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Revisione del Parlato: una nuova possibilità (auto)formativa?

Come insegnante Dilit, lo stimolo ad osservare, analizzare e valutare i fenomeni linguistici è non solo un requisito fondamentale ma anche e soprattutto una conseguenza di un metodo così vicino al “cuore” reale d’ogni percorso didattico: gli studenti. I loro comportamenti e necessità, sia linguistiche che emotive, sono costantemente posti al centro. Ciò, pur salvaguardando il ruolo ambivalente dell’insegnante di lingua straniera.

Da un lato, da qualunque punto lo si guardi, il docente è caricato d’aspettative da parte degli apprendenti. Persone queste che riconoscono lacune più o meno evidenti nella conoscenza ed uso della, in questo caso, lingua italiana. Persone che, con fiducia e dispendio di tempo e denaro, ripongono (anche) nell’insegnante la speranza di delineare, precisare e migliorare le proprie abilità linguistiche.

Quindi, il docente visto sì come guida autorevole ma anche come professionista con dei doveri e delle responsabilità oggettive.

Dall’altro lato, è pur vero che l’insegnante è una testa pensante, esattamente come gli studenti. Un individuo con delle attitudini caratteriali ed una storia professionale che ne influenzano e determinano in modo soggettivo alcune delle scelte all’interno della classe. Dal desiderio di creare un’attività centrata sull’oralità e la cooperatività tra gli studenti coniugate con le competenze professionali e l’indipendenza di pensiero del docente, è nata la Revisione del Parlato.

Esercizio fortemente debitore verso le attività Dilit della Produzione Libera Orale, Puzzle Linguistico e Revisione fra Pari. La prima di tipo comunicativo, la seconda e la terza di tipo analitico.

L’elemento principale che lo differenzia, l’utilizzo della registrazione audio d’una breve conversazione tra studenti (densa di significato personale) ed il suo successivo utilizzo come “testo” da rielaborare.

Quindi, un lavoro fondato su autentica ed immediata interlingua. La registrazione audio come strumento di supporto per un lavoro d’analisi da parte dell’apprendente. Analisi linguistica non solo formale ma anche di contenuto, in cui l’insegnante ed i compagni di classe forniscono le competenze linguistiche e la vicinanza umana necessarie allo studente per poter migliorare non solo la grammatica in senso lato ma anche, essendo quest’ultima un tutt’uno con la cultura in evoluzione dell’individuo, la possibilità concreta di sintetizzare e rendere più fluido il pensare in una lingua straniera.

È bene ribadire tuttavia che le varie prove di Revisione del Parlato ed il presente articolo sono intesi come punto di partenza per un possibile percorso d’approfondimento. L’attività e le sue specifiche possono essere riviste, discusse, ampliate e migliorate. Allo stato attuale, la Revisione del Parlato è stata sperimentata in contesto di lezione sia individuale che collettiva, con apprendenti di livello A2/B1/B2. Fin dall’inizio, anche nella sperimentazione con un singolo studente, l’obiettivo è sempre stato quello di “portare” l’attività in contesto di gruppo e permettere agli studenti di diventare, insieme, i protagonisti del loro apprendere lingua straniera.

Gli studenti sono in totale controllo e scelgono liberamente i percorsi da seguire. Accettano però il reciproco aiuto ed, eventualmente, anche la discreta guida ed il sostegno emotivo dell’insegnante per riuscire ad esprimere quanto meglio le loro idee ed emozioni più profonde in una lingua “non madre”, in un nuovo e nebuloso “io” italiano.

Procedimento (durata approssimativa: 1 ora)

0 – Dividere gli studenti in coppie o, al massimo, in un gruppo di tre (nel caso ad esempio di 3, 5, 7, 9 studenti presenti e così via…). [Da notare quello che è successo nelle due prove di gruppo effettuate: nel primo caso ho scelto io gli abbinamenti in base a criteri caratteriali/linguistici; nel secondo caso gli studenti hanno potuto liberamente scegliere dove sedersi formando delle coppie che, sia sul momento che a posteriori, si sono rivelate decisamente equilibrate ed efficaci]

Posizionare i gruppi, se possibile, in punti lontani della classe. Gli studenti di ogni gruppo sono uno di fronte all’altro esattamente come nella Produzione Libera Orale.

Chiedergli di lasciare sul banco tre sole cose e nient’altro: 1 foglio bianco A4 1 penna 1 supporto per la registrazione audio (cellulare, tablet, registratore dedicato o qualunque altra apparecchiatura) NO dizionario, né cartaceo né digitale.

