Enter your keyword

Atti Seminari e Convegni

La lente d’ingrandimento sull’attività di lettura

Che cos’hai capito?

In un seminario dedicato alla lettura ci è sembrato opportuno iniziare i lavori con un laboratorio in cui si potesse analizzare nei dettagli, come con una lente d’ingrandimento, l’attività di Lettura autentica svolta in due classi della Dilit International House, con due differenti modalità.
Entrambe le classi, che chiameremo classe A e classe B, avevano 10 ore di studio alle spalle.

Questo è l’articolo proposto:

L’attività di lettura in entrambe le classi è durata 30 minuti. Alla fine dei 30 minuti sia nella classe A che nella classe B l’insegnante ha intervistato uno studente, scelto a sorte, ponendogli questa domanda: “Che cos’hai capito?”.

Questa è la trascrizione di ciò che ha risposto lo studente della classe A:

Ins: allora, dai. raccontami che cosa ti ricordi.
Stud: sì.una…oh…una pietra… gioella…
Ins: se hai qualche domanda puoi chiedere.
Stud: sì. in questa racconta molta gente hanno avuto una pietra… fermacarte?
Ins: uhm
Stud: fermacarte. la fermacarte è una pietra… un… un gioella dall’Africa riginalmente ahm… un milit… milit.. militardo non ricordo suo nome dare un regalo per un uomo un ufficio estere… estere… basta.
Ins: me le puoi dire in inglese… inglese
Stud: in English?
Ins: si, tutto quello che
Stud: mainly what I picked up was that il was a paper weight. A very valuable jewel that comes from Africa that several people bave had in their possession. I guess this one wealthy man gave it as a gift to someone in the in the Goverment Interior or Exterior whatever and I guess it was used as a paper weight or something and it just turned up on the with Televisione Giornale un racconto a story was told about how it had passed through different different people had had it went through Africa… people had it during wars. That’s all I picked up. * *
Ins: è tutto?
Stud: basta.

**Traduzione
Stud: sostanzialmente quello che ho capito è che si trattava di un fermacarte. Un gioiello di grande valore che viene dall’Africa e di cui molte persone erano state in possesso. Mi sembra di aver capito questo; un uomo facoltoso lo ha dato in regalo a qualcuno nel Ministero degli Interni o Esteri, o qualcosa e credo che sia stato usato come fermacarte o qualcosa del genere. Ad un certo punto al Telegiornale viene raccontato come fosse passato attraverso diverse… diverse persone ne erano state in possesso, aveva attraversato l’Africa, le persone lo avevano avuto durante le guerre… Questo è quello che ho capito.

Questa è la trascrizione di ciò che ha detto lo studente della classe B:

Stud: C’è un uomo ehm lui ha fatto la guerra e è diventato prisoniero in Kenia par gli inglesi e dopo questa situazione lui andava in centro Africa e ha lavorato con l’oro, pietro preziose e cose così e dopo lui è andata a Etiopia e ha lavorato per… ( ) con un valigio pieno di rigali di l’imperatore con… lui ha lavorato con segretario dell’imperatore. Allora quando è arrivato qui in Italia lui ha vi… viso… vissuto con un pensione di 350.0001ire e volie andare all’ufficio esterno ufficio per avere un po’ di più di pensione di guerra, 85.000 lire di più. Allora quando lui è arrivato all’ufficio ha una donna d’origine eritrea ha. .. aiutarlo a avere il pensione in fretta. Allora lui quando lui ha visto che l’impiegata è molto gentile lui ha dato come un regalo un pietro opaca del regalo di Etiopia. E qualche giorni dopo lui ha visto l’impiegata alla televisione, sta parlando che lei ha ricevuto come un regalo di un conosciuto un pietro opaco, questo, ha montrare così, e il valore della pietro è di miliardi e allora lui è venuto qui e cominciato a cercare l’impiegata ma non l’ha trovata. Allora che peccato. A1 fine parlare di… che lui è andato… o non sono sicuro, ma lui è andato a Termini cercare la donna e il marito della donna non volere ricevarlo. Sì, qualche cosa così, ma non sono sicuro per la fine della storia. Che peccato!

“Quale dei due studenti offre una rappresentazione (dell’articolo) più esaustiva rispetto ad un lettore di madrelingua?”

Questa è la domanda che pongo al lettore e che ho posto ai partecipanti al seminario. Questi ultimi, che avevano anche ascoltato la registrazione audio delle interviste, hanno analizzato il materiale discutendo in gruppi di tre e si sono trovati d’accordo nell’affermare che la rappresentazione più esaustiva era quella offerta dallo studente della classe B.

Gli ultimi minuti di questa prima parte di laboratorio li ho dedicati a rispondere alle domande che mi sono state poste.

Domanda: Ci può dire quali sono le modalità con cui le due classi hanno letto?
Risposta: Allora. Nella classe A l’insegnante ha detto: “Avete 30 minuti per leggere quest’articolo” e basta. Nella classe B, invece, l’insegnante ha dato quattro minuti di tempo per leggere l’intero articolo, sottolineando che dovevano arrivare alla fine. Allo scadere dei 4 minuti ha detto: “Voltate il foglio (con l’articolo) e, a coppie, scambiatevi le prime impressioni e qualche informazione che ricordate”. Dopo 2 minuti circa: “Adesso rileggete, ancora in 4 minuti”. Poi di nuovo: “Adesso scambiatevi impressioni ancora, altre informazioni”. Insomma, in 30 minuti gli studenti hanno letto l’articolo quattro volte, sempre avendo a disposizione 4 minuti e si sono scambiati impressioni e informazioni quattro volte, due delle quali con compagni diversi. Quindi ogni studente si è confrontato con tre compagni diversi.

Domanda: Di che nazionalità sono i due studenti?
Risposta: Il primo statunitense, Arkansas. Il secondo malgascio.

Domanda: Ma sono dello stesso livello?
Risposta: Hanno tutti e due 100 ore di studio, le classi in cui studiano sono differenti, come differenti sono gli orari di studio.

Domanda: Le due classi hanno sempre letto nello stesso modo?
Risposta: Sì. Nella classe A si è sempre letto ciascuno utilizzando i 30 minuti comò preferiva. Nella classe B l’insegnante ha sempre gestito l’attività come ho detto prima, alternando la lettura alla consultazione con un compagno.

Domanda: Chi ha intervistato questi studenti?
Risposta: I rispettivi insegnanti.

Domanda: E come hanno motivato, giustificato, l’intervista? Insomma c’era un microfono, un registratore…
Risposta: Sì. Ciascun insegnante ha spiegato ai propri studenti che aveva bisogno di quelle registrazioni per una sua ricerca. Allora, nella classe A alla fine dei 30 minuti di lettura uno studente veniva intervistato dall’insegnante e gli altri si raccontavano a coppie, ciò che avevano capito.
Nella classe B l’insegnante si proponeva a uno studente nell’ultima consultazione, come compagno a cui riferire tutte le informazioni acquisite.

Domanda: Quindi era una prassi per tutte e due le classi.
Risposta: Sì. Esatto.

Domanda: E gli studenti come hanno preso la cosa?
Risposta: Mah, non ci sono stati problemi di nessun tipo. Gli insegnanti non hanno detto una cosa diversa dalla realtà. Era tutto alla luce del sole.