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Atti Seminari e Convegni

Il materiale inautentico è solo una versione leggermente pulita rispetto al parlato naturale o è proprio un’altra cosa?

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Mio obiettivo era quello di mettere a confronto due differenti tipi di regi­strazioni, proposte entrambe, dai manuali in cui rispettivamente compaiono, co­me materiale di ascolto da usare in classi di italiano L2, di rilevarne le diverse caratteristiche e di individuare se una delle due, e quale, sia maggiormente con­facente agli scopi didattici dichiarati.

Per iniziare, ho sottoposto ai partecipanti al seminario il brano registrato di cui riporto qui di seguito la trascrizione[1].

  1. Allora. stasera dove andiamo?
  2. Mah, non so.Tu, Francesca, hai qualche idea?
  3. Al Corso danno l’ultimo film di Fellini. La critica ne ha parlato bene.
  4. Maria però l’ha già visto e non Le è piaciuto molto. Dice che non è più il Fellini di una volta.
  5. Maria di cinema non ne capisce niente, anche se si dà arie da intellettuale.
  6. Ma dobbiamo proprio andare al cinema, stasera?
  7. Ah! Al Maschio Angioino ci sarebbe una compagnia che fa teatro sperimentale.
  8. E per i biglietti?
  9. Non preoccupatevi: conosco io qualcuno.

A questo punto ho assegnato ai partecipanti un compito: fare uno schema della sequenza degli atti comunicativi preminenti contenuti nel dialogo. L’esito è stato il seguente:

  • A invita a decidere su come passare insieme la serata.
  • B esprime incertezza. Stimola una proposta da parte di C.
  • B fa una proposta. Introduce una informazione a supporto della proposta fatta.
  • A obietta alla proposta di C riferendo il parere di una conoscente.
  • B obietta all’obiezione di A screditando la validità del parere della conoscente.
  • B invita a prendere in considerazione un tipo di proposta diverso da quello fat­to da C.
  • A fa una nuova proposta.
  • B menziona un problema da risolvere per realizzare la proposta di A.
  • A risolve il problema posto da C.

Il dialogo è pertanto caratterizzabile come una trattativa attivata da un espli­cito invito ad arrivare ad una decisione comune su un dato argomento.

Nuovo compito per i partecipanti: costruire un dialogo tra due interlocutori servendosi dello schema estratto dal dialogo precedente (con adattamento quin­di da tre parlanti a due) e partendo dalla battuta Decidiamo se darci del tu o del lei.

Riproduco qui un campione scelto a caso tra quelli forniti dai presenti, tutti peraltro, pur nelle specifiche diversità, ben svolti e fedeli allo schema modello.

  1. Decidiamo se darci del tu o del lei.
  2. Mah. Pensiamoci un attimo.
  3. Per me va benissimo darci del tu, visto che dobbiamo lavorare insieme.
  4. Io preferirei di no. Il direttore giudica imbarazzante nei rapporti di lavoro mescolare la sfera confidenziale con quella formale.
  5. Ma il direttore è rimasto fermo a trent’anni fa.
  6. Allora facciamo così: in sua presenza ci diamo del lei e in sua assenza del tu. A. E se viene fuori un tu in sua presenza?
  7. Non ti preoccupare, è quasi sordo.

Ho fatto quindi ascoltare il brano di un dialogo registrato effettivamente in­tercorso tra due nativi, brano avente spontaneo inizio con la battuta indicata ai partecipanti[2]. Eccone la trascrizione:

