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Ascolto autentico

Insegnare secondo un approccio comunicativo è per l’insegnante al tempo stesso più difficile e più facile del seguire altri approcci. Più difficile perché è necessaria una preparazione meno semplicistica sia per quanto riguarda la lingua in sé sia per quanto riguarda la metodologia dell’insegnamento. La maggiore facilità, invece, risiede nel fatto che lo studente si assume più responsabilità rispetto al proprio apprendimento liberando in parte l’insegnante da compiti monotoni e di routine. Ciò avviene, però, solo se l’insegnante spiega allo studente molto chiaramente quali debbano essere gli obiettivi dello studio in generale e di ogni attività didattica in particolare.

Per illustrare questo principio prendiamo ad esempio l’attività di Ascolto autentico. Entrare in classe con il registratore, inserire una cassetta contenente la registrazione di una conversazione autentica, e accenderlo senza dire altro che “ascoltate”, non avrà altro effetto che aumentare il senso di frustrazione in cui già vive lo studente. Il risultato è scontato: dopo pochi giri del registratore gli studenti cominceranno a muoversi sulla sedia, cominceranno a dire “non capisco”, a pensare che hanno sbagliato livello, che gli altri studenti sono più avanti, che tutto sommato sarebbe stato meglio non intraprendere lo studio di quella maledetta lingua.

Se poi l’insegnante insiste, nel giro di poche lezioni l’aula si svuoterà: gli studenti non vorranno più frequentare.

Quanto appena esposto spiega il ritardo degli insegnanti a rinnovare la metodologia nel proprio insegnamento. La paura di perdere l’interesse degli studenti spinge molti di loro a non rinnovarsi, a non usare in classe, per esempio, materiale autentico di ascolto.

La chiave del successo è, però, molto semplice: bisogna assicurarsi che gli studenti capiscano il perché dell’attività e che cosa ci si aspetta che loro facciano. Quando gli studenti saranno convinti dell’utilità dell’attività e quando avranno capito che ciò a cui devono mirare non richiede un grande sforzo, l’attività funzionerà molto bene, gli studenti saranno più che soddisfatti, e inoltre saranno contenti di ripetere l’esperienza. Insomma, sarà il risultato della prima esperienza che determinerà se l’insegnante potrà o meno, da quel momento in poi, proporre regolarmente nel corso l’attività di Ascolto autentico. Questa prima volta va preparata molto accuratamente. Il primo principio è non avere fretta: ciò che ostacola molti insegnanti è il pensare che tutto sommato l’Ascolto autentico abbia un’importanza secondaria nell’apprendimento e che passarci troppo tempo significherebbe non dedicarsi sufficientemente alla cosa principale: il parlare in modo controllato.

Non c’è niente di più falso, a mio parere. Purtroppo abbiamo alle spalle decine di anni in cui si sosteneva una tale tesi e della quale subiamo tuttora l’influenza. Tuttavia non bisogna dimenticare che tali affermazioni erano rivolte, giustamente, contro un insegnamento ossessivamente centrato sulla lingua scritta. Da allora abbiamo fatto molta strada e non bisogna fermarci a tesi che sono servite ad andare oltre arretratezze ormai superate.

Tutti gli insegnanti nel nostro istituto, nonché tanti altri che ci raccontano le loro esperienze, hanno potuto confrontare un approccio che privilegiava il parlare in modo controllato (presentazioni ed esercitazioni per intenderci) e che relegava ogni altro tipo di attività al secondo posto (per rompere la monotonia, per riempire tempo rimasto alla fine della lezione, come “premio” agli studenti per aver lavorato bene, ecc.) con un approccio che privilegia le attività che favoriscono l’acquisizione linguistica (inconscia) e lo sviluppo della sicurezza psicologica. Il confronto dei risultati che gli insegnanti hanno potuto fare è da ritenersi validissimo in quanto si tratta di insegnanti che erano stati addestrati secondo i canoni di un approccio e l’avevano applicato per tanti anni, e che erano stati poi riaddestrati secondo i canoni del nuovo approccio e sono ormai tanti anni che l’applicano.

Quindi il primo principio da rispettare la prima volta che si fa l’Ascolto autentico deve essere la assoluta convinzione, da parte dell’insegnante, dell’importanza fondamentale di questa attività e di conseguenza la sua ferma disposizione a dedicare molto tempo a persuadere gli studenti ad esserne altrettanto convinti. Alla chiarificazione degli obiettivi e dei loro motivi si possono dedicare con profitto ben 30 minuti la prima volta che si propone l’Ascolto autentico alla classe e ancora 10 minuti per ognuna delle seguenti 5 o 6 volte.

Quali devono essere i contenuti di questa chiarificazione? Innanzitutto, prima di avviare il registratore bisogna tranquillizzare gli studenti che se capiranno più di una parola avranno già raggiunto il traguardo. E su questo punto bisogna insistere moltissimo. Data la loro esperienza precedente non ci si può aspettare che possano riuscire facilmente a crederci. Si diranno che hanno capito male e anche dopo che l’insegnante l’avrà detto 3 volte continueranno a pensare che ci sia sotto qualche inganno. È importantissimo che l’insegnante in seguito mantenga la parola: non deve effettuare alcuna verifica sugli studenti né chiedendo ad uno studente di esporre pubblicamente la sua ignoranza davanti alla classe, né in privato (il piccolo gruppo è un’altra cosa: ha una dinamica fondamentalmente diversa dalla classe).

