.

3. Entriamo nel merito della questione
Partendo da alcune caratteristiche della “lettura” proposta al seminario Dilit vorrei esaminare se e come queste modalità di approccio al testo possono essere accolte, potenziate o modificate dalla “lettura” al computer. Ho scritto “lettura” tra virgolette perché intendo qui parlare di un tipo di lettura che si discosta da tutte quelle modalità (preparazione e sbrodolamenti iniziali, intervento continuo dell’insegnante, sanzioni, ecc.) a cui la scuola ci ha abituato.
Le caratteristiche della “lettura Dilit”, messe in rilievo al seminario dalla videoregistrazione, sono le seguenti:
a) concentrazione
b) rilassamento
c) motivazione
d) (Inter) azione

In sostanza, allievi “tranquilli e motivati”, come dice Christopher Humphris, si concentrano su un testo per poi… (e questo è il punto) tentare di raccontarselo a vicenda. I1 tutto più volte, con successivi scambi di partner e conseguentemente con nuovi arricchimenti.
Una lettura “agita” quindi, o meglio, interagita.

Ma vediamo più da vicino i singoli punti.

a) Concentrazione
La concentrazione è indotta dalla motivazione (punto c) e dalla certezza che c’è un tempo definito, dopo il quale avverrà uno scambio (punto d). Un altro elemento che favorisce la concentrazione è la presenza della fotocopia, oggetto compatto, statico, di dimensioni limitate, che bisogna forzare, come un cofanetto, per tirarne fuori il senso.

b) Rilassamento
Il rilassamento è indotto dall’assenza di sanzioni, dalla certezza del tempo limitato, dal senso del gioco (“Vediamo un po’ se riesco a… “), dall’assoluta futilità dell’opera¬zione (attenzione, è detto in senso positivo: gli allievi non stanno riempiendo un formulario dell’ufficio immigrazione, ma si stanno cimentando con un brano diverten¬te o mediamente interessante, che comunque non modificherà il corso della loro esistenza).

c) Motivazione
Nessuno, dice Christopher, resiste alla sfida implicita nella frase “Avete quattro minuti per leggere questo testo e capirlo. Pronti? Via! “. E su questo non c’è da discutere, ogni insegnante sa che la cosa funziona sempre.

d) (Inter) azione
E allo scadere di una manciata di minuti il corpo cambia posizione (sollievo), si orienta diversamente, si predispone ad accogliere un interlocutore. La lettura diventa parola, o almeno tentativo di parola. Brancolare nel buio da soli può sgomentare, in due
può essere divertente ( Ma come sono i piedini dei piccioni nelle stazioni? Piccio¬ni?!). E la successiva lettura diventerà mirata, una doppia sfida (alla mia proposta di interpretazione del testo si aggiunge o si contrappone un’altra proposta).

4. Al computer
Vediamo adesso che succede quando si lavora al computer.
Che cosa sostituisce il computer? Il professore? Certamente no, perché l’insegnante era già fuori dall’interazione, a parte il ruolo di starter, cronometrista e direttore della quadriglia, che può tranquillamente mantenere.
Il partner? Ma no! È così divertente lavorare in due davanti ad uno schermo, scambiarsi opinioni, creare sottili complicità nei confronti della macchina…
La fotocopia? Eh già.
Invece di “quel” cofanetto misterioso, che sollecitavamo solo con lo sguardo, c’è uno schermo (su cui “succedono” delle cose) e una tastiera o un mouse da toccare con precisione.
Si prefigura quindi un quadro diverso: tanto per cominciare, se si lavora in due (naturalmente si può prevedere anche un lavoro individuale, 0 parzialmente individua¬le), l’interazione tra i partner è continua. Ma è soprattutto continua l’interazione con la macchina, che cederà i suoi segreti solo se premeremo i tasti giusti. E come potremo farlo, se non avremo CAPITO che cosa ci viene chiesto di fare, “leggendo” sullo schermo? L’azione (premere i tasti o azionare il mouse) diventa quindi parte integrante della lettura. Non si legge prima per interagire poi, ma si interagisce per leggere, la lettura stessa è interazione, è “cosa condivisa”.

La concentrazione indotta dai luminosi colori dello schermo è innegabile, e non induce atteggiamenti passivi (come invece può avvenire con la televisione) perché il lettore è incessantemente chiamato a “fare”, a “far succedere” qualcosa.
La motivazione nasce da questa continua sollecitazione, da questo continuo “Vediamo se riesco a tirar fuori quella parte di testo che mi interessa”.

