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Discussione di una lezione dimostrativa della Ricostruzione di conversazione

La presente relazione ha luogo al termine della discussione che è seguita alla Ricostruzione di conversazione simulata di Stefano Urbani. Presenti sei insegnanti tre dei quali “naturalizzati italiani” e tre effettivi.

Terminata la dimostrazione, Stefano Urbani divide i partecipanti in due gruppi e chiede loro di ripercorrere, il più fedelmente possibile, le varie fasi |del lavoro svolto. Dà loro, inoltre, la possibilità di tornare a riascoltare la registrazione (ha registrato l’intera dimostrazione) ogni qualvolta lo desiderino.

L’enunciato da lui ricostruito è stato tratto da una conversazione autentica svoltasi tra due persone di madrelingua italiana ed è il seguente:

A: Ma certamente sì, per tutti ci sono delle difficoltà di ambientamento…

I due gruppi di insegnanti iniziano dunque a ripercorrere le tappe che li hanno guidati alla ricostruzione dell’enunciato. Entrambi hanno ritenuto molto importante ridefinire il contesto extralinguistico nel quale la conversazione si è svolta; ne hanno quindi descritto gli autori (in questo caso le “autrici”), la relazione psicologica esistente tra loro, l’ambiente fisico nel quale tale conversazione ha avuto luogo, ecc.

Quest’ultimo aspetto sembra particolarmente interessante perché tutti i partecipanti sono convinti della fondamentale importanza dell’ambito extralinguistico della conversazione. Come a dire che, se lo studente non ha chiara la situazione oggettiva, la “realtà” dei parlanti, la relazione psicologica e il rapporto che c’è tra questi, non potrà ricostruire un enunciato autentico, né calarsi nella situazione reale per farlo.

A questo punto della discussione una delle insegnanti presenti chiede agli altri se ricordano in quale momento della Ricostruzione Stefano abbia voluto introdurre il “ma” iniziale (“Ma certamente sì…”). Secondo lei questo sarebbe stato introdotto prima della riflessione fonologica e, più precisamente, prima di stabilire quale fosse il nucleo dell’unità tonale ricostruita:

I Ma certamente  I per TUTti ci sono delle difficoltà di ambientamento |

ma secondo un’altra insegnante l’introduzione del “ma” sarebbe avvenuta dopo la riflessione fonologica.

La domanda viene quindi rivolta a Stefano Urbani il quale la rimanda all’intera “classe” che sembra subito essere d’accordo sulla necessità di avere un enunciato completo per poter riflettere sulla fonologia.

Gli insegnanti affermano di non ricordare come il “ma” sia stato introdotto e Stefano li rassicura riconoscendo che, se non lo ricordano, molto probabilmente è perché lui non è stato abbastanza incisivo. L’insegnante che presenta una Ricostruzione di conversazione deve soprattutto essere chiaro con gli studenti, dare le informazioni giuste al momento giusto, e non sempre questo accade. Nel caso specifico Stefano, dopo aver ricostruito l’enunciato, ha detto: “C’è qualcosa all’inizio della frase” e più precisamente “quando A comincia a parlare, pensa all’intera frase che vuole esprimere a tutto il suo intervento è in opposizione a quello che ha affermato B. A esprime accordo inizialmente, ma è in opposizione con quello che dirà…”.

Un partecipante alla discussione riconosce allora che Stefano ha insistito sulla battuta globale e non ricorda che abbia precisato la necessità di una parola all’inizio.

La discussione prosegue con la domanda di un altro insegnante a Stefano. Gli chiede se la Ricostruzione è preceduta – in classe – dall’ascolto del brano da cui viene estrapolata. La risposta è che non è sempre necessario. Si può trattare precedentemente l’Ascolto autentico (dal quale sarà estratta una conversazione da ricostruire), ma con la finalità della comprensione globale. “È importante” – dice Stefano – “che quando vado a proporre la conversazione da ricostruire, gli studenti non la ricordino”.

La parte finale della discussione verte sulla “difficoltà” dell’attività.

A Stefano viene chiesto se propone la Ricostruzione di conversazione anche agli studenti principianti. La risposta è affermativa. Se la lezione è intensiva (di quattro ore), ma non solo, l’attività viene tranquillamente proposta alla classe. Questo meraviglia non poco i presenti, preoccupati del fatto che “gli studenti principianti non hanno niente, non sanno dire neppure ‘buongiorno’…”. Sappiamo, in realtà, che questo non è vero, che non esiste lo studente “tabula rasa” il cui livello è zero. Certo, non ci si può aspettare una capacità di analisi come quella dei partecipanti di oggi da un livello principianti, ma ogni studente ha delle risorse inimmaginabili, una “sorpresa” anche per l’insegnante.

In fondo, anche se lo studente non sa come dire “buongiorno”, lo stesso contesto – per esempio un negozio in cui A entra per comprare un paio di scarpe – lo esorta a capire che in qualche modo B, la commessa, lo saluta prima di chiedergli cosa desidera. L’insegnante dovrà così ridurre al minimo la parte verbale con le classi di principianti, oltre ad usare moltissimo la gestualità e tutto ciò che riterrà opportuno per guidare lo studente alla ricostruzione della conversazione.