Cerca

post

L’importanza della Produzione libera orale

“È inutile cercare di far fare una Produzione libera orale a principianti: non riescono a dire ciò che vogliono. Quindi, o parleranno nella lingua madre, o rimarranno zitti, o sarà per loro solo un’esperienza frustrante”.

Affermazioni del genere sembrano conformi al buon senso.

Solo che in questo mestiere abbiamo imparato a diffidare del cosiddetto buon senso. Spesso il “buon senso” di oggi non è altro che la teoria degli studiosi di ieri. E nel nostro campo abbiamo visto quanto di dannoso c’è stato nella teoria di ieri. (Vedi, per esempio, l’estrema povertà dell’input linguistico a disposizione degli studenti in aule dove predomina ancora la teoria di ieri.)

Esaminiamo l’affermazione dal punto di vista pratico. Prendiamo innanzitutto la prima parte del secondo periodo: “parleranno nella lingua madre”. Questa è vera se almeno una delle seguenti condizioni non viene rispettata. Al contrario, se tutte vengono rispettate (e dipende dall’insegnante) non è più vera.

  1. Gli studenti hanno imparato precedentemente un numero sufficiente di formule per a) ottenere chiarimenti quando non capiscono, e b) ottenere informazioni linguistiche dall’insegnante quando servono. E queste formule (per esempio “Come scusa?”, “… che significa?”, “Come si dice… ?”, ecc.) sono anche scritte e a disposizione nel caso ci sia qualche dimenticanza.
  2. L’insegnante fa capire agli studenti che l’uso della lingua madre è vietato, e che nessuna eccezione sarà tollerata.
    Per quanto riguarda l’affermazione “rimarranno zitti”, questa non è più vera se:
  3. Ogni studente si trova fisicamente di fronte ad un altro studente il quale sarà l’interlocutore. (Quindi tutta la classe si suddivide in coppie, le quali parlano in contemporanea noncuranti di ciò che fanno gli altri e l’insegnante.)
    Troveranno l’esperienza “frustrante”? Affatto, a condizione che:
  4. Nessun argomento è imposto. Gli studenti sono liberi di scegliere argomenti e di cambiarli come vogliono.

    Prima di fare delle riflessioni sul perché di quest’attività, qui di seguito è un modo per realizzarla:

  • mandare gli studenti fuori dall’aula;
  • disporre le sedie due a due (una di fronte all’altra). Se ci sono banchi o sedie con piano da scrivere, mettere sopra un fazzoletto di carta per dare l’impressione di una tovaglia;
  • avviare una cassetta di musica di fondo e possibilmente abbassare un po’ la luce;
  • fare entrare la metà degli studenti dandogli il benvenuto nel tuo locale notturno. Devono sedersi da soli in modo che la sedia davanti di ciascuno rimanga vuota;
  • fare entrare l’altra metà degli studenti con lo stesso benvenuto e dire loro di trovare un posto, chiedere se è libero, sedersi e intraprendere una conversazione.

    Studenti con 15 ore di studio alle spalle normalmente riescono a reggere il gioco per 25-30 minuti. Provare per credere! Ah, un’ultima condizione:

5. L’insegnante non deve stare a sentire le conversazioni: deve girare le spalle alla classe e occuparsi dei suoi libri.

Ora vorrei esaminare quanto questo tipo di attività sia utile. Prendiamo una videocamera nascosta e zumiamo su una coppia di studenti scelta a caso avviata sull’attività sopra descritta.

Ordine del giorno

Di che cosa parleranno? In mancanza di istruzioni in proposito dell’insegnante, devono scegliere loro. Però sono in due. Qualcuno deve prendere l’iniziativa. Però non è un dittatore: se all’altro non interessa l’argomento bisogna trovarne un altro. E poi, anche quando i due sono d’accordo su un argomento ci sarà sempre uno che se ne stanca per primo e vorrà cambiare argomento. Insomma, possiamo parlare di un “ordine del giorno” che stabilisce quali argomenti verranno discussi, in che ordine e per quanto tempo ciascuno. Quest’ordine del giorno, a differenza di quello di un’assemblea, non viene steso precedentemente, ma è esso stesso oggetto di un continuo negoziato. Possiamo osservare quindi che i nostri due studenti stanno esercitando in continuazione strumenti linguistici per portare avanti questo negoziato. Ciò non avviene in un tipo di insegnamento in cui gli argomenti sono predeterminati dall’insegnante.