E il rilassamento? Beh, a meno che non apparteniate alla categoria di coloro che hanno un rapporto conflittuale con il computer, perché vi vedono inscatolato un Super¬Io (in genere queste persone hanno conflitti anche con il loro tostapane), penso che leggere con un partner al computer possa veramente rilassarvi e divertirvi, e soprattutto sconvolgere le vostre abitudini percettive.
In un recente convegno al palazzo delle Esposizioni di Roma ( 111ibro mutante, 8 giugno 1949 si è parlato di una “mutazione antropologica degli aspetti percettivi” del lettore, che diventa “attore della propria esperienza cognitiva” (Carlo Infante). Pensia¬mo alla multimedialità, alla realtà virtuale, esperienze fisiologiche di “immersione” che l’evoluzione del mezzo già ci offre, ancor prima che una qualunque teoria abbia fatto in tempo ad interporsi tra noi e la macchina: Siamo pronti? Sì, se siamo disponibili nei confronti del NUOVO.

5. Quali testi?
Vorrei ora affrontare il punto che, come insegnante, mi interessa di più.
Date queste premesse, come deve essere predisposto il testo da immettere nel computer? Bisogna fare i conti con i limiti della pagina video (una ventina di righe di 65/80 caratteri). Lo schermo tuttavia (non dimentichiamolo) può essere sfruttato in profondità, facendo apparire e scomparire delle finestre.
Alcuni sono abituati allo scorrimento in verticale dei testi dei wordprocessor. Secondo me è una cosa da escludere per l’uso didattico, perché fa venire il mal di mare (così come è da escludere l’idea folle di trascrivere interi libri al computer, sempre con questa tecnica insopportabile dello scorrimento verticale).
E allora che cosa?
Allora, quello che si può fare è seguire una logica ipertestuale, cioè scomporre il testo in una successione di unità logico semantiche, ciascuna di senso compiuto, ma tutte fra loro collegabili, adatte ai limiti dello schermo.
E come si passa dall’una all’altra?
Beh, questo è semplice: ogni unità contiene in se la chiave per passare alle altre. Bisogna quindi CAPIRE per poter scegliere la direzione successiva. Ho parlato di direzione perché non è un processo lineare, ma una navigazione in un arcipelago.
Anni fa ho elaborato, insieme ad altri amici, una specie di proto ipertesto (La Sfida diAngelPapailor), che sfruttava un semplice meccanismo: in (quasi) ogni pagina di testo, alcune parole erano scritte in maiuscolo. Digitando l’una o l’altra si potevano scegliere percorsi differenziati. E fin qui, nulla di strano: esistono anche dei piccoli libri (della serie “Siete voi l’eroe di questa avventura”) che si servono di un simile meccanismo. Ma noi avevamo messo una cura particolare nella scelta di tre diversi livelli di lingua (tecnica, narrative, poetica) corrispondenti a tre diversi itinerari del programma. Il lettore doveva quindi cimentarsi con tre diverse modalità espressive, esplorando una rete complessa e sviluppando abilità differenziate. Come si vede, nulla a che vedere con il libro tradizionale. Un approccio esplorativo, “agito”, fortemente interattivo a tutti i livelli, finalizzato all’acquisizione di registri linguistici diversi.
Dipenderanno quindi da voi la qualità, l’interesse, l’estensione e soprattutto la segmentazione del testo da immettere nel computer (ma attenzione: GARBAGE IN, GARBAGE OUT…).
Per finire: il computer per la lettura non “sostituisce” niente, né il libro, né il professore. È una cosa diversa, è un’avventura, un’esplorazione, un veicolo intrigante, uno specchio…
E si può spegnere.

Bibliografia essenziale
Calvani A. (1990), Dal libro stampato al libro multimediale, La Nuova Italia, Firenze.
Mantovani G. (1991), La qualità dell’interazione uomo computer, Il Mulino, Bologna.
Scavetta D. (1992),Le metamorfosi della scrittura Dal testo all’ipertesto, La Nuova Italia, Firenze.
Laufer R., Scavetta D. (1992), Texte, Hypertexte, Hypermedia, Que saisje, n. 2629, P.U.F., Paris.
Landow G.P. (1992),Hypertext, The Johns Hopkins Univerity Press, Baltimore, trad it. (1993) Ipertesto Ilfuturo della scrittura, Baskerville, Bologna.
Penna M.P., Pessa E. (1993), Introduzione alla psicologia connessionistica, Di Renzo Editore, Roma.
Angelelli R. Di Santo P. Flores B. Musarra P., (work in progress), La Sfida di AngelPapaflor (il prototipo è consultabile presso la Biblioteca del Software Didattico del CNR di Genova, via dell’Opera Pia, 11)