A. Decidiamo se darci del tu o del lei.
B. Come vuole.
A. È sempre un mio problema.
B. È sempre un suo problema. Guardi,               A. Se io
005     le dirò che io sono un timido eee…l’approccio col prossimo
    proprio sempre, mi è sempre un pachino difficoltoso. Tanto per
    dire insomma, in un ambiente dove si lavora, fra colleghi ci si
    dà di solito del tu, eeeh, vero? Io lavoro dal 1966
    all’Enciclopedia Italiana, all’Istituto dell’Enciclopedia
014     Italiana, cosiddetta Treccani, e c’è una persona… Ecco, però
    bisogna che dica che questa persona è del tutto particolare,
    direi che è un po’ fuori dalla norma comune e che non mette a
    proprio agio il prossimo per certe cose,
    persona                                            A. È anticonvenzionale
015     delicatissima, ma appunto perché la si sente anche forse troppo
    delicata, uno non non non la accosta con quella distensione che
    di solito si ha. Ebbene, dal ’66 io ancora quella persona, con
    la quale lavoro a fianco tutti i giorni, insomma, in un tavolo
    accanto, e ci diamo ancora del lei. Tanto che un amico comune è
020     entrato un giorno, “Ma—dice—come? Voi vi date ancora del
    lei?!”. “Eh, ma—dico—ecch infa… eeeh—dico—io
    gnz. . . “, insomma cosa dovevo dire, dico “Si, ma ins. . . “. E
    quell’altro dice “Va bene così,—dice—abbiamo cominciato
    così”. A scuola per esempio ci sono dei… si, anche lì,
025     colleghi, ci sono di quelli che entrano in sala dei professori,
    non so se lei…, me lo dirà dopo se ha (ride) bazzicato o no
    mai le scuole, no? dove… dove ci s’incontra quei cinque
    minuti dieci minuti che precedono la lezione fra una lezione e
    l’altra. Ebbene, ci son quelli che entrano la prima volta, danno
030     subito del tu, indipendentemente anche dall’e dall’età.
A. Sì
B. Ecco, adesso c’è anche un fatto. Che io, essendo vecchio, ho
    ho ho ho alcune volte paura, dando del lei, di di di di fare
    pesare, non so, il fatto che sono vecchio, insomma, e di di di
035     imporre un lei o per, così, p p p. non dico per darmi delle
    arie, ma insomma anche per il fatto che sono vecchio. Quindi eee
    alcune volte proprio devo dire “Oh, guardi, guarda
    guardi, anzi diamoci del tu da da da questo momento, perché non
    vorrei appunto che si pensasse che io. . . ” (ride) Lei cosa
040     preferisce?
A. Ma e aa me succede che scatta un mecca un meccanismo
    per cui mi ritrovo a dare del tu o a dare del lei
    Però non è un meccanismo                           B. Ecco be’, ma è buo..
    diciamo
045 B. È buono questo meccanismo.
A. totale, nel senso che io poi do sempre del lei o do sempre
    del tu. Succede che magari in un dato momento mi ricompare il
    lei, improvvisamente, così,
    si pianta lì e io non riesco più                                     B. Sì. Sì. Sì. Sì.
050     a parlare con la persona dandogli del tu. Però, se l’altra
    persona me lo fa notare, io persevero magari nell’errore fra
    il tu e il lei. Se non me lo fa notare, è capace che io supero,
    così, quell’impatto e magari do del Dei, del tu o del lei.
B. Sì, però le viene le viene da dentro, le viene fatto insomma
055     da dentro, non è una cos        una cosa          A. Sì, ma s
                                                                          è un meccanismo
    formale, eh, evidentemente è qualcosa              Sì, è un meccanismo
    di sentito. di meccanismo i… interno.
A. Sì, mi s… perché poi mi scatta indipendentemente dall’età
060     della persona, indipendentemente da certi fattori che sono
    normali
B. Hm, hm.
A. per cui scatterebbe un lei o un tu.
B. Sì, sì.
065 A. Cioè mi scatta con una persona giovane, il lei,
    improvvisamente senza acc…                                    B. Ecco.
    È un meccanismo di allontanamento,
    di… tentativo di estraneare l’altra                    B. Di allontanamento.