Eppure se vogliamo che i nostri studenti abbiano al più presto conversazioni spontanee con parlanti nativi della lingua-bersaglio, l’abilità di partecipare alla gestione dell’ordine del giorno è sicuramente un’abilità da sviluppare. E viene sviluppata con l’esercizio.

Negoziazione dei significati

Che altro possiamo osservare presso la nostra coppia di studenti? Ebbene, una voglia di farsi capire certamente c’è. Questo implica innanzitutto una scelta da parte di chi parla riguardo al livello della precisione ritenuta necessaria per essere adeguata a quanto si presume l’altro sappia dell’argomento. Su richiesta di parlare del suo lavoro, per esempio, se il parlante lavora in banca, probabilmente non parlerà dell’orario del lavoro. Se invece è pilota, è più probabile che spiegherà come è organizzato l’orario di lavoro per fare capire meglio i suoi disagi. Al contrario, se l’interlocutore è anche lui un pilota non lo annoierà a spiegare cose che già sa. E, comunque, ogni scelta di livello di precisione è sempre un tentativo provvisorio che va riveduto durante lo scambio stesso non appena l’interlocutore dà segni di essersi perso per carenze di informazioni oppure di annoiarsi per un eccesso di informazioni utili.

Tutto ovvio questo? Non sembrerebbe, a giudicare da quanti libri di testo anche nuovissimi si trovano sul mercato che “guidano” le conversazioni “libere” togliendo allo studente ogni scelta di quest’ordine e lasciandolo solo con scelte morfosintattiche e lessicali per rispettare uno schema di conversazione predeterminato.

Poi, non dobbiamo pensare che ogni concetto espresso dallo studente A viene capito dallo studente B esattamente come lo studente A lo intendeva. Consideriamo un esempio. Mentre A parla del suo lavoro una delle cose che dice è che si alza presto la mattina per arrivare al lavoro in tempo. B presume che dover alzarsi presto la mattina è un aspetto negativo del lavoro, a parere di A. Quindi, magari 5 minuti più tardi nella conversazione, B gli chiede come mai non gli permettono di fare il turno pomeridiano. Ed A, sorpreso dalla “distrazione” di B, gli “ripete” (gli sembra una ripetizione) che un gran vantaggio del suo lavoro è che si alza presto la mattina e non deve affrontare le strade trafficate.

Questo tipo di negoziazione richiede un’abilità non indifferente, proprio perché bisogna costantemente tenere d’occhio la situazione e non perdere segni che indichino che l’altro sta capendo un’altra cosa, per poi reagire immediatamente per porre rimedio al malinteso. Insomma, esso richiede un’abilità di improvvisazione. E se vogliamo imparare dal mondo della musica, si sa che l’abilità di improvvisare non si impara esercitandosi sulle note di spartiti; la s’impara invece improvvisando.

Volendo, possiamo scomporre questa abilità di negoziazione dei significati in una serie di atti singoli, molti dei quali vengono eseguiti tantissime volte. Fra tanti altri troviamo i seguenti:

  • controllare che l’altro ha capito;
  • richiedere informazioni linguistiche dall’altro;
  • manifestare incertezze riguardo alla propria comprensione;
  • chiedere il parere dell’altro sul proprio discorso;
  • richiedere chiarimenti;
  • manifestare comprensione;
  • esprimere accordo, apprezzamenti o riserve rispetto a ciò che l’altro dice;
  • interrompere per eseguire uno di questi atti.

Una parte del mio lavoro consiste nell’intervistare gli studenti desiderosi di studiare l’inglese nella nostra scuola. Il colloquio si svolge in inglese e devo constatare che, anche quando lo studio precedente ammonta a parecchie centinaia di ore, è raro trovare uno studente che abbia il pur ben minimo livello di competenza in quest’abilità. Mi trovo davanti normalmente, invece, ad un soggetto che sa dare una sembianza di partecipazione alla conversazione unicamente se l’altro (io) prende tutte le decisioni unilateralmente. (E cioè, devo chiedere io se non mi capisce, se devo rallentare, se devo chiarire ciò che intendo; devo chiedere in continuazione se ha capito, se è d’accordo, se non è d’accordo, ecc.) Insomma anni di studio producono troppo spesso una specie di pupazzo che dà segni di vita unicamente se gli vengono poste domande, ripetute almeno due volte ed enunciate con una dizione lenta e scandita.

