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Ascolto analitico funzionale

Il brano da me scelto per questa attività è il dialogo che costituisce l’attività n° 1 della XVI lezione di Comunicare subito. *

Il giorno prima gli studenti avevano ascoltato il suddetto dialogo e, con l’aiuto del foglio lavoro e della socializzazione, erano arrivati ad un livello di comprensione che definirei buono.

Oggi ripropongo lo stesso brano agli studenti, ma spiego loro che l’obiettivo di oggi è diverso: bisogna concentrarsi per riuscire a trascrivere quelle espressioni che sono usate dai due interlocutori per “proporre”.

Per essere sicuro che abbiano capito il loro compito faccio una dimostrazione: metto in funzione il registratore, ascolto le prime battute e trascrivo alla lavagna la prima espressione usata da Giorgio, uno dei due interlocutori, per proporre qualcosa (“Senti, Stefano, ti ho telefonato perché volevo chiederti se volevamo fare qualcosa insieme”). Tale esempio non presenta alcuna difficoltà perché l’espressione trascritta è la prima battuta della Ricostruzione di conversazione della stessa lezione e precisamente dell’attività n° 2, fatta il giorno prima (… è un vecchio trucco!).

A questo punto gli studenti hanno capito esattamente cosa devono fare, metto il tavolino con sopra il registratore al centro della classe e dispongo gli studenti attorno ad esso. Raccomando a tutti di non preoccuparsi se non riescono a trascrivere subito tutta l’espressione che riescono a cogliere perché ascolteremo molte volte il dialogo. Mi assicuro che tutti siano pronti e metto in funzione il registratore. Faccio ascoltare il dialogo 3 volte (dura circa 3 minuti), poi divido la classe in 3 gruppi composti ciascuno da 3 studenti e dico loro di mettere in comune tutto quello che sono riusciti a trascrivere. A questo punto comincia la discussione all’interno dei singoli gruppi e si svolge su due piani: il primo che riguarda la completezza e la correttezza delle espressioni trovate, il secondo l’esattezza della funzione della espressione, se cioè è davvero una proposta. Dopo 5 minuti un gruppo mi chiede di ascoltare nuovamente il brano, accolgo la richiesta, interrompo il lavoro di tutti e faccio ascoltare di nuovo. Appena il dialogo è finito, li invito a continuare la discussione. Cinque minuti dopo interrompo il lavoro dei tre gruppi, faccio alzare tutti e formo tre nuovi gruppi, ognuno dei quali con un rappresentante dei vecchi gruppi.

Confrontando i diversi risultati la discussione si vivacizza ancora di più e vengo spesso chiamato perché all’interno di un gruppo non si riesce ad arrivare ad un risultato accettato da tutti i componenti del gruppo.

Quando un gruppo mi chiama io vado, mi siedo con loro e lavoro esclusivamente con questo gruppo, mentre gli altri continuano da soli.

Ho sperimentato che è molto meglio lavorare con il singolo gruppo che ha sollevato il problema, interamente concentrato su quella specifica difficoltà, piuttosto che fermare il lavoro di tutta la classe e invitarli alla riflessione su una questione che rappresenta un problema solo per alcuni studenti.

Riporto qui di seguito alcuni dei quesiti che mi sono stati posti. (La lingua usata dagli studenti è stata da me corretta per comodità di lettura.)

1° studente: Lui [riferendosi ad un altro studente] ha scritto “andare anche più tardi” e secondo me è sbagliato. Bisogna dire “andiamo anche più tardi”.
2° studente: Ma io sono sicuro. Giorgio ha detto “andare” e non “andiamo”.
Insegnante: Ma grammaticalmente la frase “andare anche più tardi” può stare da sola?
2° studente: No.
Insegnante: Allora non è completa.
3° studente: Forse dice “dobbiamo andare anche più tardi”.
Insegnante: Ma Giorgio vuole esprimere una necessità, un obbligo?
3° studente: No, … Allora, forse “possiamo andare anche più tardi”.
2° studente: Sì, giusto: “possiamo andare anche più tardi”.
1° studente: È possibile “potremmo andare anche più tardi”?
Insegnante: Certo. Con il condizionale la proposta è più gentile, anzi Giorgio formula questa possibilità in modo ancor più “lontano”, eventuale, cioè questa possibilità è valida non solo per loro due, Giorgio e Stefano, ma per chiunque per ogni persona, per tutti.
1° studente: Allora “si può andare anche più tardi”.
Insegnante: Più gentile.
2° studente: “Si potrebbe andare anche più tardi”.
Insegnante: Va bene.
1° studente: Secondo me la frase “si trovano andando lì mezz’ora prima” non è una proposta, ma un’informazione.
2° studente: Ma sì, è una proposta, perché così Stefano propone a Giorgio di andare lì mezz’ora prima per prendere i biglietti.
Insegnante: Qualcuno di voi ricorda cosa dice Giorgio dopo?
3° studente: Sì, Giorgio dice: “Non lo so”.
Insegnante: E che cos’è “Non lo so”?
3° studente: Una risposta negativa.
1° studente: Allora “Si trovano andando lì mezz’ora prima” è una domanda.
Insegnante: Bene. Allora discutiamo: la domanda “si trovano andando lì mezz’ora prima?” è una proposta?
2° studente: No.
Insegnante: Va bene.
1° studente: Siamo bloccati su questa frase: “Senti, potremo andare con la tua macchina, perché la mia non funziona?”.
[L’espressione usata nel dialogo è “Senti, potremmo andare con la tua macchina, anziché con la mia?”, Ndr.]
Insegnante: Dov’è il problema?
2° studente: Non funziona quel “perché”.
Insegnante: Allora togliamolo e riflettiamo su come sostituirlo. Che cosa vuole dire Stefano?
3° studente: Stefano vuole proporre a Giorgio di andare con la sua macchina, perché la sua non funziona.
1° studente: Allora possiamo usare “invece”.
Insegnante: Che ne pensate?
2° studente: È giusto.
3` studente: Ma non è possibile dire: “…, invece con la mia?”.
1° studente: Ma Stefano non ha detto così!
3° studente: Però funziona!
Insegnante: Allora il problema è trovare un’espressione con il significato di “invece”. Qualcuno di voi la conosce? … No? Allora ve la dico io. L’espressione è “anziché”.
1° studente: Allora “Senti, potremo andare con la tua macchina, anziché con la mia?”.
Insegnante: Una domanda per tutti e tre: che forma è “potremo?”
2° studente: Condizionale del verbo potere.
3° studente: No, “potremo” è futuro.
2° studente: Ah sì, “potremmo”, con due emme.
1° studente: Allora “Senti, potremmo andare con la tua macchina, anziché con la mia?”.
Insegnante: Va bene.
Sono passati ormai 40 minuti dall’inizio dell’attività e pertanto dico agli studenti che il tempo a loro disposizione è finito. E dico questo consapevole che ci sono ancora problemi che i diversi gruppi non hanno risolto, ma quello che a me interessa non è il risultato, il prodotto, la frase completa e corretta, bensì il processo, il fatto che siano stati lì insieme, concentrati a discutere, a ragionare sulla lingua. Gli studenti, ormai abituati a questa metodologia e consci che un altro piccolo progresso lungo la strada della competenza linguistica è stato compiuto, sono pronti per una nuova attività.

* Luzi Catizone, R., Piva, G., Humphris, C. 1981 Comunicare subito, Roma, Edizioni DI.L.IT.