    persona.
070 B. Si, di estraneamare. Sì
    ha detto bene. Tanto è vero che,                    A. È probabile.
    guardi, io adesso, appunto, mi riferisco ancora alla scuola, che
    è un… a… almeno per metà l’ambiente in cui io mi muovo, in
    cui bipartisco la mia giornata, ai ragazzi io la prima volta che
075     entro, quando ho una classe nuova,
    insomma, io ho giovani che vanno da              A. Sì. Sì.
    dai sedici e mezzo ai diciannove,
    insomma, vero, cioè gli ultimi tre                    A. Si.
    anni, eee dico “Che cosa preferite? Io m…mm…m…mi
080     comporto come voi dite”. E loro naturalmente all’unanimità
    proprio tutti dice “il tu”. E… dico “Bene”guardate, è quello
    che io proprio volevo, perché io ho sempre fatto così, insomma
    ho sempre dato del tu, insomma, a voi perché vi sento più
    vicini. Hm. . . insomma ci vediamo, se non tutti i giorni, quasi
085     tutti i giorni. Se io vi dicessi del lei, mi sembrerebbe di
    trattare, non so, dico, s… a a a te—dico a ‘na ragazza—
    da da da addirittura ti vedo per tre anni, ti dò del lei, mi
    sembra, non so, di trattare coll’impiegata delle poste che mi fa
    il conto corrente, colla… colla barista, insomma, co… con
090     la cassiera del bar, ecco. Ne ho quest’impressione proprio di
    allontanamento. Solo che… ecco, voi giovani,
    l’approccio fra voi giovani è molto più naturale di quello che
    non fosse un tempo.
A. Sì.
095 B. Almeno insomma di quando ero giovane io, forse, insomma.
    Adesso non dico che… che non ci davamo, non so, del voi, come
    Proust eeeh… dava alla sua amica Gilberte, non dico questo,
    insomma, che non ci dessimo del lei. Però ogni i giovani, eh eh
    eh più istintivamente, ap…                 A. Hanno un approccio
100                                                                più immediato.
    più, un approccio più immediato. Però sono contento se lei per
    esempio adesso mi dà del tu, anzi, mi inorgoglisce, vuol dire
    che non mi sente così distante e così vecchio.
A. No, in effetti no. L’impressione… no, non è asso… nel mio
105     caso, mmm, diciamo, il meccanismo di dare del lei o del tu non è
    assolutamente legato all’età.
B. Ah no?
A. Mentre vedo che per lei è importante
B. Eh be’ io… ah, per me è più                                      A. questo
110     facile. Sì, è facile adesso darle del lei a…, sa perché?
    perché la vedo un pochino come una dell’e mie ragazze,
    insomma.                                                                 A. Sì.
    Cioè il fatto che sia,giovane mi mi mi mi, così mi mette più,
    forse, a mio agio e mi… me lo rende più facile,
115     insomma.                                                                 A. Ma c’è anche…
    Lei non lo sen…? Ah no? Come mai…?
A. No, non lo sento assolutamente,
    non lo sento un problema di età.                                B. Bene! Questo mi fa
                                                                                     piacere. Io anzi
120                                                                                        tutto contento, mi
                                                                                      frego le mani
A. No no, eeeh, anzi al contrario                                        dalla,gioia. Io forse
    non la sento né distante come età                                  non mi sento poi
    né distante come persona                                             così. . .
125 B. Bene.
A. La sento molto viva.
B. Bene.
A. Però vede che gli sto dando del lei.
B. Sì sì sì. Ah già, mi dà, mi sta d…
130 A. Dovrei dare del tu.
B. Be’, al…, comunque… Comu…                                  A. Facciamo un…
    Facciamo. . .                                                                come capita.
    Sì sì. Se viene un misto, se viene
    un melange, va bene lo stesso.