Eppure ogni tanto mi si presenta uno studente che prende parte attivamente alla conversazione e “negozia i significati” in continuazione. Il colloquio in questi casi diventa immediatamente gradevole e interessante. Indago sul metodo d’apprendimento che lo studente ha seguito, e invariabilmente scopro che lo spazio dedicato alla Produzione libera orale è stato notevole fin dall’inizio.

Presa e cessione della parola

Chi partecipa con competenza a conversazioni sa anche negoziare la gestione del diritto alla parola. In sostanza è padrone di cinque abilità:

  • sa come prendere la parola;
  • sa quando è legittimo prendere la parola;
  • sa non perdere troppo presto la parola;
  • sa riconoscere la voglia di prendere la parola da parte dell’interlocutore;
  • sa cedere la parola all’altro.

Il tipo di Produzione libera orale sopra descritta mette gli studenti davanti all’obbligo continuo di cimentarsi con queste abilità. Se, invece, pensiamo ad un altro tipo di insegnamento linguistico, tuttora largamente diffuso, l’unica occasione di “espressione orale libera” ha luogo nella “lezione di conversazione” in cui la norma è una specie di dibattito presieduto dall’insegnante. In questo caso l’unica persona che ha l’occasione di esercitare le abilità sopraelencate è l’insegnante!

Circonlocuzioni

Un altro aspetto sempre presente nell’interazione sotto osservazione è la necessità di compensare lacune linguistiche. Ai nostri studenti mancano ovviamente tantissime parole. E quindi li vediamo adoperare spesso una strategia di circonlocuzione. Qualche esempio da studenti d’inglese:

  • It has a basket who probably serves for buying things in the market [cioè “a shopping basket”]
  • a mixing of beige and brown [cioè “light brown”]
  • some brushes… that… probably they are using them for… for… for… keeping their clothes… without dust [cioè “clothes brushes”].

Queste Produzioni libere orali danno agli studenti l’occasione importantissima per esercitare la capacità di adoperare circonlocuzioni e di raffinare l’abilità nell’uso.

Personalità

Il comportamento verbale è innanzitutto, come dice Renzo Titone, l’espressione fondamentale della personalità individuale e sociale di ogni essere umano.

Con personalità non intendiamo qualcosa che appartiene ad una persona in isolamento: intendiamo, invece, un modo di comportarsi risultante dall’interazione fra l’io e il mondo. In un certo senso il principiante deve ricrearsi una personalità da zero, deve reimparare a vivere in sintonia con un proprio linguaggio estremamente limitato. Questa nuova personalità crescerà solo se c’è un “mondo” con il quale interagire. Non dare allo studente frequenti possibilità di vivere pienamente l’interazione con gli altri (come appunto succede nella Produzione libera orale) equivarrebbe a disconoscere l’essenziale unità della persona.

Finora le cose che abbiamo osservato con la telecamera immaginaria nella coppia di studenti durante una Produzione libera orale appartengono tutte ai livelli che chiamerei, dopo Titone, strategici e tattici. Quando, invece, consideriamo lo studente globalmente, percepiamo un livello superiore, un agente che dirige, che unisce, che dà un senso a tutto il resto: l’io dell’individuo. Un io non statico, ma in movimento, che evolve. Ed è nell’interazione dinamica fra questo io ed il mondo circostante (in questo caso i compagni di classe parlanti la lingua straniera) che, con la mediazione di un’interlingua ancora limitata, la rinata personalità dello studente si sviluppa.

Quali sono gli aspetti ed i processi di questo io? Titone (op. cit.) ne elenca alcuni:

  1. L’esperienza esistenziale del parlante/interlocutore;
  2. la sua percezione del mondo: la sua filosofia di vita;
  3. gli atteggiamenti, personali, socioculturali, linguistici;
  4. i componenti affettivi;
  5. le sorgenti consce ed inconsce dei messaggi verbali;
  6. decisioni, voglie, intenzioni comunicative;
  7. consapevolezza linguistica di sé.

Ed è quando noi riconosciamo che tutti questi aspetti della persona sono in gioco e che sono inscindibili l’uno dall’altro che arriviamo a percepire l’attività didattica Produzione libera orale a pieno titolo. E cioè, non più come un’attività occasionale, avendo magari lo scopo di poter verificare a che punto stanno gli studenti, ma invece come uno strumento fondamentale e centrale dello sviluppo linguistico dello studente.

In quanto tale, e per tutti i motivi sovraesposti, spero di aver dimostrato che la Produzione libera orale va svolta molto frequentemente in un corso di lingua, e va svolta fin dall’inizio dei corsi per principianti.