Inoltre gli studenti devono sapere che se, per esempio, la prima volta hanno capito 3 parole, al secondo ascolto devono essere soddisfatti di averne capite 4. Per dare fiducia allo studente bisogna fargli capire che si è ben consci della natura della sua esperienza: lo studente non si trova davanti ad una conversazione significativa, logica, interessante, divertente o altro. Lo studente si trova davanti ad un continuo fluire di suoni legati l’uno all’altro con attimi di silenzio qua e là; con toni che salgono e scendono, e con variazioni di intensità. Riconoscere una parola vuol dire selezionare un insieme di questi suoni e staccarlo dallo sfondo: un trionfo di non poco conto. È importante che lo studente sappia che l’insegnante si rende conto della grandezza del compito. Non c’è niente di più scoraggiante dell’insegnante che informa lo studente che ci sono altre parole che avrebbe dovuto riconoscere.

Una volta avviato un tipo di lavoro basato sulla ricerca di una serie di parole sempre più lunga ad ogni successivo ascolto della stessa registrazione è importante liberarlo da un altro preconcetto, generalmente istillato da esperienze precedenti, che consiste nel credere che a scuola bisogna cercare di avere le risposte “giuste” e che quindi, in presenza dell’insicurezza, è meglio tacere. Questa strategia è, invece, lesiva, in quanto conduce all’esclusione dalla ricerca di una parte importante delle capacità cognitive, frenando così il progresso dello studente. È necessario, invece, agire in modo che tutte le capacità cognitive dello studente si organizzino con determinazione per aggredire il problema. Bisogna, quindi, dire, e ri-dire alla classe che devono ipotizzare, supporre, dedurre, indovinare, e soprattutto INVENTARE IN PIENA LIBERTÀ. Bisogna avere un atteggiamento costante che applaude supposizioni fantasiose: l’ossessione di trovare risposte “giuste” non deve prevalere. Quanto più gli studenti si renderanno conto che sia all’inizio che alla fine di un Ascolto autentico l’insegnante si rifiuta di rispondere a richieste di informazioni “giuste”, tanto più sfrutteranno quella parte ricchissima della loro mente che va oltre l’ovvio.

Un altro aspetto da considerare nelle attività di Ascolto autentico è lo stato psicologico dello studente durante gli ascolti successivi della stessa registrazione. Possiamo paragonare l’esperienza in cui lo studente si trova all’inizio come quella di una persona in una nebbia fittissima. Alla fine del primo ascolto è riuscito ad individuare vagamente alcune cose. Alla fine del secondo ascolto già riesce a “vedere” un po’ meglio. Il primo ascolto è il più difficile perché bisogna creare qualche vaga immagine da zero. Al secondo ascolto, invece, si tratta solo di cercare di rendere l’immagine meno povera, di aggiungere dei particolari. Con ogni successivo ascolto, però, I'”ansia” dello studente diminuisce e con l’ansia diminuisce la sfida, l’interesse, la voglia di ascoltare. Questo perché è molto più bello creare nella mente un’immagine ex novo che aggiungere dei dettagli.

Eppure è importante per il progresso dello studente “spremere” il più possibile da questo testo, prima di passare ad un’altra attività. Ogni successo nel far staccare una parola dalla massa di suoni che scorrono davanti, rafforza la capacità dello studente a farlo in altre vicende. Come si fa, allora, ad invogliare lo studente poco motivato a riascoltare ancora tante volte dopo i primi due ascolti?

Anche qui la chiave del successo è molto semplice: lui deve venire a conoscenza di che cosa ha capito un altro studente. Fin quando lo studente lavora da solo è portato a considerare la propria comprensione in termini puramente quantitativi. Cerca, cioè, durante gli ascolti successivi della stessa registrazione, di aggiungere semplicemente qualcosa a ciò che ha capito. Nel momento in cui, però, lo studente confronta ciò che pensa di aver capito con quello che un altro studente pensa di aver capito (qualsiasi altro studente: non ci sono due persone che capiscono esattamente le stesse cose nello stesso modo), si apre per lui un’altra possibile strada di interpretazione della vicenda che sta tentando di capire. Dico “possibile” perché la sua interpretazione originaria non viene “rimpiazzata” da quella dell’altro studente (come invece avverrebbe se fosse l’insegnante a fornire la propria, e per definizione corretta, interpretazione). Questo confronto, però, indebolisce le certezze dello studente: nasce qualche dubbio. Questa situazione fa sì che al successivo ascolto lo studente cerchi di ricavare delle certezze confrontando con la vicenda le due interpretazioni in ballottaggio e non dando per scontato ciò che pensa di aver capito. Dopo aver riascoltato la registrazione lo studente può giungere a tre diverse conclusioni: 1) abbandonare completamente l’interpretazione originaria; 2) scartare completamente l’interpretazione dell’altro studente; o 3) (e ciò avviene nella maggioranza dei casi) giungere ad una nuova interpretazione che contenga elementi delle due interpretazioni concorrenti.

Conclusione: bisogna far lavorare gli studenti in coppie o in piccoli gruppi, cambiando di tanto in tanto i componenti di ogni gruppo in modo da ricreare la situazione di “interpretazioni divergenti” la quale spinge lo studente a voler riascoltare.

L’applicazione giudiziosa dei due princìpi esposti in questo articolo, la chiarificazione degli obiettivi e la socializzazione, motiva gli studenti ad ascoltare la stessa registrazione circa sette volte, e sempre con il massimo impegno e la massima concentrazione. E di più non possiamo chiedere!