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Bollettini Dilit

Educare alla revisione tra pari

Mi sono trovata ad insegnare per una settimana ad un gruppo di studenti austriaci provenienti da una scuola secondaria, una classe monolingue, dunque, composta da dieci ragazzi di 17 e 18 anni che avevano studiato italiano come lingua straniera per almeno tre anni e venivano presentati dalla loro insegnante come A2/B1.

Volendo tratteggiare brevemente la situazione direi che si trattava di un gruppo di studenti con una storia comune di convivenza scolastica e con dinamiche di relazione tra loro e con l’insegnante tipiche dell’ambiente classe e del contesto di apprendimento di una lingua straniera. Ma, a differenza di una classe di LS, questi studenti erano a Roma per dieci giorni per un programma che prevedeva visite culturali all’interno del quale era prevista una settimana di lezioni intensive di lingua italiana (3 ore al giorno per 5 giorni) e quindi in una situazione di contatto più diretto con la lingua di apprendimento.

In classe hanno lavorato sempre, accettando di buon grado le attività proposte. Un giorno ho proposto un lavoro di scrittura e mi sono ritrovata così con dieci produzioni scritte in italiano e il dilemma di come affrontare con loro un lavoro di revisione del testo. La revisione di un testo scritto, così come la intendo qui, è un’attività in cui gli studenti lavorano a coppie sul testo di uno solo dei due con l’obbiettivo di migliorarlo discutendo insieme i cambiamenti da fare. In questa attività di solito solo l’autore del testo può utilizzare la penna ed ha la decisione finale sulle modifiche, l’altro studente funge da “lettore” attento che osserva, domanda, propone. È un lavoro che richiede molto impegno e un grande sforzo critico e a volte gli studenti, almeno nella fase iniziale, si dichiarano incapaci di vedere i problemi o di risolverli. I miei dilemmi nascevano proprio da qui, avevo notato che molti degli studenti di questo gruppo avevano poca fiducia nel proprio italiano e temevo che il lavoro di revisione si esaurisse in pochi minuti e in una muta dichiarazione di impossibilità a svolgere un lavoro tanto complesso….mi trovavo di fronte alla necessità di mettere in atto una strategia oppure di rinunciare alla revisione e consegnare loro gli elaborati con un mio semplice commento sui contenuti, la coerenza, la chiarezza, lo stile, la forma eccetera… La seconda opzione mi sembrava una dichiarazione di resa e allora ho pensato di fare un passo, piccolo ma, speravo, utile verso un approccio nuovo per loro che probabilmente erano (e sono) abituati a un feedback dell’insegnante e ho pensato di lavorare verso la loro autonomia e consapevolezza come appendenti. In verità non avevo elaborato un piano dettagliato prima di entrare in classe e nutrivo molti dubbi sulla riuscita e sull’efficacia della mia intuizione ma i risultati sono stati superiori alle mie aspettative.

L’attività di revisione nel modo in cui la sto presentando è stata svolta alla fine della loro settimana di permanenza in classe.

  1. Per prima cosa ho distribuito agli studenti i testi che avevano scritto due giorni prima.
  2. Ho detto agli studenti di leggere soltanto il testo. Già in questa fase di lettura alcuni di loro hanno preso la penna e modificato qualcosa.
  3. Conclusa la lettura ho chiesto loro di sottolineare i punti di cui non si sentivano sicuri o sui quali avevano domande.
  4. A questo punto, li ho organizzati in coppie, sedute fianco a fianco, e ho chiesto ad ogni coppia di scambiarsi i testi e di leggere senza alcun commento quello che aveva scritto il compagno.
  5. Terminata la lettura i testi sono stati restituiti ai rispettivi autori ed è stato estratto a sorte il testo su cui lavorare per ciascuna coppia (avevo preparato due bigliettini con su scritto rispettivamente le parole autore e lettore).
  6. L’istruzione è stata: “discutete insieme i punti sottolineati dall’autore e cercate di risolverli”. Per lo svolgimento di questo lavoro ho aggiunto altre istruzioni di rito: solo l’autore può tenere in mano una penna; l‘autore decide se accettare o meno le proposte del compagno; è possibile usare il dizionario e la grammatica; è possibile fare ricorso all’insegnante.
  7. Gli studenti hanno cominciato a lavorare subito.
  8. Via via che le coppie avevano finito di discutere i punti sottolineati (la prima coppia dopo 5 minuti e l’ultima dopo 8), mi avvicinavo e dicevo loro che il lettore doveva aiutare l’autore a vedere altri elementi problematici nel testo e discuterli insieme.
  9. Via via che le coppie dichiaravano concluso il lavoro sul primo testo (la prima coppia dopo ulteriori 8 minuti e l’ultima dopo 12) davo il compito di fare lo stesso lavoro sull’altro testo, scambiandosi i ruoli di autore e di lettore (prima discutendo i problemi sottolineati dall’autore e poi cercandone altri).

Alla fine gli studenti hanno lavorato complessivamente per 30 minuti impegnandosi e prendendo con molta serietà il compito assegnatogli. Non tutti hanno richiesto il mio intervento e non saprei dire quante volte si siano rivolti a me per un dubbio o una questione che non sapevano risolvere da soli ma l’attività mi è sembrata comunque soddisfacente e mi è parso che anche loro l’abbiano vissuta positivamente. Naturalmente non posso affermare che questa singola attività abbia cambiato la percezione di quegli studenti riguardo alle proprie conoscenze e abilità; posso solo basarmi su quello che ho osservato in classe durante l’attività: ho visto degli studenti attivi, motivati, che ascoltavano e si facevano domande, anche quelli che di solito erano timidi e poco propositivi.