Ricapitolando: il secondo dei due brani riportati è la trascrizione di un parla­to spontaneo, nella cui realizzazione due parlanti hanno interagito come meglio credevano, senza ricevere alcuna prescrizione relativa all’argomento, al compor­tamento linguistico e non, al che cosa fare, ecc. Il primo dei due brani è invece manifestamente un dialogo scritto a tavolino e successivamente registrato da di­citori. Definiamo pertanto il primo brano come inautentico e il secondo brano come autentico.

Muovendo dalla premessa generale—che verrà ripresa e più accuratamente analizzata in seguito—che è decisamente più opportuno mettere a contatto gli studenti con la lingua autentica, passiamo ora a considerare più da vicino alcune delle principali differenze tipologiche tra i due testi esaminati, che indicheremo rispettivamente con TI (inautentico) e TA (autentico). In questa rapida rassegna tralasceremo esempi e osservazioni riguardanti la fonologia, che sarebbero di gran­de interesse, ma che il lettore non potrebbe personalmente verificare non dispo­nendo dell’originale audio.

  1. Innanzitutto, TI differisce nettamente da TA riguardo a quella che possiamo chiamare pianificazione soggettiva del discorso. Cioè in TI ciascuno dei parlanti si comporta innaturalmente come se il rapporto tra pensiero e linguaggio fosse del tipo “prima penso chiaramente a tutto ciò che voglio dire con la mia battu­ta, poi costruisco mentalmente una sequenza di enunciati che manifestano lin­guisticamente tale pensiero, e solo a questo punto inizio a parlare ed esprimo a voce alta tale sequenza”. Tale processo dà luogo, come in effetti accade in TI, ad una strutturazione idealizzata di tipo sia morfosintattico, sia lessicale, sia fo­nologico.
    Ma in realtà le cose non stanno così. E infatti in TA assistiamo ad una ab­bondante varietà di fenomeni come ad esempio i seguenti

    1. righe 017‑019:Ebbene, dal ’66 io ancora quella persona, con la quale lavoro a fianco tutti i giorni, insomma, in un tavolo accanto, e ci diamo ancora del lei.Anacoluto (incongruenza di nessi sintattici).
    2. righe 024‑025:A scuola per esempio ci sono dei. . . sì, anche di, colleghi.Frapposizio­ne di un inciso tra determinante (dei) e sostantivo (colleghi).
    3. riga 070:Estraneam[ento] + [Estrane]are.
    4. riga 085:Se io vi dicessi del lei.Locuzione impropria.
    5. righe 085‑089:mi sembrerebbe di trattare, non so, dico, s… a a a te—dico a ‘na ragazza—do do do addirittura ti vedo per tre anni, ti do del lei, mi sembra, non so, di trattare coll’impiegata delle poste che mi fa il conto corrente.No comment.
    6. riga 086:dico a ‘na ragazza.Inserzione di un dialettalismo incongruo con il registro usato dal parlante.
  2. Inoltre in TI si riscontra una pianificazione dell’interazione linguistica tra i parlanti ben diversa che in TA e lontana dalla naturalezza: in TI vi è una estrema disciplina interattiva che determina p.es. rispetto del turno, assenza di sovrap­posizioni, interventi brevi ecc., benché si tratti di una situazione comunicativa che si svolge tra amici e che ha come oggetto una trattativa.
    Si consideri, per contro, TA. Nella trascrizione riportata sopra sono sottolineati i vari casi di sovrapposizione. Tra di essi, inoltre, quelli ad esempio di riga 043 e di riga 115 costituiscono dei chiari tentativi di rubare la parola all’altro. Quan­to alla estensione poi dei rispettivi interventi, giudichi il lettore.
  1. In TI l’intera vicenda comunicativa si dipana sul medesimo argomento (cosa fare stasera) e sulle stesse funzioni di base (proporre, argomentare, obiettare ad una proposta, ecc.). Si ha quindi, in TI, dall’inizio alla fine, una perfetta lineari­tà, coerenza e sistematicità tematica e funzionale.
    Un rapido sguardo a TA pone in risalto invece un effetto di “circumnavigazio­ne”, in cui la rotta centrale si frange spesso in diramazioni accessorie e collatera­li. E per di più l’intera trattativa si conclude con la decisione di non decidere.
  1. Infine i parlanti di TI si esprimono come se fossero degli automi, nel senso che ogni loro enunciazione è perfettamente ed esclusivamente informativa e tra­lascia come non pertinente ogni traccia di interazione emotivo‑affettiva.
    Un esempio per tutti: righe 032‑040 Ecco, adesso c’è anche un fatto. Che io, essendo vecchio, ho ho ho ho alcune volte paura, dando del lei, di di di di fare pesare, non so, il fatto che sono vecchio, insomma, e di di di imporre un Lei o per, così, p p p. non dico per darmi delle arie, ma insomma anche per il fatto che sono vecchio. Quindi eee alcune volte proprio devo dire “Oh, guardi,guarda”guardi, anzi diamoci del tu da da da questo momento, perché non vorrei appunto che si pensasse che io. . . ” (ride) Lei cosa preferisce?

Concludendo: se, come noi crediamo, i principali scopi per cui viene usata in classe una registrazione sono che lo studente

‑ impari a comprendere nativi che parlano in modo naturale e spontaneo,

‑ abbia l’opportunità di apprendere per via analitico‑razionale e di acquisire per via inconscia la grammatica (nella accezione stessa) della lingua‑bersaglio, ‑ possa entrare a contatto con la cultura (da intendersi in senso antropologico) dei nativi manifestata tramite comportamenti linguistici, allora al lettore la scelta tra un tipo di materiale didattico come TI e un tipo co­me TA, nonché la risposta al quesito annunciato nel titolo.

[1] La registrazione si trova in Buongiorno 2, Klett Verlag.