  1. Chiedere agli studenti di parlare liberamente, per un minuto, d’un tema particolarmente significativo loro assegnato sul momento. Dev’essere un argomento accattivante e transculturale, in grado di generare una forte risposta emotiva e dare spazio ad una riflessione rapida ed allo stesso tempo profonda. È un dialogo. Non c’è ripetizione o modifica, la produzione linguistica è unica. Devono registrare la conversazione, ognuno con il proprio apparecchio (magari tenendoli in mano, sospesi, davanti alle loro bocche ed a metà tra di loro).
    Il tema “caldo” ed il ben poco tempo a disposizione sono funzionali ad un ritmo del parlato il più alto possibile. Gli studenti devono alternarsi nella conversazione. Questo è un punto che è bene ribadire più volte con loro (dopo l’assegnazione dell’argomento, in modo così da dargli ancora più tempo per pensare a cosa dire). È necessario siano perfettamente consapevoli d’avere solo circa 30 secondi a testa per esprimere le loro idee. Non possono stare in attesa, non possono scegliere una strategia passiva.
    Inoltre, assegnando un solo minuto di conversazione, anche la scelta del periodo da analizzare diventa molto più semplice e rapida. Ciò perché in un caso o nell’altro (ovvero sia le due metà) gli studenti dovrebbero semplicemente preoccuparsi di scegliere o un punto di fine o uno d’inizio, senza la preoccupazione di dover “tagliare” una parte della conversazione (cosa che a molte persone poco inclini all’uso della tecnologia può risultare, come minimo, poco famigliare). Garantire la massima fluidità possibile ad un’attività di gruppo come questa è un requisito fondamentale.
    [Nel caso specifico delle due prove da me effettuate, gli argomenti discussi (molto aperti e liberi) sono stati: “L’amore è…” e “L’amicizia è/non è per sempre”. È necessario portare lo studente ad esprimere, almeno un minimo, la propria interiorità e complessità di visione su di un argomento accettabilmente intimo. Questo, per garantire una successiva ristrutturazione del testo su più livelli d’analisi psico-emotivi e linguistici.]
  2. Gli studenti riascoltano 1 volta la registrazione per intero, familiarizzandosi con la loro stessa voce in italiano e già iniziando un lavoro di rielaborazione delle informazioni contenute nel testo audio.
    [Far presente agli studenti che non c’è nulla di cui vergognarsi nel far sentire la propria voce. Sia l’insegnante che il compagno di classe erano lì anche quando lo studente ha parlato la prima volta. Quindi non c’è nulla di nuovo.]
  3. Chiedere di selezionare i 30 secondi iniziali o quelli finali. [Ovviamente, concordando un medesimo punto di fine o d’inizio per garantire la massima precisione ed uniformità possibile.]
  4. Su di un foglio, gli studenti trascrivono fedelmente ciò che hanno detto nei 30 secondi scelti. Devono riportare esattamente le parole dette, senza alcuna modifica. [Incluse anche le interiezioni tipiche del parlato come “Hmm” “Ehm” e via dicendo.]
  5. Una volta completata la trascrizione e previo controllo, da parte loro, dell’assoluta uguaglianza tra le due versioni dello stesso testo audio, gli studenti passano alla fase di revisione del testo scritto. Questa parte dell’esercizio è in tutto e per tutto uguale all’attività Dilit della Revisione fra Pari. Unica eccezione è, chiaramente, il fatto che leggendo il testo sia a voce alta che nella propria mente, gli studenti rielaborano sia consciamente che inconsciamente la propria produzione orale.
  6. Una volta gli studenti siano ragionevolmente soddisfatti, chiedergli di trascrivere la nuova, riformulata versione del testo. La “bella” copia insomma. Se possibile, sullo stesso foglio precedentemente usato.
    [Qui, i differenti tempi di lavoro dei vari gruppi potrebbero creare rallentamenti, vuoti periodi d’attesa o confusione in classe. Compito d’uno scaltro, competente ed empatico insegnante di lingua sarà quello d’armonizzare l’intera classe su d’una media durata del lavoro. Calcolata sul momento, in tempo reale.]
  7. Gli studenti rileggono per tre volte, ad alta voce ma solo tra di loro, l’elaborato finale.
  8. Ultima rilettura del testo migliorato ma, questa volta, ri-registrandosi. Tutti insieme ed allo stesso tempo.
  9. Gli studenti riascoltano la registrazione finale.
  10. Titoli di coda, saluti e proporre agli studenti di fare – a casa – lo stesso lavoro sull’altra metà del file audio o su di uno completamente nuovo.

Un limite di quest’attività può essere rappresentato dalla minore se non del tutto assente spontaneità con cui l’apprendente ri-dice, alla fine, il testo iniziale. Effettivamente, il punto 8 è un esercizio ortoepico piuttosto che una libera produzione orale. Rimane però il fatto che esso sia solo uno stadio intermedio tra uno spontaneo ma insicuro parlare ed una possibile, futura e più consapevole produzione orale.

Durante la sua osservazione, la Revisione del Parlato ha prodotto risultati piuttosto interessanti, soprattutto nell’ambito dell’auto analisi e valutazione delle forze e debolezze linguistiche.

Nelle facoltative interviste post-attività i vari studenti hanno tutti concordato nel riconoscere al lavoro appena svolto una sicura efficacia, rimanendo colpiti dalla ricchezza di sfumature con cui poter liberamente esprimere se stessi. Il semplice riascoltare la propria voce più e più volte ha inizialmente generato un senso di alienazione e scontento poi mitigato ed infine valorizzato dalla possibilità di riformulare il testo audio ed ottimizzarlo. Nella maggioranza dei casi, divertendosi.